In un modo o nell’altro, i sardi sono tonti

Per l’ennesima volta i ragazzi sardi si confermano i più asini della stalla italiana, che pure a somari non scherza:  http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/16/scuola_nell_isola_dispersione_record_studenti_sardi_bocciati_in_i-68-547921.html


Cose che ho già scritto mille volte, ottenendo come risultato il calo drammatico dei lettori.

Una quarto dei ragazzi sardi non arriva al diploma.

Un quarto dei ragazzi sardi “zoppica vistosamente in italiano”.

Delle due una: i sardi sono geneticamente più stupidi degli italiani, oppure in Sardegna esiste una questione linguistica irrisolta.

Esiste un rapporto tra il conoscere in modo approssimativo la lingua che si pretende sia la tua e la dispersione scolastica?

Intuitivamente, viene da dire immediatamente che quel rapporto non può che esistere: se non capisci a sufficienza la lingua in cui sono scritti i testi scolastici, hai davvero poche probabilità di imparare quello che questi contengono.

Eppure questo rapporto non è mai stato investigato.

Che io sappia, non esiste una ricerca mirata a stabilire in che modo la questione linguistica, in Sardegna, ma anche in Italia, influenzi il rendimento scolastico dei ragazzi.

Nudda.

La questione è il tabù più rispettato della porcilaia linguistica italiana.

È chiaro che la desardizzazione linguistica non ha portato alla magnifiche sorti e progressive che gli italiani e i loro servi sardignoli ci avevano promesso.

È chiaro che perdere il sardo, per i giovani, non ha comportato l’acquisizione dell’italiano standard, quella di un ibrido, una non lingua che la scuola italiana non accetta e che, come dimostrato da ricerche che ho citato varie volte, impedisce al 36% dei ragazzi “isolani” di comprendere un testo semplice in italiano standard.

Eppure, tutti continuano a parlare della lingua parlata dai sardi–giovani o meno–come di “italiano”.

E oggi i giovani sono praticamente monolingui in quella lingua bastarda–non italiano e non sardo–che, in un quarto dei casi, li condanna al fallimento scolastico e sociale.

Strano vedere come nessuno protesti per questa situazione, che dura da decenni e che condanna un quarto dei sardi all’emarginazione.

Dico: un quarto…

Tutte cose già scritte decine di volte in questi anni.

Dove sono adesso i difensori della diversità linguistica in Sardegna, quella che sarebbe stata minacciata dalla LSC, per intenderci.

Gli Angioni, le Marinelle LÖrenczi, i partigiani campadani, i linguisti impiccabbabbu, i rettori che si arrettavano contro qualsiasi forma di unificazione del sardo?

Il sardo e il futuro di un quarto dei sardi vengono spazzati via dal cosiddetto “italiano regionale” e loro tacciono, evidentemente soddisfatti. Oggi possiamo dire in tutta serenità che l’unica cosa che muoveva questi “difensori della diversità linguistica” era nella più pulita delle ipotesi, l’odio per il sardo.

Ma più probabilmente il movente era ancora meno nobile e molto più concreto.

Per fortuna che adesso ci pensa la RAS, nella fattispecie dell’assessora al culturismo: “E quest’anno si raddoppia: oltre 20 milioni di finanziamenti, nuovi laboratori didattici (dall’arte all’identità territoriale) e cinque scuole polo individuate per portare avanti il programma.”

Quale programma?

Quello di finanziamento dei programmi che si inventano le scuole: dall’arte all’identità territoriale.

Appunto.

La RAS non ha nessun programma per combattare la dispersione scolastica e non ha mai fatto svolgere alcuna ricerca sulle sue cause.

Con la metà di 20 milioni ha finanziato  466 progetti: 21.459 euro a progetto.

In base a quale strategia regionale sono stati finanziati i progetti?

Quale nucleo del problema–ma direi tragedia–della dispersione si vuolde aggredire con questi quattro soldi?

L’assessora al culturismo e alla sportizia non ce lo dice.

Tanto quel 24% di ragazzi condannati al fallimento sono figli di altri.

E sicuramente sono anche tonti.

C’è poco da fare, sono sardi.

6 Comments to “In un modo o nell’altro, i sardi sono tonti”

  1. Ti sei dimenticato i talebani logudoresi, quelli del vero sardo, tra i nemici della lingua sarda. Ci hanno fatto perdere 40 anni con il loro ridicolo sciovinismo

    • Logudoresi? Tue puru partzis in sardos in duos. De cussos talebanos, ne.mancu unu fiat logudoresu. Montagninos emmo. Ma cussos talebanos si sunt puru semper movidos pro amparare su sardu in generale, mancari fatos a talebanos

  2. INTELLETU E ISTRUTZIONE

    I

    Narat Platone chi Sabidurìa
    comintzat semper cun sa meraviza,
    ma oe a custa zente ‘e su duamiza
    peruna cosa lis faghet ispantu.

