Archive for September, 2017

September 30, 2017

L’isola dei suicidi

La notizia è già stata dimenticata.

Sparita nel giro di un giorno.

La Sardegna ha il record dei suicidi, ma questo non interessa a nessuno.

Nessuno dei giornali sardi o italiani–che io sappia–ha ripreso il comunicato dell’Ansa.

Sui social media, la notizia è apparsa e sparita nel giro di un giorno.

Rimossa immediatamente.

Si starnazza di “emergenza femminicidio” per–a quanto mi risulta–l’unico caso di quest’anno: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/09/28/domusnovas_uccisa_dal_marito_l_uomo_fermato_dai_carabinieri-68-649520.html

Un caso su una popolazione di 1.600.000 abitanti, oltre al tentativo, in maggio, conclusosi con il suicidio del violento: di cosa stiamo parlando?.

Mentre 20,4 casi di suicidio ogni 100.000 abitanti–un incidenza cento volte superiore al bassissimo tasso di femminicidi in Italia–non costituirebbe un’emergenza.

Misteri delle menti colonizzate e coglionizzate.

Da dove proviene questo record?

Non sembra essere causato dalle disastrose condizioni economiche della Sardegna, condivise dall’Italia meridionale: ” Una situazione anomala se consideriamo che in generale i tassi di suicidio nel Sud sono mediamente più bassi che nel resto d’Italia (4-5 casi per 100mila abitanti), dunque circa due volte e mezzo inferiori a quelle della Sardegna”.”

Se questo record sardo creasse allarme sociale, si farebbero delle ricerche, per sapere che tipo di persone si suicidano.

Che io sappia, queste ricerche non sono state effettuane né si pensa di effettuarle.

Gli psichiatri osservano questo fenomeno sociale–date le dimensioni–da un punto di vista psichiatrico: “Su questi temi ma anche sulla società postmoderna, sul reclutamento jihadista, sulle nuove dipendenze comportamentali, sulle nuove forme di psicopatologia, sul crescente aumento dei disturbi dell’umore, sulle problematiche di salute mentale legate all’uso di sostanze, e sulle nuove dipendenze da device elettronici si parla da oggi al 23 settembre a Cagliari nel Congresso nazionale (“Postmodernità. Psichiatria 2.0″) organizzato dai Giovani Psichiatri, di cui è presidente Giovanni Martinotti, della Società Italiana di Psichiatria. Presente anche il presidente della World Psychiatric Association, Dinesh Bhugra.”

Del resto l’allarme nella società sarda è esso stesso inesistente, come si è potuto constatare in questi giorni.

I Sardi–i Sardignoli–si allarmano a comando, telecomandati come sono dai grandi media italiani.

E i Sardi–i Sardignoli–si allarmano per un fenomeno cento volte più ristretto, che oltretutto, nell’isola sembra quasi inesistente.

E allora proviamo a fare delle ipotesi, che andrebbero verificate con la raccolta di dati.

Il record tristissimo della Sardegna–accompagnato dal fatto che “La regione è infatti tra quelle maggiormente gravate da più elevati tassi di prevalenza di depressione – ha spiegato Carpiniello – circa il 13% della popolazione viene colpita nel corso della vita da uno o più episodi di depressione, maggiore rispetto ad una media nazionale del 9-10%.”–ha a che fare con ‘altro record sardo, quello della dispersione scolastica?

Riflettendoci un attimo: cosa comporta l’abbandono della scuola prima di aver conseguito il diploma, per quel 25% circa di ragazzi sardi?

La drastica riduzione di prospettive per il futuro.

E non occorre essere dei geni della psichiatria per capire quanto sia deprimente non avere un futuro davanti a se.

Quanti sono i giovani sardi disoccupati?

Questo articolo ci fornisce un’idea.

La percentuale reale non si discosterà di molto dal 56% qui riportato.

È strano pensare che la disoccupazione porti alla depressione e, in casi estremi, al suicidio?

