Scontro tra titani? Eja, credici!

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I nani del circo Zanfretta (quelli della mia generazione se lo ricordano) si scazzottano e il pubblico–lo scarso pubblico–ride o si indigna.

Il pubblico è costituito dai pochi sardi interessati alla lingua.

Pochissimi.

Chi si indigna lo fa perché i nani “dividono il movimento linguistico”.

Quale “movimento linguistico”?

Poche decine di persone: quasi tutti sportellisti che di sardo ci campano.

E ci campano male.

Sopravvivono con le briciole che la giunta dei sardignoli lascia cadere dalla tavola imbandita per le università italiane di Sardegna.

Il “movimento linguistico”.

–Me lo sono inventato io!–ha raccontato una volta, ridendo, sa merdonedda.

Non c’era nulla.

Non c’è mai stato nulla e ancora non c’è nulla.

E lo zero, anche se lo dividi, rimane sempre zero.

C’è poco da indignarsi.

Sono passati sette anni tra il momento che mi è venuta l’idea di studiare il rapporto tra lingua e identità e la pubblicazione del mio studio Le identità linguistiche dei sardi. Dopo sette anni di lavoro e di riflessioni ho tratto le seguenti e prudenti conclusioni: “Definire in modo obiettivo cosa sia l’identità è quasi certamente impossibile. L’identità è infatti un concetto altamente soggettivo, che non si presta a un’analisi scientifica, proprio perché ciascuno di noi, per fortuna, definisce la propria identità come meglio crede.
Ciononostante, l’identità viene spesso definita in base all’appartenenza a una certa comunità linguistica o, più impropriamente, in base al fatto di parlare una certa lingua.
Ora, se da un lato è perfettamente lecito per chiunque definire la propria identità in base a qualunque cosa gli vada bene (lingua, religione, squadra di calcio, preferenze sessuali, ecc.), rimane il fatto che parlare una certa lingua non è la stessa cosa che credere in una certa divinità o preferire una certa musica. L’identità linguistica, cioè, presenta dei margini di definizione meno arbitrari rispetto all’identità generale di una persona.
Le lingue, infatti, differiscono l’una dall’altra in base a criteri che non soltanto sono qualitativamente oggettivi ma, da alcuni anni, addirittura quantificabili”.

Circa tre settimane fa trovo su Facebook un articolo (non più reperibile: a sa fine calincunu bi dd’at fatu cumprender?) di Omar Onnis sulla situazione linguistica in Sardegna e leggo questo: ““È una questione fondamentale, non per questioni identitarie o addirittura di rivendicazione politica, come – a mio avviso ingenuamente – sostiene qualcuno (per esempio Roberto Bolognesi, il cui contributo è comunque prezioso). Che siamo sardi non ce lo deve spiegare nessuno e nessuno può negare la nostra identificazione e la nostra appartenenza, se è davvero nostra. E l’identificazione non può essere risolta in un unico fattore, in termini riduttivamente essenzialisti, come mera adesione volontaria e astratta a una comunità linguistica. Non funzionano in modo così meccanico, rigido e unidirezionale i processi di identificazione.”

Io commento nel modo seguente: “Custu o non at leghidu su libbru cosa mia o non b’at cumpresu nudda!”

Reazione di Onnis (cito a memoria): “Deo non seo “custu”, seo Omar Onnis e tue ses maleducadu!”

“Quando non hai argomenti, dai del maleducato al tuo opponente!”

La discussione è continuata in questi termini, con il contaballe che arrogantemente negava di aver sparato cazzate.

Pretendeva di sapere meglio di me quello che penso e che scrivo.

Io ho chiuso la discussione con: “O cumprendes agiu pro chibudda o non ses onestu.”

Lui replica, ma io non leggo la sua replica.

Torno dopo due settimane dalla Sardegna e il contaballe non ha ancora rettificato.

Nel mentre, in Sardegna, ho sentito un’amica attribuirmi le cazzate che si è inventato Onnis.

Particolare non insignificante.

Replico allora, e solo allora, sul mio blog: https://bolognesu.wordpress.com/2016/03/08/omar-onnis-e-la-lingua-ovvero-quando-la-buona-volonta-e-offuscata-dalla-presunzione/

E io sarei quello che divide il “movimento linguistico”, ammesso che il nulla si possa dividere.

La gente sono strani.

Anche certi miei amici.

Questo ennesimo aneddoto, in sé triviale, dimostra ancora una volta di cosa soffre la Sardegna.

Gira e rigira è la mancanza di una classe intellettuale nazionale costituita da professionisti che hanno i mezzi economici per dotarsi degli strumenti culturali e metodologici necessari ad affrontare la realtà.

La Sardegna deve accontentarsi di “studiosi” che si autoproclamano esperti di tutto.

Insomma: “Saranno famosi!”

Ma forse “La Corrida” rende meglio l’idea.

2 Comments to “Scontro tra titani? Eja, credici!”

  1. E tue ses radicale o collaboratzionista?

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