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July 7, 2017

L’indipendenza e la morte

Avevo detto che l’altro post di oggi sarebbe stato l’ultimo su Doddore, ma la morte è la morte, e quella di Doddore non è una morte come tutte le altre.

La morte, dunque.

La morte non mi piace.

Non tanto la mia, che “quando ci sono io, non c’è lei, e, quando c’è lei, non ci sono io”: perdonatemela, sarò professore di latino ancora per un anno.

La morte degli altri, quella non mi piace: quando c’è lei, noi ci siamo ancora, ma la gente che amiamo non c’è più.

La morte non mi piace e i martiri non mi esaltano.

Sono decenni che–riflettendo sul sionismo e i Palestinesi–ho capito che le vittime col cazzo che si trasformano automaticamente in redentori.

Poi, naturalmente, sono venute le riflessioni sul come i cristiani si sono inventati il Cristo per poter fare, dopo Costantino, i loro porci comodi con la gente che, etichettata come i loro vecchi oppressori, era diventata, finalmente, loro vittima.

Morire non serve a nessuno, tranne che alle potenziali vittime che i sopravvissuti potrebbero fare, o a noi stessi.

La morte non mi piace e la mia prima reazione nei confronti della morte di Doddore è stata quello di assimilarla alla sua vita esagerata.

Blasco Rossi ci ha provato a esagerare, ma, appena è finito in galera, è scoppiato in lacrime e ha chiamato la Mamma.

Dopo di che: vita morigerata e piena di quattrini.

L’altro Blasco? Lasciamo perdere. Anche lui l’ha fatto. Lasciar perdere, dico.

Cosa c’entra?

Come sarebbe? La vita è il preludio della morte; l’esistere è una breve pausa tra le due fasi molto più lunghe del non esistere.

I professori di latino sono pallosi, lo so, e io, perito chimico, sono ancora per un anno quello che mai avrei pensato di diventare.

Qualunque scusa è buona per non parlare della morte.

Doddore la galera la conosceva: nove anni ne ha fatto.

Altro che Vasco Rossi.

Ne avrebbe dovuto fare altri cinque.

Adesso Doddore è morto.

Doddore è morto, viva Doddore?

Dipende.

Perché è morto, Doddore?

Perché, a un certo punto, non ha detto: “E immoi bastat! E deu mi nci depu morri po bosatrus? Ma cravai.si.nci in su cunnu!”

Perché?

Sarei diventato un fanatico doddoriano, se l’avesse fatto.

In questi giorni ho pensato che non l’avesse fatto perché aveva rinunciato alla sua vita per vivere quella del personaggio che si era inventato.

Poi, stasera, mi sono fatto due conti: sono perito chimico, eh!

Ho 74 anni e devo scontare quasi cinque anni di galera, non riducibili, in quanto recidivo, e la galera la conosco bene.

Se mi va bene, esco di galera a ottanta anni, se mi va bene, dopo cinque anni di merda.

Ma cravai.si.nci in su cunnu!

Ma deu mi morgiu immoi!

Avrei fatto la stessa cosa.

Mi piace pensare che Doddore non fosse un eroe.

Mi piace pensare che Doddore abbia scelto per la sua dignità di uomo, per la sua indipendenza.

Quel poco che gli era rimasta.

Mi piace molto meno pensare che si sia sacrificato per noi Sardignoli.

E poi, purtroppo, dall’altra parte, c’erano lo stato italiano e i suoi eroi.

Doddore li ha inculati e ha inculato anche noi.

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July 7, 2017

Decidetevi, cari riduttivisti: Doddore era un ladro di polli o il più scandaloso degli indipendentisti?

Sono ancora legato da una sincera amicizia a Francesco Giorgioni e proprio per questo voglio rispondergli sulla questione di Doddore.

Giorgioni scrive: “A chi oggi parla di Stato assassino di un indipendentista segregato e ucciso per la sua diversità ideologica, chiederei di uscire dall’astrazione e di fare nomi e cognomi, di dettagliare attraverso quali percorsi e attuatori sia avvenuto questo delitto di Stato. Se si vagheggia di mandanti e esecutori, bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo, di spiegare in quali occulte stanze del potere si sia deciso che la voce di Doddore andasse messa a tacere.
Se queste risposte non arriveranno, dovrò concludere si sia trattato solo di patetica e sconclusionata dietrologia.
Il solito complotto inventato, quando non si hanno argomenti.”

Non so chi abbia parlato di complotti, ma è chiaro come lo stato italiano abbia una grande responsabilità nella morte di Doddore, un detenuto, quindi un uomo (quasi) completamente in balia dello stato.

Il 20 giugno, un giudice ha stabilito che le condizioni di salute di Doddore non erano incompatibili con la carcerazione.

Il 27 giugno Doddore è stato ricoverato in gravissime condizioni in un ospedale.

Il 5 luglio Doddore è morto.

Adesso sarà la magistratura a indagare su se stessa e le proprie responsabilità.

Giorgioni, da quell’amico che è, mi concederà sicuramente il diritto a essere scettico.

E da amico, io gli chiedo di riflettere su quanto ha scritto nel suo articolo: “Fino a prova contraria, non esiste alcuna relazione tra la sua vicenda giudiziaria e il modo in cui ha condotto le sue azioni politiche.”

Giorgioni, ti sembra normale il modo in cui la magistratura ha trattato questo “ladro di polli” di 74 anni?

Ti sembra normale e slegato dalla figura scandalosa di Doddore il suo arresto da parte di cinque gazzelle a sirene spiegate, mentre lui si recava in carcere a costituirsi?

Doddore ha fatto politica in modo scandaloso, è stato arrestato in modo scandaloso  ed è stato lasciato morire in modo scandaloso.

C’è un rapporto tra queste cose?

Lo stabilirà la stessa magistratura.

Eja, credici.

Provo una grande tristezza: la morte di Doddore, se servirà a qualcosa, servirà soltanto a rendere i Sardi ancora più timorosi nei confronti dello stato italiano.

Da parte mia, quello che pensavo di Doddore l’ho scritto in tempi non sospetti: https://bolognesu.wordpress.com/2012/08/21/doddore-o-non-doddore-e-questo-il-problema/