Archive for July, 2016

July 18, 2016

La corte costituzionale: “I sardi? Coddiamoli! Pocos, locos y mal unidos!”

freccie

–Ma che cazzo vogliono? Essere rappresentati al parlamento europeo? Ma se sono il 2,7% del corpo elettorale!

(pocos)

–E poi votano comunque per i nostri attacchini locali! Si sentono già ottimamente rappresentati!

(locos)

–E nelle nostre università in Sardegna riusciamo ancora a tener fuori la linguistica aggiornata e possiamo sempre giocarci la carta di Wagner e della divisione del sardo in dialetti. “Il sardo non è unito”!

(mal unidos)

–Poi con i nostri agenti locali siamo anche riusciti a bloccare tutta la discussione sullo standard. Pigliaru, Firino e Maninchella hanno fatto un ottimo lavoro. Murrungeranno pro forma, ma ne saranno felici, soprattutto Maninchella, che per parlare in mácomerese deve sfilarsi i jeans. Di questi tempi, meglio non fidarsi ad andare in giro in mutande. Eh, con questi terroristi bisessuali.

–Ajò, telefoniamo a Ganau e a Quintino Sedda per dargli la buona notizia e dirgli di sparare un paio di cazzate.

–Ma a quelli del sardo non gliene frega una mazza!

–Appunto!

“E’ tempo di aggiungere una lingua. Natzionale.

Non è facile ma vorrei dire doppiamente grazie alla Corte Costituzionale della Repubblica italiana.
Il primo grazie perché con la sua sentenza contraria al riconoscimento dei sardi come minoranza linguistica di prima categoria – per intenderci, allo stesso livello dei parlanti tedesco, francese e sloveno – ci ha ricordato ancora una volta quanto possiamo essere tutelati dentro lo Stato italiano: “Altro che minoranza in casa altrui, fatevi una casa vostra e fate prima”, questo ci ha ricordato la Corte Costituzionale, e non possiamo che essergliene grati.
Il secondo grazie invece glielo dobbiamo perché ci ha ricordato su quale terreno si gioca la partita per la lingua sarda, tanto più se la si vuole giocare dentro il terreno italiano.
La Corte Costituzionale infatti ha ribadito due principi: 1. la lingua sarda deve essere nel vostro Statuto; 2. la lingua sarda deve avere una forma unificata.
Il punto 1 ci aiuta a ricordare che la lingua sarda non è nello Statuto e che la tanto celebrata Autonomia sarda è nata contro la cultura nazionale sarda, è nata come maldestro tentativo di italianizzarsi e di essere, in quanto sardi, orgogliosi di questa italianizzazione. Insomma, la Corte ci ricorda che serve una pedagogia della responsabilità, della sovranità, della coscienza nazionale sarda per curarci dal morbo autonomista. E noi del Partito dei Sardi non possiamo che ringraziare per l’aiuto datoci nel ricordare ai sardi da dove veniamo e perché siamo da almeno sessant’anni “in sa bassa”.
Il punto 2 è ancor più importante perché la Corte specifica che non ha senso chiedere di essere riconosciuti come minoranza linguistica di primo livello nel momento in cui manca <<la stessa individuazione di una lingua unificata, risultando la stessa articolata in più dialetti dotati di significativa identità propria>>. Insomma, non puoi chiedermi di trattarti come il tedesco, il francese, lo sloveno se non riconosci – quantomeno a livello di norme ortografiche – una lingua standard. Non potete chiederci di considerare il sardo come il tedesco, il francese, lo sloveno (l’italiano!) se vi ammazzate fra di voi per definire una, due, tre, quattro varianti, se siete voi i primi a delegittimare ogni ipotesi di standardizzazione unitaria (anche quella istituzionalmente già riconosciuta!) per far valere il diritto al fonema di nonno o al lessema di paese.
Insomma la Corte Costituzionale ci sta dicendo che – dentro il quadro costituzionale italiano – l’unica battaglia politica che si può e si deve fare per la lingua sarda è quella della piena e completa affermazione istituzionale e sociale di uno standard unico di riferimento, o come io preferisco dire, di una “lingua nazionale”. Chiunque ami il sardo, ora più che mai dovrebbe convincersi che bisogna fare tutti un passo oltre campanilismi e localismi. Posto che noi sardi non abbiamo intenzione di rinunciare alla pratica, allo studio e all’insegnamento di ogni singola variante della nostra lingua (e delle altre lingue di Sardegna come, per intenderci, il gallurese, il sassarese, l’algherese, il carlofortino…) è tempo di aggiungere una lingua, è tempo di fare un passo avanti collettivo verso una vera lingua nazionale dei sardi.
“Se amate la vostra lingua unitevi. E unitela!”, ci dice, l’Italia.
Come rispondere? Io direi:
“Gratzias meda pro su cunsigiu. Adiosu”.
A innantis!
Franciscu Sedda”

