La corte costituzionale: “I sardi? Coddiamoli! Pocos, locos y mal unidos!”

freccie

–Ma che cazzo vogliono? Essere rappresentati al parlamento europeo? Ma se sono il 2,7% del corpo elettorale!

(pocos)

–E poi votano comunque per i nostri attacchini locali! Si sentono già ottimamente rappresentati!

(locos)

–E nelle nostre università in Sardegna riusciamo ancora a tener fuori la linguistica aggiornata e possiamo sempre giocarci la carta di Wagner e della divisione del sardo in dialetti. “Il sardo non è unito”!

(mal unidos)

–Poi con i nostri agenti locali siamo anche riusciti a bloccare tutta la discussione sullo standard. Pigliaru, Firino e Maninchella hanno fatto un ottimo lavoro. Murrungeranno pro forma, ma ne saranno felici, soprattutto Maninchella, che per parlare in mácomerese deve sfilarsi i jeans. Di questi tempi, meglio non fidarsi ad andare in giro in mutande. Eh, con questi terroristi bisessuali.

–Ajò, telefoniamo a Ganau e a Quintino Sedda per dargli la buona notizia e dirgli di sparare un paio di cazzate.

–Ma a quelli del sardo non gliene frega una mazza!

–Appunto!

“E’ tempo di aggiungere una lingua. Natzionale.

Non è facile ma vorrei dire doppiamente grazie alla Corte Costituzionale della Repubblica italiana.
Il primo grazie perché con la sua sentenza contraria al riconoscimento dei sardi come minoranza linguistica di prima categoria – per intenderci, allo stesso livello dei parlanti tedesco, francese e sloveno – ci ha ricordato ancora una volta quanto possiamo essere tutelati dentro lo Stato italiano: “Altro che minoranza in casa altrui, fatevi una casa vostra e fate prima”, questo ci ha ricordato la Corte Costituzionale, e non possiamo che essergliene grati.
Il secondo grazie invece glielo dobbiamo perché ci ha ricordato su quale terreno si gioca la partita per la lingua sarda, tanto più se la si vuole giocare dentro il terreno italiano.
La Corte Costituzionale infatti ha ribadito due principi: 1. la lingua sarda deve essere nel vostro Statuto; 2. la lingua sarda deve avere una forma unificata.
Il punto 1 ci aiuta a ricordare che la lingua sarda non è nello Statuto e che la tanto celebrata Autonomia sarda è nata contro la cultura nazionale sarda, è nata come maldestro tentativo di italianizzarsi e di essere, in quanto sardi, orgogliosi di questa italianizzazione. Insomma, la Corte ci ricorda che serve una pedagogia della responsabilità, della sovranità, della coscienza nazionale sarda per curarci dal morbo autonomista. E noi del Partito dei Sardi non possiamo che ringraziare per l’aiuto datoci nel ricordare ai sardi da dove veniamo e perché siamo da almeno sessant’anni “in sa bassa”.
Il punto 2 è ancor più importante perché la Corte specifica che non ha senso chiedere di essere riconosciuti come minoranza linguistica di primo livello nel momento in cui manca <<la stessa individuazione di una lingua unificata, risultando la stessa articolata in più dialetti dotati di significativa identità propria>>. Insomma, non puoi chiedermi di trattarti come il tedesco, il francese, lo sloveno se non riconosci – quantomeno a livello di norme ortografiche – una lingua standard. Non potete chiederci di considerare il sardo come il tedesco, il francese, lo sloveno (l’italiano!) se vi ammazzate fra di voi per definire una, due, tre, quattro varianti, se siete voi i primi a delegittimare ogni ipotesi di standardizzazione unitaria (anche quella istituzionalmente già riconosciuta!) per far valere il diritto al fonema di nonno o al lessema di paese.
Insomma la Corte Costituzionale ci sta dicendo che – dentro il quadro costituzionale italiano – l’unica battaglia politica che si può e si deve fare per la lingua sarda è quella della piena e completa affermazione istituzionale e sociale di uno standard unico di riferimento, o come io preferisco dire, di una “lingua nazionale”. Chiunque ami il sardo, ora più che mai dovrebbe convincersi che bisogna fare tutti un passo oltre campanilismi e localismi. Posto che noi sardi non abbiamo intenzione di rinunciare alla pratica, allo studio e all’insegnamento di ogni singola variante della nostra lingua (e delle altre lingue di Sardegna come, per intenderci, il gallurese, il sassarese, l’algherese, il carlofortino…) è tempo di aggiungere una lingua, è tempo di fare un passo avanti collettivo verso una vera lingua nazionale dei sardi.
“Se amate la vostra lingua unitevi. E unitela!”, ci dice, l’Italia.
Come rispondere? Io direi:
“Gratzias meda pro su cunsigiu. Adiosu”.
A innantis!
Franciscu Sedda”

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