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November 17, 2016

In un modo o nell’altro, i sardi sono tonti

Per l’ennesima volta i ragazzi sardi si confermano i più asini della stalla italiana, che pure a somari non scherza:  http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/16/scuola_nell_isola_dispersione_record_studenti_sardi_bocciati_in_i-68-547921.html


Cose che ho già scritto mille volte, ottenendo come risultato il calo drammatico dei lettori.

Una quarto dei ragazzi sardi non arriva al diploma.

Un quarto dei ragazzi sardi “zoppica vistosamente in italiano”.

Delle due una: i sardi sono geneticamente più stupidi degli italiani, oppure in Sardegna esiste una questione linguistica irrisolta.

Esiste un rapporto tra il conoscere in modo approssimativo la lingua che si pretende sia la tua e la dispersione scolastica?

Intuitivamente, viene da dire immediatamente che quel rapporto non può che esistere: se non capisci a sufficienza la lingua in cui sono scritti i testi scolastici, hai davvero poche probabilità di imparare quello che questi contengono.

Eppure questo rapporto non è mai stato investigato.

Che io sappia, non esiste una ricerca mirata a stabilire in che modo la questione linguistica, in Sardegna, ma anche in Italia, influenzi il rendimento scolastico dei ragazzi.

Nudda.

La questione è il tabù più rispettato della porcilaia linguistica italiana.

È chiaro che la desardizzazione linguistica non ha portato alla magnifiche sorti e progressive che gli italiani e i loro servi sardignoli ci avevano promesso.

È chiaro che perdere il sardo, per i giovani, non ha comportato l’acquisizione dell’italiano standard, quella di un ibrido, una non lingua che la scuola italiana non accetta e che, come dimostrato da ricerche che ho citato varie volte, impedisce al 36% dei ragazzi “isolani” di comprendere un testo semplice in italiano standard.

Eppure, tutti continuano a parlare della lingua parlata dai sardi–giovani o meno–come di “italiano”.

E oggi i giovani sono praticamente monolingui in quella lingua bastarda–non italiano e non sardo–che, in un quarto dei casi, li condanna al fallimento scolastico e sociale.

Strano vedere come nessuno protesti per questa situazione, che dura da decenni e che condanna un quarto dei sardi all’emarginazione.

Dico: un quarto…

Tutte cose già scritte decine di volte in questi anni.

Dove sono adesso i difensori della diversità linguistica in Sardegna, quella che sarebbe stata minacciata dalla LSC, per intenderci.

Gli Angioni, le Marinelle LÖrenczi, i partigiani campadani, i linguisti impiccabbabbu, i rettori che si arrettavano contro qualsiasi forma di unificazione del sardo?

Il sardo e il futuro di un quarto dei sardi vengono spazzati via dal cosiddetto “italiano regionale” e loro tacciono, evidentemente soddisfatti. Oggi possiamo dire in tutta serenità che l’unica cosa che muoveva questi “difensori della diversità linguistica” era nella più pulita delle ipotesi, l’odio per il sardo.

Ma più probabilmente il movente era ancora meno nobile e molto più concreto.

Per fortuna che adesso ci pensa la RAS, nella fattispecie dell’assessora al culturismo: “E quest’anno si raddoppia: oltre 20 milioni di finanziamenti, nuovi laboratori didattici (dall’arte all’identità territoriale) e cinque scuole polo individuate per portare avanti il programma.”

Quale programma?

Quello di finanziamento dei programmi che si inventano le scuole: dall’arte all’identità territoriale.

Appunto.

La RAS non ha nessun programma per combattare la dispersione scolastica e non ha mai fatto svolgere alcuna ricerca sulle sue cause.

Con la metà di 20 milioni ha finanziato  466 progetti: 21.459 euro a progetto.

In base a quale strategia regionale sono stati finanziati i progetti?

Quale nucleo del problema–ma direi tragedia–della dispersione si vuolde aggredire con questi quattro soldi?

L’assessora al culturismo e alla sportizia non ce lo dice.

Tanto quel 24% di ragazzi condannati al fallimento sono figli di altri.

E sicuramente sono anche tonti.

C’è poco da fare, sono sardi.

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