L’indipendenza e la morte

Avevo detto che l’altro post di oggi sarebbe stato l’ultimo su Doddore, ma la morte è la morte, e quella di Doddore non è una morte come tutte le altre.

La morte, dunque.

La morte non mi piace.

Non tanto la mia, che “quando ci sono io, non c’è lei, e, quando c’è lei, non ci sono io”: perdonatemela, sarò professore di latino ancora per un anno.

La morte degli altri, quella non mi piace: quando c’è lei, noi ci siamo ancora, ma la gente che amiamo non c’è più.

La morte non mi piace e i martiri non mi esaltano.

Sono decenni che–riflettendo sul sionismo e i Palestinesi–ho capito che le vittime col cazzo che si trasformano automaticamente in redentori.

Poi, naturalmente, sono venute le riflessioni sul come i cristiani si sono inventati il Cristo per poter fare, dopo Costantino, i loro porci comodi con la gente che, etichettata come i loro vecchi oppressori, era diventata, finalmente, loro vittima.

Morire non serve a nessuno, tranne che alle potenziali vittime che i sopravvissuti potrebbero fare, o a noi stessi.

La morte non mi piace e la mia prima reazione nei confronti della morte di Doddore è stata quello di assimilarla alla sua vita esagerata.

Blasco Rossi ci ha provato a esagerare, ma, appena è finito in galera, è scoppiato in lacrime e ha chiamato la Mamma.

Dopo di che: vita morigerata e piena di quattrini.

L’altro Blasco? Lasciamo perdere. Anche lui l’ha fatto. Lasciar perdere, dico.

Cosa c’entra?

Come sarebbe? La vita è il preludio della morte; l’esistere è una breve pausa tra le due fasi molto più lunghe del non esistere.

I professori di latino sono pallosi, lo so, e io, perito chimico, sono ancora per un anno quello che mai avrei pensato di diventare.

Qualunque scusa è buona per non parlare della morte.

Doddore la galera la conosceva: nove anni ne ha fatto.

Altro che Vasco Rossi.

Ne avrebbe dovuto fare altri cinque.

Adesso Doddore è morto.

Doddore è morto, viva Doddore?

Dipende.

Perché è morto, Doddore?

Perché, a un certo punto, non ha detto: “E immoi bastat! E deu mi nci depu morri po bosatrus? Ma cravai.si.nci in su cunnu!”

Perché?

Sarei diventato un fanatico doddoriano, se l’avesse fatto.

In questi giorni ho pensato che non l’avesse fatto perché aveva rinunciato alla sua vita per vivere quella del personaggio che si era inventato.

Poi, stasera, mi sono fatto due conti: sono perito chimico, eh!

Ho 74 anni e devo scontare quasi cinque anni di galera, non riducibili, in quanto recidivo, e la galera la conosco bene.

Se mi va bene, esco di galera a ottanta anni, se mi va bene, dopo cinque anni di merda.

Ma cravai.si.nci in su cunnu!

Ma deu mi morgiu immoi!

Avrei fatto la stessa cosa.

Mi piace pensare che Doddore non fosse un eroe.

Mi piace pensare che Doddore abbia scelto per la sua dignità di uomo, per la sua indipendenza.

Quel poco che gli era rimasta.

Mi piace molto meno pensare che si sia sacrificato per noi Sardignoli.

E poi, purtroppo, dall’altra parte, c’erano lo stato italiano e i suoi eroi.

Doddore li ha inculati e ha inculato anche noi.

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