Bolognesi

De ita fueddu in custu blog? De lingua e de atras cosas.

Ma chi seis arribbaus a custu puntu, bolit nai ca custu ddu sciéstis giai.

Ma medas non scint a chini seu, foras de su chi scríu.

Mi nant Bolognesi, ca Babbu fiat Ferraresu, arribbau in Sardinnia po sa bonifica de Fertilia, in su 1936, cun totu sa famillia manna de jaju.

Mamma, invecis, fiat de Biddanoa Monteleone, a pagu tretu de S’Alighera, e de sangunau ddi naránt Tilocca.

Deu seu nasciu in Biddamassargia, a su costau de Iglesias, ma pagu tempus a pustis de essi intrau Babbu a trabballai in sa miniera de Santuanni, totu sa famillia (7 fillus) est andada a bivi in Iglesias.

Duncas, deu seu Gresienti, a sa propriu manera de medas atrus Gresientis: fillus e fillas de genti foresa arribbada a innias po trabballai in miniera.

In domu fueddastus in italianu. Beh, insomma, prus o mancu, ma ge festus cumbíncius de fueddai in italianu.

Babbu non fiat bonu a ligi o scriri e Mamma iat fatu sa segunda sceti, duncas fueddastus italianu po manera de nai.

Su sardu dd’apu imparau in s’arruga, de is amigus.

Mi seu diplomau de peritu chimicu in Casteddu, ma apu fatu s’operaiu fintzas a s’edadi de 40 annus.

Mi seu coiau e affillau a giovunu e nci tengu tres fillus.

Mi seu torrau a ponni a studiai a mannu-sempri trabballendi, ma a merí- e mi seu laureau in Lingua e Literadadura Italiana (cun specializatzioni in fonologia) in s’Universidadi de Amsterdam in su 1992.

In su 1993 m’ant assúmiu in sa NWO (chi iat essi su CNR olandesu) po fai una circa a pitzus de sa fonologia de su sardu campidanesu de Sestu e in su 1998 apu pigau su titulu de PhD.

Che linguista, apu trabballau in is universidadis de Amsterdam e de Groninga e seu stetiu in is duas cummissionis regionalis de sa lingua.

Is pubblicatzionis mias in paperi:

1. Monografias

Bolognesi, R.: The Phonology of Campidanian Sardinian: A unitary account of a self-organising structure, Den Haag (1998).

Bolognesi, R.: Una normalizzazione democratica della lingua sarda unificata. Norme per la convivenza pacifica delle varietà del sardo, Condaghes, Cagliari (2002).

Bolognesi, R../Heeringa, W.: Sardegna fra tante lingue. Il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo ad oggi, Condaghes, Cagliari (2005).

Bolognesi, R.: La limba sarda comuna e le varietà tradizionali del sardo, Regione Autonoma della Sardegna, Centro Stampa Regione Sardegna, Cagliari (2007).

2. Editzionis di testus

Bolognesi, R./Helsloot, K. (a cura di), La lingua sarda: L’identità socio-culturale della Sardegna nel prossimo millennio, Cagliari 1999.

Bolognesi, R. (a cura di): Le convergenze parallele. Colmare il divario tra la linguistica accademica

e la tutela delle lingue, Condaghes, Cagliari (2007)

3. Saggius e articulus

Bolognesi, R.: «Lenition in a Sardinian Dialect», in: P.M. Bertinetto/M. Kenstowitcz/M. Loporcaro (a cura di), Certamen Phonologicum II, Torino (1991).

Bolognesi, R.: «Per un approccio sincronico alla linguistica e alla standardizzazione del sardo», in: R. Bolognesi/K. Helsloot (a cura di), La lingua sarda: L’identità socio-culturale della Sardegna nel prossimo millennio, Cagliari (1999).

Bolognesi, R.: «Vroeger was het Sardisch een dialect, nu is het een taal!. Dialectvariatie en standaardisatie op Sardinie», in Gramma/TTT-tijdschrift voor taalwetenschap 7-2 (1999).

Bolognesi, Roberto: “Il sardo tra isolamento e contatto: Una rianalisi di alcuni stereotipi“, Ianua. Revista Philologica Romanica, http://www.romaniaminor.net/ianua/index2_en.htm, 2001a

Bolognesi, Roberto: “Per una standardizzazione ‘morbida’del sardo”, in Limba lingua language. Lingue locali, standardizzazione e identità in Sardegna nell’era della globalizzazione, a cura di Mario Argiolas e Roberto Serra. Cagliari, Cuec editrice, 2001b .

