L’isola dei suicidi

La notizia è già stata dimenticata.

Sparita nel giro di un giorno.

La Sardegna ha il record dei suicidi, ma questo non interessa a nessuno.

Nessuno dei giornali sardi o italiani–che io sappia–ha ripreso il comunicato dell’Ansa.

Sui social media, la notizia è apparsa e sparita nel giro di un giorno.

Rimossa immediatamente.

Si starnazza di “emergenza femminicidio” per–a quanto mi risulta–l’unico caso di quest’anno: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/09/28/domusnovas_uccisa_dal_marito_l_uomo_fermato_dai_carabinieri-68-649520.html

Un caso su una popolazione di 1.600.000 abitanti, oltre al tentativo, in maggio, conclusosi con il suicidio del violento: di cosa stiamo parlando?.

Mentre 20,4 casi di suicidio ogni 100.000 abitanti–un incidenza cento volte superiore al bassissimo tasso di femminicidi in Italia–non costituirebbe un’emergenza.

Misteri delle menti colonizzate e coglionizzate.

Da dove proviene questo record?

Non sembra essere causato dalle disastrose condizioni economiche della Sardegna, condivise dall’Italia meridionale: ” Una situazione anomala se consideriamo che in generale i tassi di suicidio nel Sud sono mediamente più bassi che nel resto d’Italia (4-5 casi per 100mila abitanti), dunque circa due volte e mezzo inferiori a quelle della Sardegna”.”

Se questo record sardo creasse allarme sociale, si farebbero delle ricerche, per sapere che tipo di persone si suicidano.

Che io sappia, queste ricerche non sono state effettuane né si pensa di effettuarle.

Gli psichiatri osservano questo fenomeno sociale–date le dimensioni–da un punto di vista psichiatrico: “Su questi temi ma anche sulla società postmoderna, sul reclutamento jihadista, sulle nuove dipendenze comportamentali, sulle nuove forme di psicopatologia, sul crescente aumento dei disturbi dell’umore, sulle problematiche di salute mentale legate all’uso di sostanze, e sulle nuove dipendenze da device elettronici si parla da oggi al 23 settembre a Cagliari nel Congresso nazionale (“Postmodernità. Psichiatria 2.0″) organizzato dai Giovani Psichiatri, di cui è presidente Giovanni Martinotti, della Società Italiana di Psichiatria. Presente anche il presidente della World Psychiatric Association, Dinesh Bhugra.”

Del resto l’allarme nella società sarda è esso stesso inesistente, come si è potuto constatare in questi giorni.

I Sardi–i Sardignoli–si allarmano a comando, telecomandati come sono dai grandi media italiani.

E i Sardi–i Sardignoli–si allarmano per un fenomeno cento volte più ristretto, che oltretutto, nell’isola sembra quasi inesistente.

E allora proviamo a fare delle ipotesi, che andrebbero verificate con la raccolta di dati.

Il record tristissimo della Sardegna–accompagnato dal fatto che “La regione è infatti tra quelle maggiormente gravate da più elevati tassi di prevalenza di depressione – ha spiegato Carpiniello – circa il 13% della popolazione viene colpita nel corso della vita da uno o più episodi di depressione, maggiore rispetto ad una media nazionale del 9-10%.”–ha a che fare con ‘altro record sardo, quello della dispersione scolastica?

Riflettendoci un attimo: cosa comporta l’abbandono della scuola prima di aver conseguito il diploma, per quel 25% circa di ragazzi sardi?

La drastica riduzione di prospettive per il futuro.

E non occorre essere dei geni della psichiatria per capire quanto sia deprimente non avere un futuro davanti a se.

Quanti sono i giovani sardi disoccupati?

Questo articolo ci fornisce un’idea.

La percentuale reale non si discosterà di molto dal 56% qui riportato.

È strano pensare che la disoccupazione porti alla depressione e, in casi estremi, al suicidio?

Occorrerebbero delle ricerche che non si limitino a cercare cause psichiatriche, individuali, per la strage–questa sí–dei Sardi: ricordiamoci che si strilla di “strage delle donne” con un tasso di femminicidi cento volte inferiore.

Ma la disoccupazione non può spiegare tutta l’eccezionalità del tasso di suicidi tra i Sardi.

Come si è visto, il Meridione d’Italia presenta tassi tassi circa due volte e mezzo inferiori.

Per trovare cifre simile a quelle sarde, bisogna andare in Sud Tirolo: “Sono dati pari solo a quelli della Provincia di Bolzano (20 casi per gli uomini e 5,5 per le donne).”

E il Sud Tirolo è ricco.

Rimangono, come possibili spiegazioni, una predisposizione genetica alla depressione–e questa la lasciamo ai razzisti–o una predisposizione culturale.

I Sardi non si amano, e questo è un dato di fatto.

Ai Sardi, sia la scuola italiana, sia la società, dominata dalla borghesia sardignola, insegna l’autodisprezzo, il self-hate.

Cose già dette tante volte e ignorate, come si cerca di ignorare il triste record dei suicidi.

Ripeto, occorrerebbero delle ricerche, ma è evidente che nessuno le vuole, così come nessuno vuole scoprire le cause della dispersione scolastica.

Advertisements

2 Comments to “L’isola dei suicidi”

  1. E’ in effetti curioso il dato dei suicidi in Sardegna. Affiancandolo al basso tasso di omicidi (con l’eccezione dolorosa della provincia di Nuoro, che è la prima), al basso tasso di criminalità in genere, noi abbiamo tassi di suicidio da popoli nordici, o quasi. Quelli si suicidano perchè non vedono il sole x sei mesi, noi boh. Bisognerebbe affinare la ricerca per vedere se all’interno dell’isola ci sono delle diversità, l’età media dei suicidi ecc. Sicuramente le scarse prospettive di lavoro nella nostra terra da almeno trent’anni, una vita, sono la causa principale. Ma i nostri giovani, oggi sono anche allegri e urbanizzati, specialmente nel sud dell’isola, dove i contatti sono più facili ed è presente una grande città che, parola dell’Agenzia delle Entrato, è il quinto capoluogo di Regione per reddito dichiarato ed ha una qualità di vita molto alta, quasi californiana. Fuori da Cagliari c’è il deserto, demografico ed economico. Specie nei più piccoli paesi dell’interno dell’isola, da dove i giovani fuggono (soprattutto le ragazze), ci sono molti anziani soli, i pochi giovani (maschi) hanno poche occasioni per incontrare altre realtà e, soprattutto, gnocca !! Non escluderei neppure un fattore culturale, soprattutto negli anziani: il ballo sardo, la musica sarda, sono …insomma, paragoniamoli alla taranta, sono tristi. Questo mio è un tratto di autorazzismo 🙂 https://www.youtube.com/watch?v=eQkakJezeT8

  2. Saudade sarda !!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: