Brigare con Brigaglia

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Manlio Brigaglia mi ha subito colpito per l’espressione intelligente e ironica.

Mi è stato immediatamente simpatico.

Ci siamo incontrati dodici anni fa alle primissime riunioni della commissione linguistica voluta da Renato Soru.

Quella insomma da cui è scaturita la LSC e di cui faceva parte anche Michel Contini, ma la commissione si è presto divisa in due subcommissioni: io sono finito con i linguisti e Brigaglia con i sociologi, storici, sociolinguisti, così la nostra breve storia d’amore non ha avuto seguito.

Scopro adesso che si è dato per malato, per non sentire le urla di noi “linguisti”.

A dir la verità, i linguisti lì, eravamo soltanto io, Contini e Paulis.

A urlare era soprattutto il famoso wannabe della linguistica sarda.

Manlio Brigaglia è intelligente, ma questo non gli impedisce di sparare fesserie infernali.

Saprà lui perché lo fa.

Michel Contini non è “sassarese della più bella acqua”, ma arborense, come i produttori dell’ottima vernaccia che porta quel nome.

Un errore ascrivere Michel alla schiatta degli impiccabbabbu?

Certo che non sembra un errore attribuirgli la scoperta di 63 (sessantatre) varietà del sardo “ognuna con il diritto di chiamarsi Lingua Sarda”.

Chissà da dove viene quel numero che fa pensare alla quantità di vergini che aspettano i terroristi nel paradiso dell’Islam suicida.

Contini, nel suo monumentale lavoro del 1987 (“Etude de géographie phonétique et de phonétique instrumentale du sarde, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2 vol.”) ha preso in esame la variazione fonetica di due terzi dei dialetti del sardo. Mancano dal suo studio la maggior parte dei dialetti meridionali.

Contini mostra quello che tutti sapevano già: una lingua naturale come il sardo possiede tante varianti quante sono le località in cui la lingua viene parlata e le differenze sono “piccole, ma sentite”.

Una babele? Pensate all’italiano di Brigaglia, che lo qualifica immediatamente come gallurese e a quello di Berlusconi, che lo qualifica immediatamente come milanese.

Giusto è dire che ciascuna di queste varianti si possono definire come facenti parte della “Lingua Sarda”. Giustissimo!

Così come ogni lingua naturale, il sardo ha le sue varietà locali o dialetti.

Quello di assolutamente nuovo nel suo lavoro è la dimostrazione dell’assenza totale di un confine tra le varietà del sardo inventate da Wagner e sostenute tetragonamente dai suoi nipotini: il cosiddetto logudorese e il cosiddetto campidanese: https://bolognesu.wordpress.com/cosas-de-limba/simbentu-de-su-campidanesu-e-de-su-logudoresu/

Oltretutto, Contini è un sostenitore dell’adozione di un sardo unitario. In origine propendeva per il nuorese, ma poi è rimasto uno dei pochissimi membri della commissione che non ha rinnegato la LSC.

E poi quella LSC che sarebbe la piu’ vicina al sardo di Neoneli…

Creativo, il nostro Brigaglia: non ha creduto necessario informarsi sul mio libro: http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-225-2&ver=sa

Troppo banale per la sua creativita’ basarsi su misurazioni computazionali delle distanze tra dialetti del sardo?

Ma Brigaglia, che è intelligente, è anche gallurese, ma soprattutto scrive per l’organo del nazionalismo italiano in Sardegna, quel giornaletto sempre pronto a gettare merda sulla nostra lingua.

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