Archive for ‘limba’

October 11, 2011

Fallimentu de su sardu in Casteddu? No, fallimentu de Amos Cardia

Fallimentu de su sardu in Casteddu? No, fallimentu de Amos Cardia

Oe in s’Unione Sarda est essidu un’artìculu chi contat de comente sos
istudiantes de su Liceo clàssicu Dettori de Casteddu no apant carculadu
unu cursu de limba sarda ammaniadu dae s’iscola. Su giornale de
Casteddu, chi no iscriet mai de polìtica linguìstica, ma petzi cando
depet pònnere tìrrias e divisiones mustrat apentu a sa chistione de sa
limba, lassat cumprèndere chi sos giovànos de Casteddu non siant
interessados a su sardu.

Ma a banda s’intentu feu de su giornale de fàghere dannu a sa limba,
b’at de meledare.

Nois intames pensamus chi su problema siat in aterue. Sende chi totu
sos cursos fatos bene e cun professionalidade  ant semper balangiadu s’
aficu de sèneghes e crios, de seguru b’at àpidu carchi faddina in sa
proposta formativa. E tando diamus cunsigiare a dirigentes iscolàsticos
e responsàbiles de averguare bene sos curricula de sos chi si proponent
de insingiare su sardu a sos àteros. E de averguare sas propostas
formativas.

B’at difatis unu grùstiu minore de operadores linguìsticos chi ant
tentu sèrios problemas de formatzione e no ant mancu sa laurea giusta
ca est curiosu chi unu laureadu in Scienze Politiche si pòngiat a
insingiare una limba minoritària cando chi peruna àtera limba si podet
insingiare cun cussa làurea.  E custos pitzinnos maleformados, chi como
sunt ismaniende, non ant galu cumpresu comente si depet presentare sa
chistione de sa limba minoritària finamentas in sas àreas ùrbanas. Non
tenent sas cumpètentzias pro presentare unu problema gasi imboligosu. E
in prus est dae annos chi non si agiornant, non si formant e non si
cunfrontant in sas initziativas ufitziales o in cussas de su ML.

Bi diat chèrrere umilidade meda, e finas bògia de si pònnere a
cunfrontu cun àteros sende chi sos pitzinnos mentovados in s’artìculu
sunt annos chi sunt currende ideas macas de divisione linguistica e non
partetzipant prus a cursos de formatzione o agiornamentu si non a
cussos organizados dae issos etotu. Isperamus chi su fallimentu de su
Dettori, chi ponet in fatu a milli àteros problemas naschidos in
comunas e provìntzias a sos matessi operadores, los convincat a pònnere
in contu sa possibilidade de cambiare e de torrare a unu Movimentu
Linguìsticu prus mannu e democràticu, chi los podet agiuare a
istransire custas figuras malas.

Ca dae poi, in fundu in fundu,  a banda sos problemas pessonales,
cajonende custas novas feas si faghet male a sa limba…

Cunfradia de sos amigos de sa limba

Artìculu de s’Unione

Cagliari – Dettori, la limba piace poco agli studenti
Gli studenti del Dettori snobbano il sardo. Il corso facoltativo di
limba promosso dal liceo classico di via Cugia a beneficio dei docenti
e degli alunni ha riscosso un discreto successo solo tra i primi (una
decina di iscritti), mentre gli alunni hanno quasi disertato del tutto
l’appuntamento. «Solo in due o tre hanno aderito», ha riferito il
vicepreside del Dettori, Tito Aresu, «un po’ ce lo aspettavamo e ci
dispiace moltissimo perché le lezioni, oltre ad essere interessanti,
puntavano al recupero e al mantenimento dell’identità sarda e alla
riscoperta delle tradizioni della nostra terra. Io stesso ho
partecipato e sono rimasto molto soddisfatto».

Il problema di fondo è che per le nuove generazioni, specialmente
quelle residenti in una città grande e moderna come Cagliari, la limba
è un qualcosa di antico e di lontano dalla loro mentalità. «Purtroppo
non siamo riusciti a coinvolgere i ragazzi», si rammarica Aresu, «ma
riproporremo comunque l’iniziativa, anche se prima bisognerà reperire i
fondi necessari. Bisogna cambiare la mentalità, anche dei docenti.
Bisogna far capire l’importanza di recuperare la nostra identità,
cultura e conoscenza».

Il corso di sardo era stato inaugurato durante lo scorso anno
scolastico per iniziativa dello studioso di cultura sarda Amos Cardia,
ex dettorino, laureato in Scienze politiche con una tesi su “Lingua e
politica in Sardegna dal 1720 al 1848”. Durante le ultime settimane di
lezione il corso era stato però sospeso a causa dei molteplici impegni
di fine anno dei dieci docenti iscritti che ne avrebbero resa difficile
una conclusione proficua. Le lezioni pomeridiane riprenderanno quindi
il 7 novembre prossimo e si concluderanno ai primi di dicembre.
Saranno ammessi anche nuovi corsisti che per qualsiasi ragione non
hanno potuto seguire la prima parte del percorso, dato che Cardia si è
dichiarato disponibile a presentare, a beneficio degli eventuali nuovi
iscritti, una sintetica versione riepilogativa. Per il futuro il
Dettori spera, fondi permettendo, di riuscire a riproporre il corso di
sardo coinvolgendo non solo gli insegnanti ma anche e soprattutto gli
studenti. ( p.l. )

 

 

 

September 30, 2011

Siamo uomini o Italiani?

