Della vittoria, del Cagliari e di Carlo Feroce

corrscud

“Il Cagliari vinse lo scudetto perché in quel campionato non c’era di meglio”.

Questa frase l’ho letta una quindicina di anni fa su un giornale online del Nord Italia, quindi il Corriere della Sera, visto che non ne leggo altri.

Già allora del calcio me ne importava poco e niente, ma ugualmente mi si son contorte le budelle.

Non solo era soltanto una frase razzista e sprezzante, ma anche clamorosamente falsa: quell’anno la nazionale italiana, basata sul Cagliari campione, arrivò seconda ai campionati mondiali del Messico, sconfitta in finale dal Brasile di Pelé.

La mia reazione, credo, spiega il rapporto complesso che i sardi hanno con il Cagliari.

Tutto vero quello che dice Raffaele Deidda: http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/10216

Il calcio è il nuovo “oppio dei popoli” e viene sfacciatamente usato dal potere per rincoglionire la gente, oggi, con quel giro incredibile di miliardi, più sfacciatamente che mai.

Io, infatti, il calcio non lo seguo più, ma in fondo al mio cuore ci sarà sempre un posto per Gigi Riva e per il Cagliari campione.

E capisco ancora la gioia dei cagliaritani per il ritorno del Cagliari in serie A e l’addobbo della statua di Carlo Feroce.

Perché?

Molto primitivamente: perché, l’anno prima, ho visto il Cagliari sconfiggere all’Amsicora il ricco Milan di Rivera.

Perché–erano gli anni del banditismo e delle campagne razziste contro i sardi–il Cagliari di Riva mi faceva sentire un vincitore nei confronti di quei milanesi ricchi e arroganti e razzisti, che ancora non hanno digerito la sconfitta di allora, a giudicare dalla frase che ho riportato.

C’era, in quella vittoria, qualcosa di quel “El pueblo unido jamás será vencido”,  che avremmo cantato pochi anni dopo.

Perché tutti gli esseri umani vogliono vincere.

Eh già, lo stesso sentimento di “Vincere e vinceremo“.

Quella sera ho preso il treno con Nanni Sotgia e sono andato a Cagliari a festeggiare.

E quella sera stessa ho cominciato a distaccarmi dal calcio.

Quella sera mi sono sentito estraneo a quella gioia esagerata, scomposta e ho capito che quel sentimento che provavo io era stato sommerso da qualcos’altro che non mi piaceva per niente.

Abbiamo preso l’ultimo treno per Iglesias, quello dell 21.10, e non ci sentivamo più così vincitori, ma un po’ presi per il culo.

Avevamo vinto, ma qualcosa di diverso da quello che avrei voluto.

Non si festeggiava la rivalsa dei “banditi” su chi li dipengeva come tali a ogni occasione, ma qualcosa che non riuscivo a sentire e nemmeno a capire.

Vincere, va bene, è bellissimo se ottieni con la vittoria quello per cui hai lottato.

Ma quando la vittoria in sé è l’unico premio, allora io rimango indifferente.

E il calcio è questo, esattamente questo.

Ottenere vittorie fini a se stesse, che poi non cambiano nulla al resto della tua vita.

La vittoria che prometteva Mussolini e che promette Renzi.

E allora “El pueblo unido ecc.” non è la stessa cosa di “Vincere, dobbiamo vincere”.

Vincere la bambolina di pezza al tiro a segno (videogioco, di questi tempi) non è la stessa cosa che “fare il culo a quei milanesi razzisti e arroganti” e vendicarsi del loro razzismo e della loro arroganza.

Certo che vorrei di nuovo vedere il Cagliari campione, possibilmente del mondo, ma vorrei una vittoria che si festeggiasse abbattendo la statua di Carlo Feroce, anziché addobbarla a festa.

Vorrei uan vittoria che non sia fine a se stessa.

 

2 Comments to “Della vittoria, del Cagliari e di Carlo Feroce”

  1. Reblogged this on gpieroblog and commented:
    A volte leggi gli articoli di Bolognesi e pensi che avresti potuto scriverne uno simile. Io però on ho mai pensato che i milanesi fossero razzisti e ignoranti, ma come lui preferisco vincere una bambolina al tiro a segno e magari per qualche giorno faccio felice una bambina che ci giocherà. Niente calcio per me… ero una schiappa e mi mettevano sempre in porta, quando a pallone si giocava nelle strade o nello sterrato dietro casa di mio cugino. Una cosa però mi da fastidio, quella statua può essere attrossata legittimamente solo in quei casi in cui si voglia ubriacare la gente e non quelle volte in cui si vuole svegliarla.

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