Bolognesi R./ Heeringa, W. «De invloed van dominante talen op de fonologie en het lexicon van Sardische dialecten», in Gramma/TTT-tijdschrift voor taalwetenschap 9 numero 1 (2002a).

Bolognesi   Roberto: “Un programma esperimentale di educazione linguistica in Sardegna“, in Ianua: http://www.romaniaminor.net/ianua/index2_en.htm

Bolognesi R./ Heeringa, W. «L’influsso delle lingue dominanti sul lessico e la fonologia dei dialetti sardi», in Su sardu: Limba de Sardigna e limba de Europa. Atti del congresso di Berlino 30 novembre – 2 dicembre 2001, CUEC, Cagliari. (2004)

Bolognesi R./ Heeringa, W. «Il rapporto tra Limba Sarda Comuna e le altre varietá del sardo», Observatori de les Llengües d’Europa i de la Mediterrània, Universitat de Girona (in corso di pubblicazione)

Bolognesi, R. «Is identidades linguisticas de is sardos», Regione Autonoma de sa Sardinnia, (in corso di pubblicazione).

E apu scritu medas atras cositeddas chi funt in Internet.

4 Comments to “Bolognesi”

  1. Siamo i figli di Cara Tomaso di SESTU, vi inviamo il link del sito di Tomaso Cara.
    Vivi saluti
    fratelli Cara

  2. Siamo i figli di Cara Tomaso
    Vi inviamo il link sel sito di CARA TOMASO
    Vivi saluti Camillo, Davide
    http://camillo4.interfree.it/

  3. Bolognesu istimau,
    còlliti custu, puru chi siat in talianu.

    Poichè seguo con attenzione le sorti della nostra lingua, ho preparato l’articolo che segue sull’ennesima Conferenza regionale che la riguarda.
    Gli esperti che partecipano sono tutti di ottimo livello, ma questo non basta. Da diversi anni si tiene la Conferenza e anche nei decenni precedenti validi studiosi hanno approfondito e proposto, ma tutto è rimasto come prima, di fatto. Una miriade di case editrici sono sorte specie con la legge 26, tanto è stato pubblicato in sardo, Ufìtzios de sa limba sono stati aperti in numerosi Comuni e Province, premi di poesia e prosa in limba dovunque, ma la lingua sarda si estingue. Dunque ci vuol altro.
    Questo articolo intende rappresentare che l’argomento è delicato, e che se non si interviene in maniera corretta si rischia persino di accelerare la fine della nostra lingua.
    La madre di tutti i problemi: l’introduzione del sardo come materia di studio obbligatoria in tutte le scuole della Sardegna. Solo questo potrebbe invertire la rotta. Insomma, ci vuole un atto di coraggio da parte della Regione. Il resto è fumo che lascia il tempo che trova.
    Sarebbe bene che l’articolo venisse pubblicato subito. Disponibile per qualunque chiarimento.
    Saluti cordiali.

    Michele Podda
    cell. 389 8181122

    Conferenza sulla “limba”: non b’est acontzu chene iscontzu.

    Nei giorni dal 9 all’11 dicembre, a Fonni, si tiene la conferenza annuale per la lingua sarda.
    Un’altra inutile passerella di studiosi e studiati, politici e conferenzieri, e sopratutto di “addetti” regionali che svolgeranno a dovere il loro ruolo di cerimonieri dell’occasione.

    L’elenco dei partecipanti per la verità è di tutto rispetto, dato che molti di loro sono ben noti per aver concretamente lavorato in vari modi per la lingua sarda. Il programma dei lavori per contro è tanto generico quanto superficialmente ammiccante, come fa intendere il titolo “Una Limba Normale”, proposto tutto con iniziale maiuscola nel sito RAS.

    Avrei capito la maiuscola per l’articolo iniziale, perchè è la prima parola; capisco anche la maiuscola per limba, perchè le si vuole attribuire importanza, prestigio, alla stregua di un nome proprio che, detto in logudorese (in campidanese è identico a quello in italiano “lingua”) significa, in tale contesto, “lingua sarda” e niente altro. Dunque la maiuscola come idea di volerla mettere ancor più al centro dell’attenzione. E va bene.
    Ma perchè la maiuscola per “Normale”? E’ un aggettivo che non dovrebbe comunque assumere connotazione di primo ordine, che non può obiettivamente aspirare a posizioni di altissimo rilievo, come per “Limba”; un motivo ci sarà.

    A ben vedere, spero di non sbagliarmi, il significato di questa scelta grafica potrebbe essere il seguente: VOGLIAMO CHE SI PARLI DI LINGUA SARDA NORMALE, E NON TANTO DI LIMBA SARDA COMUNA.

    SPERO di non sbagliarmi, perchè allora questa sarebbe la velata confessione di un fallimento che poteva essere facilmente previsto, se i burocrati e i politici avessero ascoltato studiosi e appassionati che seguono sul campo le sorti della lingua sarda.
    Riconosco che tanti volenterosi hanno salutato l’arrivo della LSC come una via necessaria alla sua valorizzazione, un modo di giungere più in fretta al riconoscimento di un “sardo” ufficiale, in totale buona fede; ma questa scelta non poteva avere futuro, perchè il punto di partenza doveva e deve restare assolutamente il sardo parlato, quello esistente, in tutte le sue forme, nei numerosissimi dialetti, compresi quelli di Sassari e della Gallura.
    L’ammettere di avere sbagliato è un importante passo avanti, perchè ciò limiterebbe i danni e potrebbe costituire finalmente l’inizio di un nuovo modo di affrontare la questone, con estremo rispetto e con tanta umiltà e prudenza, nei confronti della lingua sarda conosciuta e parlata in tutta la Sardegna.

    Ricercando notizie, come dicevo, sulla conferenza, mi sono imbattuto nella nota riguardante la conferenza stampa tenuta dall’Ass. Milia, pubblicata come accennavo nel sito della Ras.
    Titolo di tale nota: “La Regione punta allo sviluppo della lingua sarda. Presentata conferenza regionale”. Dunque abbiamo già una rivelazione di prima mano: pare che la Regione intenda puntare, nientepopodimeno che, allo sviluppo… Incredibile, ancora queste parole trite, già obsolete dalla nascita, trenta o quaranta anni fa; e qui si ripetono ancora come promessa, come dichiarazione di intenti, come soluzione per il futuro. Se questo è il livello, allora la lingua sarda può stare fresca davvero.
    Il “lungo e articolato” resoconto, una ventina di righe in tutto, con una foto che lo sovrasta per posizione, dimensione, nitidezza, colore e contenuto, fornisce agli interessati altri “importantissimi” dettagli, fra cui i principali sono:

    – che bisogna dare alla lingua una collocazione normale e non occasionale, perciò quel titolo (il problema sarebbe “come”, cioè con quali strumenti e metodi);

    – che nella conferenza verranno presentate le linee guida del Piano triennale per la lingua e la cultura sarda, e che esse convergeranno verso progetti che diano solidità alle nostre radici, alla nostra tradizione ed alla nostra lingua (questi progetti e obiettivi, assolutamente generici, sono gli stessi da tanti decenni e di fatto sono rimasti degli slogans vuoti, mai veramente perseguiti);

    – che non si vuole “che la nostra lingua rimanga confinata in alcune zone, sempre più ristrette, della Sardegna” (un pio desiderio/auspicio che necessita di atti concreti);

    – che in zone sempre più ristrette, ove il 70% parla ancora sardo, solo il 13% dei bambini conversa in limba con i propri genitori (questa è detta anche “scoperta dell’acqua calda”; mentre ne stiamo parlando la percentuale è già scesa al 5%);

    – che “anche per questo abbiamo deciso di puntare sull’istruzione e sull’insegnamento, a cominciare dalle scuole” (altra novità sconcertante: però non capisco bene cosa significhi “puntare”; finora invece?);

    – che “chiederemo di inserire, nel progetto ministeriale “Scuola digitale”, tra gli argomenti scientifici, anche la lingua sarda” (geniale, così potrà trovare applicazione l’inutile e per adesso dannoso C.R.O.S., il correttore ortografico di recente partorito);

    – che “in molte zone proprio del nuorese le famiglie non parlano più in limba” (ma dove son finite le belle tradizioni?);

    – che “non è assolutamente una vergogna sentirsi europei e allo stesso tempo sardi, con la nostra identità linguistica” (bontà loro);

    – che infine è una questione di soldi e che dunque “è necessario che la Regione reperisca altre fonti di finanziamento per lo sviluppo della politica culturale e linguistica” (speriamo che piova).

    E questo è tutto. Di novità, come si vede, neanche l’ombra; salvo il progetto nazionale di “Scuola digitale” in cui inserire l’argomento scientifico “lingua sarda” e in cui ritengo si voglia utilizzare il CROS appena varato. Desolante. Per il resto tante parole prive di contenuto. Solo i partecipanti dunque potrebbero riempire il vuoto profondo, purchè le proposte abbiano poi concrete applicazioni.