July 15, 2016

Miseria, ignoranza, terrorismo

1625

Se la cultura non da la felicità, figuriamoci l’ignoranza.

Solo ieri i cittadini dello stato italiano scoprivano che la povertà è un fenomeno di massa e già oggi dovrebbero pensare solo al terrorismo.

E invece, mi tengo la paura per il terrorismo (relativamente piccola) e anche quella (molto più grande) per l’uso che del terrorismo verrà fatto da tutti i governanti e scrivo lo stesso della miseria di massa in Italia, ma soprattutto in Sardegna.

Quali sono le cause della povertà?

“L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).”

L’articolo di Repubblica non dice come sia distribuita la povertà nelle varie regioni, ma, come si sa, la Sardegna detiene da molti anni saldamente il record della dispersione scolastica: stabilmente un quarto dei ragazzi sardi lascia la scuola senza un diploma.

L’Istat ha reso adesso ufficiale il rapporto tra poca istruzione e miseria, sempre che ce ne fosse bisogno.

Io denuncio da anni questo scandalo e da anni avverto della bomba sociale che ci sta crescendo sotto il culo, ma ottengo come unico risultato che le visite al blog calino drammaticamente.

I lettori del mio blog, evidentemente, non hanno figli con problemi scolastici.

Quei ragazzi destinati alla miseria sono i figli degli altri.

Ripeto ogni volta con maggiore stanchezza che la dispersione scolastica–e quindi la futura miseria di questi ragazzi che non potranno nemmeno emigrare–è direttamente collegata alla questione linguistica, visto il 36% dei ragazzi “delle isole” non è in grado di comprendere un testo semplice in italiano. Le fonti, citate decine di volte, cercatevele nel blog.

Ripeto ancora una volta: come cazzo potrebbero imparare qualcosa dei ragazzi che non capiscono quello che leggono?

Questa cosa non interessa praticamente nessuno: infatti non esiste alcuna ricerca–una che sia una!–sul rapporto tra situazione linguistica e dispersione scolastica.

Io ne parlo nel mio libro “Le identità linguistiche dei sardi” e in diversi articoli nel blog, mettendo insieme le poche informazioni disponibili.

Per il resto: buio totale.

Nessun linguista italiano ha voglia di compromettersi la carriera denunciando il re nudo.

Un quarto dei ragazzi sardi è condannato a un futuro di miseria, per via, tra le altre cose, della situazione linguistica in Sardegna e questo non interessa praticamente a nessuno.

Si continua a creare emarginazione e disperazione nell’indifferenza generale di chi ha di più.

Quando qualcuno fornirà un’ideologia e un’identità qualsiasi a questa massa crescente di giovani disperati, gli indifferenti di adesso si stupiranno improvvisamente di quello che avevano sempre ignorato.

Un po’ come in Francia adesso.

July 11, 2016

La farsa di Ryanair, la soggezione culturale e le piste ciclabili

pigliaru

Mica avevo detto che avrei smesso di rompere le palle ai sardignoli, eh!

Eccomi qui, allora, con due parole di commento alla cronaca eloquentissima di Vito Biolchini.

Da dove viene la totale soggezione politica di questa giunta di sardignoli agli interessi italiani?

Ovviamente, dalla loro soggezione culturale, e quindi psicologica e quindi politica.

