Emigrare è un trauma

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Aveva ragione Giulieddu: non era al mio livello, l’articolo che ho eliminato.

La rabbia è una cattiva musa.

Pessima.

A farmi sclerare è stato questo passaggio della nota dell’assessore Claudia Firino, su sa die de sa Sardinnia 2016: “Sardi nel mondo, che portano con sé la propria identità e la intrecciano a culture e tradizioni altre, in terre dove posano la loro valigia e spesso mettono radici. E nuovi cittadini dell’isola, popolazioni che in Sardegna hanno trovato rifugio facendone la propria casa d’adozione.
Vorrei che la ricorrenza sia quest’anno un’opportunità perché vecchie e nuove generazioni possano identificarsi e riconoscersi nel proprio passato per superare le nuove sfide che l’Isola deve affrontare in Europa, nella sua dimensione di terra ospitale e solidale con i popoli che si affacciano nel Mediterraneo”.

E poi il commento genuflesso di Francisco Sedda: “Mi piace. È un tema umanamente alto coniugato con una riflessione – potenzialmente dirompente – su ciò che la Sardegna e i sardi sono stati, sono e vogliono essere.” (http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=11594)

Le parole di Claudia Firinu sembrano ispirate dall’idea perversa che Madre Teresa di Calcutta aveva della sofferenza: la sofferenza che nobilita, che innalza.

“Arbeit macht frei”, insomma.

Eppure l’assessore dovrebbe sapere meglio.

Emigrare è come divorziare.

E divorziare è una delle cause di sofferenza più grandi.

È come tagliarsi un braccio.

Abbandoni ciò che ami, oppure ti devi convincere di odiare ciò che hai amato.

In entrambi casi, una lacerazione che richiede anni per essere sanata, sempre che poi uno ci riesca.

Chi non ne sa nulla, dovrebbe tacere o lasciar parlare chi ci è passato.

“Posano le valige e spesso mettono radici”.

Le parole melense e fasulle di Firino richiedono una critica severa, non gli sdilinquimenti di Sedda.

Eppure Claudia Firino dovrebbe essere vaccinata contro questi sentimentalismi.

“Spesso mettono radici”.

Ovviamente non ne sa nulla, ma cerca ugualmente di manipolare.

Cosa vuol dire “mettere radici”?

E cosa vuol dire “spesso”?

Di cosa sta parlando?

Claudia Firino si è laureata come politica cinica.

Ai complimenti genuflessi di Sedda, unisco i miei.

La manipolazione di Firino continua con il parallelo tra l’emigrazione dei sardi e l’immigrazione in Sardegna.

Peccato che non ci sia proporzione tra i due fenomeni.

Gli immigrati in Sardegna sono il 2,6%, contro un emigrazione che, a partire dagli anni Cinquanta, ha tolto alla Sardegna quasi la metà dei suoi abitanti.

E il dissanguamento ancora continua, mentre il tasso di natalità è il più basso d’Europa.

Tema umanamente alto?

Firino non dice nulla dell’emigrazione ininterrotta dei giovani sardi e delle sue cause.

Non dice nulla neppure sulle conseguenze–per la Sardegna e per chi emigra–di questa partenze.

Come Madre Teresa, gli propone il paradiso che lei si è immaginato per loro: “Posano le valige e spesso mettono radici”.

Gli fanno eco le parole altrettanto vuote di Franciscu Sedda: “Prendiamo il vento della storia. Facciamoci forti della nostra capacità di accogliere, pur in mezzo a mille difficoltà, chi soffre più di noi offrendogli la possibilità di diventare sardo. Facciamoci forti della capacità di dar valore ai nostri disterrados, sparsi per il mondo, magari perfettamente integrati ma che non smettono di sognare la loro patria lontana, di contribuire alla sua storia, di lavorare per ritornare.

O lillu, invece di spararle grosse, vedi di proporre soluzioni per fermare quest’emorragia di giovani.

Is strangius da accogliere sono molti di meno dei sardi che se ne vanno.

E non preoccuparti per noi disterrados, noi almeno siamo al di là della portata delle vostre grinfie di politici cinici e parolai.

E abbiamo imparato a cavarcela.

Almeno quelli che l’hanno imparato.

Di quelli che sono annegati, meglio non parlare, vero?

 

 

 

 

2 Comments to “Emigrare è un trauma”

  1. Questo però è all’altezza,eccome!

    Date: Thu, 31 Mar 2016 11:13:06 +0000
    To: bibiana-salis54@hotmail.it

  2. sa dì de sa Sardinnia o sa dì de s’aciapa, è un fatto storico una delle poche volte che i sardi non sono stati servi…che cavolo c’entra il resto..per me si vergognano di aver osato rispedire in Piemonte i savoia perché i politici sardi sono servi, orgogliosi di esserlo.

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