    Perciò rivolgo un appello a tutti i partecipanti alla Conferenza di Fonni, che hanno a cuore le sorti del sardo:

    • abbiate coraggio nell’ostacolare progetti artificiosi ed insulsi che si ammantano di funzioni e valori che non hanno per la lingua sarda, perchè non sarebbero soltanto inutili, ma dannosi;

    • accantonate, almeno per il momento, la LSC e proponete lo studio del sardo che c’è, quello ancora vivo, in tutte le sue varianti e dialetti esistenti, compresi sassarese e gallurese; e rinviate per qualche anno l’uso veicolare della lingua sarda;

    • chiedete, pretendete SUBITO l’istituzione della cattedra di lingua sarda in tutte le scuole della Sardegna, con 2-3 ore settimanali per cominciare; proponetevi per predisporre testi adeguati;

    • fate presente che non è questione di soldi, perchè al limite l’intero ammontare delle somme previste per lingua e cultura sarda (addetti regionali, convegni e pubblicazioni, premi, cotillons e quant’altro) si potrebbe destinare a questo obiettivo;

    • ricordate all’Assessore che SOLTANTO L’OBBLIGO SCOLASTICO potrà ridare quel prestigio che, unico e solo, riuscirà a interrompere il processo di estinzione della nostra lingua;

    • che nell’insegnamento si dovrà assolutamente salvaguardare la lingua sarda da qualunque ingerenza di quella italiana TRAVESTITA DA SARDA, che deve restare ASSOLUTAMENTE DISTINTA; in caso contrario si sancirà la morte del sardo per asfissia;

    • minacciate che se questo non sarà fatto non vi limiterete a denunciare, ma adotterete altre forme di protesta, ben più convincenti di quelle degli stessi pastori.

    Coraggio dunque, “non b’est acontzu chene iscontzu”.
    Michele Podda

  4. Con la presente informiamo che l’Associazione culturale “Sa bèrtula antiga” con sede in Vallermosa lavora, con successo ed entusiasmo, da diversi anni nel settore della lingua e della cultura sarda, svolgendo attività di ricerca, approfondimento e studio riguardante tale argomento. Lavoriamo soprattutto attraverso le leggi di settore, quindi la Legge 482/99 e la L.R. 26/97 ed ultimamente abbiamo sperimentato alcuni progetti di recupero della lingua sarda con il circolo degli emigrati di Amburgo (Germania)
    Nel giro di alcuni anni siamo arrivati a gestire più di ottanta comuni, ubicati esclusivamente sulla provincia di Cagliari, provincia di Villacidro – Sanluri e provincia di Carbonia – Iglesias, sintomo che il lavoro che facciamo e la strada intrapresa è precisa, competente e non tralascia nessun aspetto: attività questa che ci ha permesso di occupare oltre 30 professionisti del settore che hanno gestito a vario titolo i progetti di cui sopra.
    In questi anni, lavorando con tante realtà, siamo venuti a contatto sia con gli Uffici della Regione che con tanti Enti Locali.
    Abbiamo collaborato, ci siamo confrontati, abbiamo voluto trovare un punto di accordo comune, con il rispetto reciproco per i ruoli svolti e soprattutto senza che ci fosse una interferenza da parte della RAS sulla variante linguistica utilizzata per sviluppare i progetti: ad oggi, per una nostra convinzione, vogliamo che le persone riconoscano la scrittura di un’eventuale comunicazione da parte delle amministrazioni locali, ragion per cui noi utilizziamo la lingua sarda nella variante campidanese, varietà locale: uno standard linguistico che non è nostro, di quello o di quell’altro, ma che è il risultato di anni di incontri e scontri fra i nostri operatori e la gente comune, che per noi rappresenta un importante punto di riferimento. Questo standard non lo riteniamo alternativo ai progetti della RAS o di altri Enti, pur essendoci differenze e mai ci siamo sentiti messi da parte, o addirittura censurati per il nostro modo d’agire. In una collaborazione attiva e fattiva, abbiamo agito nel modo che ci sembrava sempre più adatto, in piena libertà.
    La realtà quotidiana ci vede impegnati in continui confronti con i sardi e a questi, alla “gente comune” più che mai, oggi viene spiegato cosa sia e quale sia una politica linguistica. Ogni volta facciamo in modo che la gente conosca la LSC od altri progetti linguistici esistenti nel panorama linguistico odierno. Mai abbiamo insegnato o detto, né mai pensato, che la Limba Sarda Comuna, esperimento che tutti conosciamo, sia stata una imposizione calata dall’alto, anche perché corrisponderebbe ad una falsità.
    Partendo dal presupposto che afferma
    “Altri Enti o Amministrazioni pubbliche della Sardegna saranno liberi di utilizzare le presenti norme di riferimento oppure di fare in piena autonomia le scelte che riterranno opportune “ abbiamo spiegato, con calma, pazienza e senza pregiudizi alla gente cosa sia la LSC e quali siano gli obiettivi che si prefigge.
    Tanti affermano, come se fosse un dato acquisito, che la LSC sia rifiutata concretamente dalla popolazione, invece questa situazione merita molta più attenzione, perché la gente, una volta che conosce, una volta che è correttamente informata, non accetta più acriticamente le cose, ma ci ragiona, ci discute e non rifiuta a priori.
    Sono anni di forte e rinnovato interesse culturale, come tanti ci impegniamo ad accrescere la conoscenza e l’amore verso la nostra lingua e pensiamo che l’ultima cosa da fare sia quella di inventarci nuovi problemi o crearci dei nemici con lotte fratricide.
    Il piano triennale è un libro aperto, pieno di elementi molto interessanti e di nuovi spunti di riflessione: per questo sicuramente alla RAS chiediamo che intervenga anche con maggiori risorse per non fare in modo che il lavoro che tutti stiamo facendo vada vanificato e si perdano quelle preziose professionalità esistente sulla nostra splendida isola. Pensiamo che l’assessorato competente , a partire dalla conferenza di Fonni tenutasi recentemente per arrivare ad altri frequenti interventi, sta dimostrando interesse alla molteplici difficoltà del settore, e speriamo, come tutti quelli che ci lavorano da tempo, che i semi che quotidianamente gettiamo diano i frutti in un prossimo futuro.

