L’anatra che vuole essere un’oca

224-2

L’albergo era in mezzo a un bosco di querce, abeti e faggi enormi.
Tra l’altro, non ho mai trovato del personale così gentile, sinceramente gentile, oltre che professionale.
La faraona al forno era incredibile e ho chiesto la ricetta.
Il cameriere è andato a chiedere.
Solo la temperatura precisa de forno non me l’hanno rivelata.
Dovrò fare diversi tentativi, ma chiaramente molto bassa.
A poche decine di metri dall’albergo c’era una villa con un recinto pieno di oche.
Oche bianche.
Oche domestiche.
E in mezzo a quelle oche ce n’era una strana: alta come le altre, o quasi, ma striminzita.
Un corpicino misero.
Se fosse stata un’oca ne sarebbe mancata oltre la metà.
Ho guardato meglio: era un’anatra bianca che camminava in punta di zampe, tenendo il corpo quasi verticale per essere alta come le oche.
Quell’anatra vuole essere alta come le oche.
Ma è un’anatra.
Ma è anche l’unica anatra in un recinto di oche.
Che cazzo ne sai lei di essere un’anatra?
Chi può dirglielo: “No, senti, darling, tu non sei un’oca, sei un’anatra. È inutile che cammini verticale, in punta di zampe.”
Le oche, quelle vere, la maltrattano.
Non la riconoscono come oca.
Infatti non è un’oca: è un’anatra.
Ma lei non lo sa, perché in quel recinto non ci sono altre anatre.
Forse hanno fatto covare il suo uovo da un’oca.
Come potrebbe sapere di essere un’anatra e non un’oca?
Mi sono ritrovato a pensare ai sardi.
Poi a uno in particolare.
Cronaca di questi giorni.

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