L’ultimo che lascia la Sardegna spenga la luce

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Credo di averlo letto in Collapse, uno dei libri importanti di Jared Diamond.

Ma l´ho letto una decina di anni fa e non ricordo esattamente.

Diamond–o chi per lui–raccontava di questo viaggio in una valle del Nord Ovest degli Stati Uniti e dei suoi colloqui con gli abitanti.

In cima alla valle c´era una diga e gli abitanti del fondo valle erano preoccupatissimi della possibilità di un incidente.

Diamond–o chi per lui–, continuando a risalire la valle, si rese conto che mano a mano che ci si avvicinava alla diga, le preoccupazioni degli abitanti diminuivano, fino a sparire–apparentemente–in quelle persone che vivevano a ridosso della diga stessa.

La spiegazione di Diamond–o chi per lui–era che, quando le preoccupazioni diventavano insopportabilmente grandi, la gente semplicemente le rimuoveva.

Così mi sembra che vadano le cose per la dispersione scolastica in Sardegna.

Chiunque voglia saperlo sa benissimo che la dispersione scolastica è una bomba sociale che prima o poi esploderà.

Un quarto dei ragazzi sardi lascia la scuola senza aver conseguito un diploma.

La media è doppia rispetto a quella europea e questo va avanti da decenni.

Non è strano, allora, che la disoccupazione giovanile si sia attestata intorno al 50%.

E questo malgrado l’emigrazione ininterrotta dei giovani che possono permetterselo.

Di cosa vive quel 50% di giovani disoccupati?

Ovviamente degli stipendi e/o delle pensioni dei genitori.

Quando finiranno quelli, di cosa vivranno?

La bomba è lì, che manda il suo ticchettio, ma nessuno ne parla.

Come nessuno parla più di tanto di dispersione scolastica: l’espolsivo dentro la bomba.

I miei lettori avranno notato che scrivo sempre meno nel blog.

Per essere letti, bisogna insultare qualche personaggio famoso o scrivere della Sardegna nuragica.

Se scrivo di dispersione scolastica, le visite crollano.

I sardi vogliono pensare ai nuraghi e al loro glorioso passato, non al presente e al futuro minaccioso che incombono.

Evidentemente, affrontare la realtà è diventato insopportabile.

Meglio rifugiarsi in un passato idealizzato.

I sardi si estingueranno.

I giovani che possono vanno a farli altrove, i figli.

Quelli che rimangono–quelli senza un titolo di studio–figli non possono permettersene.

Non manca molto al giorno che non potranno permettersi neppure se stessi.

Neanche in Sardegna le mamme pensionate vivono in eterno.

 

3 Comments to “L’ultimo che lascia la Sardegna spenga la luce”

  1. Caro Bolognesi, tutto, terribilmente, vero. E tragico. E irreversibile? Spero di no.

  2. …parole vere e allo stesso tempo drammatiche per una Sardegna che non ha mai fronteggiato i problemi che portano a tutto questo in primis l’istruzione, che dovrebbe forgiare la classe imprenditoriale e politica del futuro.

  3. Caro Bolognesu,
    Sono perfettamente d’accordo con te quando parli dell’oblio e del non pensare a quale sarà il futuro della Sardegna con l’altissima disoccupazione, la forte emigrazione e, ahimè, le mamme pensionate che non vivranno in eterno, purtroppo.
    Tuttavia, non sono convinta che l’abbandono scolastico, seppur decisamente preoccupante, sia così determinante nel conteggio della percentuale dei disoccupati. Inoltre mi sembra che buona parte di questi disoccupati siano proprio diplomati e laureati che hanno delle aspettative elevate ma in Sardegna non c’è un mercato sufficiente ad assorbirle. Paradossalmente, una persona senza un titolo di studio si adatta più facilmente a fare dei lavori umili o legati alla terra di cui c’è più bisogno nel nostro tipo di realtà. Chiaramente, trovo l’abbandono scolastico preoccupante e certo non lo voglio minimizzare. Non so è una riflessione.
    Saluti.
    Simona

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