La giornata del popolo sardignolo

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E così avvenne che, nell’indifferenza generale, l’assessore Firino abolisse anche Sa die de sa Sardinnia.

Perché di questo e non di altro si tratta.

Insomma, è il compleanno di Carletto, ma si festeggia l’onomastico di Gigino.

A Carletto si ostenta su ghinniu.

Traduco per i sardignoli: il dito medio sollevato.

Gli intenti di Firino o chi per lei: “Sardi nel mondo, che portano con sé la propria identità e la intrecciano a culture e tradizioni altre, in terre dove posano la loro valigia e spesso mettono radici. E nuovi cittadini dell’isola, popolazioni che in Sardegna hanno trovato rifugio facendone la propria casa d’adozione.
Vorrei che la ricorrenza sia quest’anno un’opportunità perché vecchie e nuove generazioni possano identificarsi e riconoscersi nel proprio passato per superare le nuove sfide che l’Isola deve affrontare in Europa, nella sua dimensione di terra ospitale e solidale con i popoli che si affacciano nel Mediterraneo”.

Parole fasulle, sentimentalismo a stracu baratu, che comunque non cambiano niente al fatto che Sa Die è stata istituita per ricordare uno dei pochi momenti di dignità della borghesia sarda.

Firino–o chi per lei–è riuscita a rubarci anche questo.

Ai sardignoli di questa giunta, in cui il più indipendentista parla in sardo solo quando va al cesso, evidentemente disturba perfino il semplice ricordo di una dignità sarda.

Chissà, qualcuno potrebbe anche essere preso dalla nostalgia e potrebbe capitare anché ai nuovi viceré di essere imbarcati a sonu de corru.

Ma niente paura!

Firino, Pigliaru, Maninchedda non sono lì per caso.

Infatti nessuno protesta per l’esproprio della giornata dei sardi.

Firino interpreta davvero le prospettive future della Sardegna.

Le prospettive già delineate da Gianfranco Ganau: <<La Sardegna è una regione scarsamente popolata: “nei prossimi 35 anni perderemo 500.000 abitanti; uno squilibrio di un 50% di popolazione lavorativa a fronte di un 50% inattiva, dove solo il 15% della terra irrigua è coltivata e dove i migranti potrebbero essere un’opportunità e una risorsa per combattere lo spopolamento”.>> (http://www.sardiniapost.it/politica/migranti-ganau-sono-una-risorsa-per-combattere-lo-spopolamento/)

Ma Ganau è un  inguaribile ottimista: non tiene conto del fatto che in Sardegna gli immigrati sono scarsi (2,6% della popolazione) e quando vi vengono fatti sbarcare a forza, scatenano regolarmente proteste (giustificatissime), perché vogliono essere trasferiti in luoghi che offrono prospettive.

Ganau ha espresso il desiderio che la Sardegna venga ripopolata da non sardi, perché altrimenti non ci sarà più nessuno a lavorare per loro, per i viceré di oggi.

Firino fa finta di credere, ma–non c’è limite al peggio–forse addirittura crede che in Sardegna esista una forte immigrazione, altrimenti non si spiega l’esibizione degli immigrati alla celebrazione de Sa Die.

Il 28 faranno parlare alcuni emigrati, ma anche una donna tedesca figlia di una sarda: perché?

Con quali criteri sono stati selezionate le persone che interverranno?

Di cosa parleranno?

In che modo le loro storie sono collegate alla cacciata del viceré, loro che sono stati cacciati dalla loro terra solo perché non sono nati nella famiglia giusta e/o non avevano la giusta tessera di partito?

Ma Firino ha ragione: commemorare una dignità perduta è inutile.

Meglio cercare di convincere altra gente a venire in Sardegna a lavorare per loro, i nuovi viceré.

2 Responses to “La giornata del popolo sardignolo”

  1. Credo che debbano tirare la volata a Zedda;devono raggranellare I voti degli indecisi tra votanti di sinistra italioti e gente che e’ tentata di votare Cagliari Citta’ Capitale. Quanto agli indipendentisti al posto di dedicare sa Dii de sa Sardinnia ad Angioy, ormai quasi normalizzato tipo madonnina piangente, avrebbero potuto dedicarla al vero protagonista: il popolo di Casteddu. Lastima…

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