Perché voterei s’arrumbiamerda

Hanno cominciato nel modo peggiore possibile.

Un simbolo egizio che rimanda–almeno sperano–al nostro passato glorioso, vecchio di millenni.

Accompagnato poi da etimologie cervellotiche.

In effetti, poi, sono solo un cartello elettorale composto per lo più dai soliti noti e messo insieme all’ultimo momento.

Insomma, faccio mie tutte le critiche di Vito Biolchini e ci aggiungo anche le prese in giro di un certo Pitzalis.

Eppure voterei ugualmente per loro.

No, la maggior parte di loro non mi è neppure simpatica.

Sapete tutti, oltretutto, che io non sono nemmeno indipendentista, almeno nel senso che considero l’impendenza statuale al massimo un mezzo e non un fine.

Il fine è vivere bene da Sardi in Sardegna.

Ma ugualmente voterei per AutodetermiNazione.

Perché alle elezioni si va a votare per motivi politici, non per dimostrare a noi stessi quanto siamo belli: eja, Liberi e Belli!

La realtà politica è che i Sardi sono il 2,6% dell’elettorato della Repubblica Italiana e che quindi i partiti italiani non hanno alcun interesse a rappresentarla.

Pensate alle servitù militari: perché i terreni sottoposti a servitù militare non sono localizzati in Lombardia o in Sicilia?

Perché i Lombardi e i Siciliani non lo accetterebbero mai.

Ma soprattutto perché rappresentano un numero sufficiente di elettori da garantirsi contro la prepotenza dello stato.

A nessun partito conviene far incazzare tutti questi milioni di elettori, che quindi, come sappiamo bene, condizionano anche le iniziative politiche dei partiti.

I Sardi invece sono pochi e non contano una mazza: né per lo stato, né per i partiti italiani.

Se un sardo prova a fare gli interessi dei suoi elettori, viene cacciato: così è successo a Cotti e Scanu, proprio rispetto alle servitù militari.

È l’ennesimo esempio del fatto che i partiti italiani rappresentano gli interessi degli italiani, non quelli dei Sardi.

Del resto, nei partiti italiani, i Sardi vanno avanti in maniera direttamente proporzionale al loro grado di alienazione dalla realtà sarda: si veda, per tutti, l’ultima menata di Massimino Arrì Arrò : Dice no all’indipendentismo, anche se poi aggiunge che «lo Stato deve riconoscerci maggiori diritti e noi dobbiamo essere più bravi a esercitare l’Autonomia. E rivela poi un «sogno: gli Stati uniti d’Europa, quello è il futuro e speriamo non sia lontano».

Ancora qui a mendicare “maggiori diritti” dallo stato, anziché riconoscere che i nostri interessi sono spesso inconciliabili con quelli dello stato italiano.

Votare un partito italiano è come spararsi agli zebedei.

Stessa storia il non andare a votare.

Si ndi seus lingius is didus de Pigliaru!

Pigliaru è stato eletto soltanto perché la metà dei Sardi non è andata a votare.

Non c’è bisogno di essere indipendentisti per capire che alla Sardegna occorre uno schieramento politico che sia lì per fare gli interessi dei Sardi ogni volta che questi contrastano con gli interessi degli Italiani.

Pensate soltanto alla tragicommedia della Vertenza Entrate.

Io, socialista, federalista, una vita a sinistra, voto nella Circoscrizione Europa, quindi non potrò votare per s’arrumbiamerda.

Ma se fossi in Sardegna, lo farei di cuore.

Non fosse altro che per mandare agli Italiani il messaggio chiaro che “avete davvero rotto i coglioni!”

 

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2 Comments to “Perché voterei s’arrumbiamerda”

  1. Salude,

    I’m sorry that this comment isn’t directly relevant to your post. I’m a linguistics PhD student currently interested in Sardinia, and I was hoping I might be able to ask you some questions about phonology, specifically post- vs intervocalic descriptions of /s/ voicing. Based on the discussion in your book about Sestu Campidanian, I think you would be the perfect person to ask. This post isn’t the right forum to continue the discussion, so I was wondering if you have an email address or some other way for me to contact you.

    Apologies again,
    Samuel

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