Il sardo sparirà, ma i sardi pure

Cagliari_-_Statua_Carlo_Felice

I sardi si stanno liberando dalle ultime briciole di identità: la loro lingua è avviata all’estinzione entro una generazione.

E si stanno anche liberando dai sardi stessi: “La Sardegna, escludendo il Molise, presenta il più basso tasso di natalità d’Italia, pari solo a quello della Basilicata e poco inferiore a quello di Friuli-Venezia GiuliaPiemonte. Questo rileva in gran parte del tasso di fecondità, che con 1,07 figli per donna è il più basso d’Italia.”(https://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_della_Sardegna)

Fra una generazione i sardi saranno ridotti alla metà, ma probabilmente ad ancora meno, visto che i giovani–e soprattutto quelli con più opportunità–emigrano.

E i figli li fanno i giovani.

C’è un rapporto tra i due fenomeni?

Il rapporto non può essere diretto e meno che mai meccanico, ma basta fermarsi un’attimo a riflettere sul perché i sardi hanno smesso di trasmettere la loro lingua ai propri figli.

Chi rinuncia alla propria lingua con i figli non si ama, non si rispetta.

Considera la componente forse fondamentale della sua identità una cosa indegna da trasmettere ai propri figli.

Come succede ai poveri di spirito–di essi è il Regno dei Cieli–i sardi ricavano la loro identità dal mare: forse l’unica cosa sarda di cui non si vergognano.

Ma è meglio dire “vergognavano”.

Per i giovani molte cose sono cambiate, è vero, ma intanto la frittata è fatta.

Non hanno appreso il sardo a casa e non lo insegneranno ai propri figli.

La loro identità linguistica è determinata dal loro italiano scarciofato: italiano di scarto.

Infatti la scuola scarta un quarto di questi giovani sardi scarciofati.

Quelli che non potranno neppure emigrare.

Come siamo arrivati a questa situazione l’ho scritto tante volte: grazie alla nosttra classe dirigente incapace di vedere la realtà sarda e si limita a importare soluzioni politiche, economiche e sociali provenienti–oltretutto–da uno dei paesi peggio governati al mondo.

Questa classe dirigente incapace di pensare in sardo–e di pensare sardo–e che se ne vanta pure.

Gli altri–la maggioranza vera dei sardi–sono piombati nell’apatia politica, oppure appartengono all’una o all’altra setta indipendentista, sterilmente e rissosamente indipendentista.

La classe dirigente–si e no il 20% degli elettori–manda i propri figli a studiare a Cambridge o in California e c’è solo da sperare che non tornino più.

I figli degli altri emigrano o sono troppo poveri per potersi permettere dei figli.

E questo malgrado nelle scuole sarde si studino italiano e inglese.

“Altro che sardo, bisogna studiare l’inglese!”

O calloni!

Questo succede già e guarda i risultati.

La Sardegna è governata da una minoranza di rinnegati–non solo politici–che riesce ancora a sistemare i propri figli, mentre se ne fotte dei figli degli altri.

Rinnegati che hanno rinunciato alla loro lingua, per dimostrare la propria fedeltà al loro padrone metropolitano, quelli da cui discendono i loro privilegi.

Il rapporto tra estinzione dei sardi e del sardo è indiretto.

Indiretto, ma reale.

3 Comments to “Il sardo sparirà, ma i sardi pure”

  1. Seusu custretus asin’andai poitta traballus in sardinia non cin dadi,e candu non tenisi traballu cumenti faisi a ti formai una famiglia seusu custrettus a emigrai e forsisi senza n’di podi torrai prussu deu seu 28annus ca seu in america is fillus mius funti naxiudu innoi ,emmoi itta facciu ,non fueddu mancu su italianu figuradi su sadru.Pensu propiu ca cun su tempus sparireusu si morinti i becciusu i asibiri mellusu.resteremo nella storia quello che fu il popolo sardo.

  2. Happens here in Indonesia as well. We have 700+ languages (including dialects), but only about 30 taught at schools. Languages gone, values diminished. I hope things get better there in Sardinia.

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