    In sa virzine ancora pitzinnia,
    cando s’Intelligentzia tenia abiza,
    curiosu forrogai a piza a piza
    su mundu, chi pariat tottu un’incantu;

    e si no bistat chi mi nd’ana frantu
    da s’isprigu ‘e sos ogios s’istupore,
    fu’ abarradu fidele a cuss’Amore
    chi ogni coro zentile faghet s’antu.

    E invece a dolu meu m’an istruídu
    e mai apo a torrare gai istupídu.

    II

    Nachi fu po che ogare s’ignorantzia
    chi an resu obbrigatoria s’istrutzione,
    e invece ch’an bogau sa Traditzione
    lassandemos, po finta, calchi impiastru.

    Innanti che tenimis abbundantzia
    de Obreris e de Ischentes a muntone;
    buttegas s’agattait a ogni chizone
    e ognunu in s’arte sua fuit unu Mastru.

    Maestria fuit a intretzare canna e ozastru,
    b’iat arte manizande marra e pinna,
    e Mastros ch’iat po pannu, ferru e linna;
    ma como cun s’iscola…. ite disastru!

    Sa mente chi fuit sabia, lestra e bona
    s’est fatta primmu macca e poi mandrona.

    III

    No’ bastat chi cunvintu ch’at sa zente
    a diventare massa uniformada,
    cust’ispecie ‘e cultura il-latinada
    s’Ischire ch’at boltadu in par-Istoria

    Cussu chi naran como intelligente
    de vera Intelligentzia pagu nd’ada,
    s’istrutzione bi l’at indrommigada
    e lassadu l’at solu sa memoria.

    E gai si faghet titulu de gloria
    de tottu sas modernas colcorigas,
    ca po biver sa vida ‘e sas frommigas
    s’Intelligentzia no est obbrigatoria:

    bastat s’istintu chi dat sa Natura
    e una vernice de media cultura.

    IV

    Però mancari creben sos butzinos
    chi sun oldivinzande cust’ingannu,
    no tottu in d’unu male est unu dannu
    ca semper una faccia b’at contraria.

    Chie tenet Fide in sos Pianos Divinos
    po custu mundu no si leat afannu,
    ischit chi b’at un’Ordine prus mannu
    de sa nostra esistentzia chi est precaria.

    Ma sos chi creen a sa vida ordinaria
    no bien’ su Sacru e no tenen’ rispetu
    ca “peldidu an’ su bene ‘e s’Intelletu”
    chi fuit s’unica cosa netzessaria.

    E oe senza Intelletu, cun Resone,
    chie l’at s’immaculada Cuncetzione?

    V

    Cuddas “madonnas” ch’in tempus issoro
    cantain sos Trubadores medievales
    fuin’ tottu Cunfrarias ispirituales
    e i sa Sabidurìa fuit s’Amorosa.

    Ispantu e zentilesa aian in coro
    ca si nutrian de pane celestiale
    e imbitzados a s’Arte Magistrale
    da sos Obreris de sa santa Isposa.

    «Amor e cor gentil sono una cosa»
    fuit Unu in cantu ‘e s’Obreri Mazore
    chi su padre incantait e su priore
    po fagher cun-templare a cudda Rosa.

    Ma como chie l’incantat su profanu ?
    An gana de li dare tonforanu…!

    *** *** ***

  3. Beh, certamente, quando non si sa nemmeno riprodurre un nome che non sia italiano ( o sardo, stavo quasi dimenticando) si è la persona più adatta a insegnare come insegnare e apprendere.

    • Molto semplice, come al solito. Non sono io che non so riprodurre il la ö accentata, ma il software del blog. Tutto qui, ma naturalmente, tutto questo non c’entra niente col mio discorso, come chiunque può vedere da se.

  4. Guardi semplicemente più in alto come ho scritto il mio cognome, in forma semplificata. La cosa è buffa, perché si tratta anche nel suo caso di una storpiatura standard, che ho sentito moltissime volte dalla Romania all’Italia. Il passaggio dalla ö lunga (non si tratta di accento ma di durata) alla i è evidentemente difficile persino per un fonetista. Ma guarda un po’, ho da fare sempre con limbe strambe.

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