Gente come Pigliaru è costretta dalla propria soggezione culturale a fidarsi fino al ridicolo più sconcio delle promesse degli italiani.

Ammettere che in questo caso lampante gli interessi di Renzi e dei dipendenti di Alitalia in mobilità–gli interessi italiani–cozzino contro i sacrosanti interessi dei sardi e che quindi dal governo italiano non ci si può aspettare altro che promesse truffaldine, significherebbe proclamare la propria indipendenza psicologica dall’Italia, con tutte le conseguenze del caso.

Questi diversamente coraggiosi allora, DEVONO credere alle promesse di Delrio e del resto del governo italiano, pena il venire meno della loro funzione di ascari, quella per cui sono stati nominati dai partiti italiani.

Ancora più patetiche sono le guide indiane delle giacche blu, che in questi giorni teorizzavano su Facebook una misteriosa coincidenza di interessi di tutti i sardi, garantita dal semplice e non meglio definito loro “essere sardi”.

Pigliaru e Deiana farebbero sempre e automaticamente gli interessi dei sardi, “anche quando apparentemente fanno esattamente il contrario”.

Tra l’altro mi sono sfuggite le proteste dell’assessore alle biciclette, in genere molto battagliero verbalmente.

Un amico mi ha scritto che per ora il geniale assessore non si pronuncia, in attesa della presentazione del suo piano faraonico, ispirato da Christo, di piste ciclabili sull’acqua che uniranno la Sardegna al resto del mondo.

Insomma, con Maninchella, la continuità territoriale è cosa fatta.

July 6, 2016

Testamento

1770

Non sono di quelli che perdono molto tempo a guardarsi indietro.

Cerco sempre di guardare avanti e, soprattutto, di guardarmi intorno.

E quello che vedo attorno a me non mi piace, ma siccome da mesi non faccio altro, questa volta vi risparmio, a voi pochissimi lettori rimasti, la mia ennesima tirata contro questi beccamorti del sardo appollaiati tra Viale Trento e Viale Trieste.

Ho ripensato a quello che ho fatto in questi decenni–mi son guardato indietro–e ho concluso che rifarei esattamente le stesse cose, compresi gli errori, perché se non corri rischi–in politica e nella vita–sei condannato a non fare mai nulla.

I rischi che ho accettato in questi anni sono stati quelli di fidarmi di persone false e cattive.

Ho perso la scommessa, ma l’alternativa sarebbe stata non fare nulla.

Quello che ho fatto–assieme ad altri–è servito a qualcosa?

È servito a poco, molto poco.

Infatti non sono il solo a sentirmi così: gli amici/compagni di questi anni si sentono anche loro così.

Eppure non mi sento deluso.

Sconfitto sì, ma non deluso, perché la nostra è una guerra e le guerre si possono vincere, ma solo se le combatti.

Siamo stati sconfitti.

Le guerre si possono anche perdere.

Il sardo è più moribondo che mai.

Dietro di noi sono venuti dei giovani di buona volontà che stanno ci provando.

Faccio il tifo per loro, ma dalla tribuna.

In orabonas!

Siccome sono giovani e i giovani sono per definizione “foolish” (tontatzus) stanno anche ripetendo parecchi degli errori commessi dalla mia generazione, soprattutto quello di non studiarsi le cose che abbiamo già detto.

Ma adesso tocca a loro e a me tocca di tirarmi da parte.

Uno, perché è chiaro che, se le cose non vanno, bisogna cambiare approccio e io non sono più in grado di vederne un’altro: invecchiare comporta anche questo.

Ripeto: rifarei tutto da capo.

Due, perché, dopo tanti anni passati a rompere i coglioni, voglio anche dedicarmi a cose che mettono allegria.

Non che non lo facessi già, ma non voglio chiudere tirandomi dietro la fama di vecchio inacidito.

E poi, con la vita–le vite–che ho fatto devo pensare anche ad arrotondare la poca pensione che mi aspetta.

Insomma, i miei progetti per il futuro consistono nel mettermi a guadagnare un po’ di soldi rendendo allegra la gente.

La bellezza non ci salverà, ma almeno permette di tenere la schiena dritta.