    Questo progetto di collaborazione va avanti in tutti i comuni nei quali esistono i nostri servizi linguistici, fra i quali, ne citiamo alcuni, in rappresentanza degli circa ottanta attualmente gestiti:
    VALLEMOSA, SILIQUA, DECIMOPUTZU, DOMUSNOVAS, MUSEI, UTA, SARROCH, VILLA SAN PIETRO, PULA, DOMUS DE MARIA, TEULADA, ELMAS, ASSEMINI, DECIMOMANNU, ORROLI, NURRI, ESCOLCA, GERGEI, SIURGUS DONIGALA, SUELLI, SELEGAS, GUAMAGGIORE, GUASILA, GESICO, ORTACESUS, PIMENTEL, SANT’ANDREA FRIUS, BALLAO, ARMUNGIA, PAULI ARBAREI, LUNAMATRONA, VILLANOVAFORRU, USSARAMANNA, TURRI, SIDDI, TUILI, BARUMINI, GESTURI, LAS PLASSAS, SETZU, SERRAMANNA, SAMASSI, VILLASOR, SANLURI, FURTEI, SEGARIU, VILLANOVAFRANCA, SAN GAVINO MONREALE, VILLACIDRO, ARBUS, GONNOSFANADIGA, SARDARA, GUSPINI, GENURI, GIBA, S. GIOVANNI SUERGIU, GONNESA, SANT’ANNA ARRESI, SANT’ANTIOCO, PORTOSCUSO, SANTADI, VILLAPERUCCIO, PERDAXIUS, PISCINAS, NARCAO.

    Questi gli operatori che hanno collaborato e collaborano con noi e che ogni giorno lavorano per dare il loro apporto alla “questione della lingua sarda”

    Dott. Sarigu Salvatore
    Dott. Spiga Rinaldo
    Signor. Spiga Pietro
    Dott. Orrù Giuseppe
    Dott. Biolla Alessandro
    Dott.ssa Matta Sonia
    Dott.ssa Collu Marcella
    Dott.ssa Atzei Veronica
    Dott. Pintus Alessandro
    Dott. Spiga Valentino
    Dott. Silenu Michele
    Dott. Stefano Dessi
    Dott. Pinna Roberto
    Dott.ssa Lecca Elisabetta
    Dott.ssa Serra Veronica
    Dott.ssa Cuncu Roberta
    Dott.ssa Mameli Giorgia
    Dott.ssa Piras Silvia
    Dott. Ssa Serra Daniela
    Dott.ssa Pittau Maria NUNZIA
    Dott.ssa Marcialis Franca
    Dott. Molinu Giuseppe
    Dott.ssa Spano Michela
    Dott.ssa Lecca Valeria

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