Il manuale dell’aria fritta

pigliaru

Quale è il problema degli indipendentisti sardi?

Elettoralmente contano come l’asso di bastoni.

E questo in una situazione in cui il 48% dei sardi preferisce non andare a votare, piuttosto che votare per la miriade di partitini e partitelli che si richiamano in un modo o nell’altro alla nazione sarda.

Quasi la metà dei sardi si rifiuta di farsi rappresentare dai partiti italiani, ma anche da quelli sardi.

Insomma, gli indipendentisti non riescono a rappresentare lo scontento generale e più che giustificato dei sardi.

Un bel problema e grosso, molto grosso.

Come ha sottolineato Omar Onnis in un intervento su Facebook, se il problema è in parte causato dal frazionamento e settarismo dell’area indipendentista, questo frazionamento è anche il semplice riflesso delle divisioni esistenti all’interno della società sarda.

Allo stesso modo si può dire che la scarsa credibilità elettorale di questi partitini sia il riflesso del fatto che i sardi non credono alla possibilità di una Sardegna indipendente.

Da questa constatazione parte il libriccino esile–in tanti modi esile– scritto da Franciscu Sedda.

“L’indipendentismo, non solo il nostro che ha esplicitamente e coraggiosamente scelto la via del governo, deve dunque misurarsi su un terreno nuovo e complesso: quello di passare dalla pura testimonianza alla concreta pratica della sovranità […]. Solo così potrà conquistare la fiducia dei tanti sardi che si dichiarano per l’indipendenza ma evidentemente non votano per gli indipendentisti.” ((Manuale d’indipendenza politica, pagg. 16-7)

Quale soluzione propone Sedda?

“In altri termini dobbiamo lavorare oggi perché ci sia domani un momento in cui chi oggi dichiara al telefono segretamente di essere per l’indipendenza dovrà alzare quello stesso telefono–e ancor di più scendere in strada!–per rendere partecipi amici, parenti, vicini, compagni di lavoro o di passioni, compaesani o connazionali, del proprio indipendentismo. Per convincere anche altri a diventare indipendentisti. Ma questo sereno coming out indipendentista–di cui abbiamo un gran bisogno–avverrà solo quando avremo colmato le distanze fra intenti e azioni, desideri e pratiche,simpatia e credibilità, sentimenti popolari e visioni politiche. Solo nel momento in cui avremo costruito ponti, rianimato cuori, ridato ossigeno alle menti l’indipendenza si trasformerà in un grande movimento e sommovimento di popolo.

Per riuscirci non c’è altro da fare, dunque, che lavorare a ricucire amorevolmente i frammenti della nostra coscienza e del nostro paese. Dimostrando a chi desidera l’indipendenza che il momento giusto è maturo. Dimostrando anche a chi non crede nell’indipendenza che ciascuno è invitato a partecipare al cammino di autodeterminazione nazionale.” (Manuale d’indipendenza politica, pagg. 17-8)

A costruire ponti, asfaltare strade e progettare piste ciclabili ci sta già pensando il datore di lavoro di Sedda: sarà questo a convincere i sardi a scegliere l’indipendenza?

Ovviamente, a questo punto stavo per riciclare il libro, gettandolo nella busta della carta–qui la raccolta della differenziata si fa seriamente–ma una curiosità mi ha trattenuto.

Per chi l’ha scritto Franciscu Sedda questo libriccino?

Ovviamente, non per chi non crede nell’indipendenza, perché loro lo prenderebbero a papinas a conca o lo inviterebbero a scrivere canzoni d’amore meno brutte e, soprattutto, rivolte alla sua fidanzata e tassativamente in privato.

Non faccio qui nuovamente l’elenco dei problemi drammatici della Sardegna: dico solo che Sedda  ne nomina uno solo–lo spopolamento imminente, che poi è il risultato finale di tutti gli altri problemi–e, naturalmente, non propone nemmeno una soluzione concreta.

Non lo dice esplicitamente, ma è altrimenti chiaro che per lui tutti i problemi della Sardegna si risolveranno con il raggiungimento dell’indipendenza: “L’indipendenza infatti non è il punto di partenza ma quello d’arrivo. E il lavoro per l’indipendenza è la trama che ci lega, che ci connetterà di nuovo, in modo nuovo. 

Una Sardegna migliore, libera, prospera, giusta, degna, è un tappeto tessuto insieme.” (Manuale d’indipendenza politica, pag. 18, l’enfasi è mia)

Questo è millenarismo di infimo livello, il livello dell’Unione dei Comunisti Italiani, meglio noti come Servire il Popolo, che nei primissimi anni Settanta promettevano che, con loro, l’Italia sarebbe diventata”un giardino fiorito”.

Potrei continuare questa deprimente operazione, descrivendo come Sedda lasci che sia il mare a definirci come nazione, faccia due citazioni in sardo e entrambe sbagliate–per dire quanta importanza abbia per lui la lingua–dica due banalità due sull’importanza della lingua, visto che se si parla di Catalogna viene un po’ in salita parlare invece della sua insularità, si dilunghi per pagine e pagine piene di melensaggini degne di un adolescente, ma non reggo.

Un solo esempio: “E la politica, una politica alta, autorevole, al servizio della propria terra e della propria gente, questo dovrebbe fare: mettere a sistema il positivo–come quando si fanno girare razionalmente le colture o si fa arrivare l’acqua ad un terreno senza sprecarne una goccia–o quantomeno lasciare che il positivo cresca da sé–come quando si pulisce attorno ad un piccolo fiore o un piccolo albero che rischia di rischia di venir soffocato dalle erbacce e dalle frasche.”

Tra l’altro, non ho trovato alcuna analisi dell’imperialismo culturale e linguistico italiano, vero responsabile dello spappolamento e mancata coagulazione di una coscienza nazionale dei sardi. E, conseguentemente, nessun progetto di conquista dell’egemonia culturale: la sola che potrebbe far aderire la maggioranza dei sardi all’idea dell’indipendenza.

Questo libriccino è un comizio prolisso su carta stampata, rivolto a un pubblico di spettatori già adoranti. Ha richiesto tutta la mia forza di volontà per farmi arrivare alle conclusioni.

E le conclusioni sono di una banalità disarmante.

“A noi sta convincerci e decidere che veramente vogliamo andare verso la nostra indipendenza.” (Manuale d’indipendenza politica, pag.98)

Fa tenerezza: sette piani di tenerezza.

One Comment to “Il manuale dell’aria fritta”

  1. medas bortas tenis arrexoni, candu as a fueddai in Sardu (sempri!!!) as a podi nai is cosas chi as nau chentz’e parri oguali a issus, sa crai de s’identidadi est sa lingua!

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