Occorrerebbero delle ricerche che non si limitino a cercare cause psichiatriche, individuali, per la strage–questa sí–dei Sardi: ricordiamoci che si strilla di “strage delle donne” con un tasso di femminicidi cento volte inferiore.

Ma la disoccupazione non può spiegare tutta l’eccezionalità del tasso di suicidi tra i Sardi.

Come si è visto, il Meridione d’Italia presenta tassi tassi circa due volte e mezzo inferiori.

Per trovare cifre simile a quelle sarde, bisogna andare in Sud Tirolo: “Sono dati pari solo a quelli della Provincia di Bolzano (20 casi per gli uomini e 5,5 per le donne).”

E il Sud Tirolo è ricco.

Rimangono, come possibili spiegazioni, una predisposizione genetica alla depressione–e questa la lasciamo ai razzisti–o una predisposizione culturale.

I Sardi non si amano, e questo è un dato di fatto.

Ai Sardi, sia la scuola italiana, sia la società, dominata dalla borghesia sardignola, insegna l’autodisprezzo, il self-hate.

Cose già dette tante volte e ignorate, come si cerca di ignorare il triste record dei suicidi.

Ripeto, occorrerebbero delle ricerche, ma è evidente che nessuno le vuole, così come nessuno vuole scoprire le cause della dispersione scolastica.

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September 13, 2017

“I femminicidi non sono abbastanza? Cambiamo il significato della parola!”

“Il termine femminicidio non si esaurisce nel definire la morte fisica, anche perché in Itali le vite perse per questa ragione riguardano un numero di donne che oscilla approssimativamente tra 100 e 130 all’anno, che sul piano strettamente umano sono tutte di troppo, ma rappresentano un fenomeno limitato dal punto di vista statistico, almeno rispetto ad altre classificazioni di perdita.

Per fare un esempio: il fatto che gli incidenti stradali in Italia uccidano ogni anno oltre 3000 persone e ne feriscano circa 250.000 fa si che l’insicurezza stradale venga percepita come un problema collettivo e si mettano in atto specifiche azioni preventive e sanzionatorie per ridurne la portata. Invece il numero relativamente ridotto delle morti dirette per femminicidio – oltre a essere frutto di un calcolo approssimativo dovuto all’assenza di uno specifico osservatorio del fenomeno – genera un allarme sociale che può sembrare ingannevolmente acuto in prossimità di fatti di cronaca particolarmente efferati, ma che nella quotidianità è invece quasi inesistente. Il numero di morte per femminicidio è infatti 40 volte più basso persino della soglia necessaria per definire una qualunque malattia rara.”

Dopo queste considerazioni, Michela Murgia propone semplicemente di cambiare il significato della parola “femminicidio”.

Insomma, visto che in Italia non si ammazzano abbastanza donne da giustificare l’allarme sociale da lei invocato , la soluzione consisterebbe nello stravolgere il significato del termine “femminicidio”, in modo da includere qualsiasi forma di oppressione delle donne.

Ora, se non ci possono essere dubbi sul fatto che le donne siano ancora largamente oppresse, non ci possono essere nemmeno dubbi–non li ha nemmeno lei, Murgia–sul fatto che il femminicidio sia un fenomeno marginale, meno marginale del fenomeno opposto, cioé delle donne che ammazzano i loro compagni, ma marginale.

A cosa servirebbe la truffa semantica proposta dalla nota scrittrice italiana?

Io non sono mai entrato nella sua testa e mi limito a dire che un simile imbroglio servirebbe soltanto a creare ancora piú confusione di quanto non facciano i falsi allarmi sulla falsa “emergenza femminicidi”.

Ricordiamo: “Il numero di morte per femminicidio è infatti 40 volte più basso persino della soglia necessaria per definire una qualunque malattia rara.”

A chi serve confondere l’oppressione delle donne (reale e diffusa) con un fenomeno sporadico (120 casi su sessanta milioni di abitanti)?

Non credo che serva alle donne.

Serve sicuramente ai due giornali che piú diffondono l’allarme sul femminicidio: Corriere della Sera e La Repubblica.

Forse serve a Michela Murgia ma questo solo lei puó saperlo,.