 

Un paio di inteventi di amici di amici su FB mi hanno fatto girare le palle in modo sano e giusto.

Continuano a raccontare la menzogna del “tutti in Sardegna parlano l’italiano”.

Questa menzogna è tra l’altro propagata anche da alcuni amici–alcuni, ma molto influenti–di ProgReS: è il paradosso della Sardegna, in cui ci sono la sinistra che se ne fotte dei diseredati (linguistici) e gli indipendentisti che promuovono a lingua dell’identità la lingua dell’imperialismo culturale della democrazia più corrotta e ridicola del mondo, dalla quale vogliono staccarsi.

Ma basta! Siamo uomini o Italiani?

Eccolo qui di nuovo il vizio così tipicamente italiano di eleggere l’incoerenza e la disonestà intellettuale a virtù.

Visto che questi signorotti, interessati soltanto alla gestione del proprio feudo e dei propri interessi personali, continuano a raccontare balle, io continuo a rompergliele.

In Sardegna si parla un continuum di varietà che vanno dal sardo (o gallurese o sassarese o algherese o tabarkino)  all’italiano standard.

Non lo dico da oggi e non sono stato il primo a dirlo (si veda “L’italiano regionale di Sardegna, Loi Corvetto, 1983).

Nei miei lavori rappresento il continuum nel modo seguente:

Pretendere che tutti i Sardi attingano in modo uguale da questo continuum significa essere dei bugiardi spudorati: basta ascoltare come parla la gente per strada per sapere che non è vero.

Oppure significa che i nostri eroi evitano con cura di frequentare quei luoghi in cui la realtà linguistica della Sardegna risulta evidente.

E i nostri eroi sono di sinistra o indipendentisti!

Ai nostri eroi si è aggiunto la novella superstar della sinistra, il Sindigo di Cagliari.

Il Signor Sindigo non ha sentito la necessità di inserire tra i suoi programmi la valorizzazione del sardo.

Perché Signor Sindigo?

Perché?

Questa è tutta gente che vive di rendita sulla latitanza e reticenza dei linguisti italiani, i quali si guardano bene dal mettere in luce il rapporto tra dispersione scolastica e situazione linguistica.

La provincia di Cagliari era fino a poco tempo fa ai vertici della non invidiabile classifica.

Non so come stiano oggi le cose, né spetta a me fare tutto il lavoro.

Ripropongo allora un articolo che ho scritto un annetto fa.

Fra le righe si può leggere quello che i linguisti italiani non fanno.

Signor Sindigo, glielo devo spiegare io qual’è il rapporto tra il far appendere il cartello con la scritta STAMPAXI e la dispersione scolastica?

Mi faccia sapere!

E se fosse l’italiano a sparire?


September 29, 2011

Fisietto Pistis scrive a Massimo Zedda

O su Sindigu, io a lei già lo capisco, ma lei a me mi capisce?

Io tutto il suo programma di 45 pagine non me l’ho letto, ma già mi ho letto quello che ha scritto Vito Biolchini, che Vito già si fa capire anche da me.

A fustei dd’ant lassau unu bellu casinu de torrai a ponni a postu!

Un muntone di cose che vogliono fatte e un muntone di altre cose che tocca a sciusciarnele.

Una di quelle cose è la questione della cultura gestita in modo clientelare.

Ecco che cosa ne vuole fare della cultura?

A lei già lo sembrerà strano che sono proprio io a domandarglielo, ma forse che io non ci ho diritto anche io a farmi un poco di cultura?

Non seu Casteddaiu deu puru?

Cosa è? Solo is madamas a pelliccia ci hanno diritto?

Ma lei non è di quelli che sono alla parte di noi che la pelliccia ce l’abbiamo sceti di pelo nostro?

Eja, noi siamo quelli che i corsi di dizione per parlare l’italiano comenti chi fessint papendi pabassa non ce li possiamo pagare.

Noi siamo quelli che parliamo l’italiano come lo parliamo.

E cosa è? A noi sceti palloni?

Ma cosa ci volete a continuare a parlare italiano po manera de nai?

Se è vero che lei è alla parte nostra, perché nel suo programma non ci ha messo anche il sardo nelle scuole di Cagliari?

E miga sceti poita ca seus sardus, ma pure perché at essi ora de imparai a scioberai tra sardu e italiano, quando parliamo.

Voi che siete studiati ci dite che adesso parliamo tutti l’italiano: eja, ma s’italianu cosa mia miga est che su de bosatrus!

E come sarebbe?

Voi che dite che siete alla parte nostra, proprio non lo volete capire che quello che parliamo noi non è l’italiano che vuole la scuola e le maestre e i professori.

Che ai figli nostri li scrocorigano e così loro lasciano di studiare prima di prendersene un diploma: a duas bortas la media nazionale.

Noi ammisturiamo italiano e sardo, perché tutti ci dicono che quello che parliamo tutti è “italiano”, ma invece est totu faulas!

Se era italiano, perché i professori non vogliono a parlare e a scrivere così?

E allora, a figli nostri imparateli anche il sardo, così imparano che cosa è il sardo e che cosa è l’italiano.

Un’amico mi ha detto che si chiama “insegnamento contrastivo” o una cosa de aici.

Ah? Ita? I soldi di dove ne li bogate?

E provate a mandai a pasci dindus a quelli dell’Ente Lirico, ca si nci papant unu muntoni de dinai per fare mettere la pelliccia di animali morti alle loro amiche madamas!

Che ci sono problemi più importanti?

Ah, ma sceti candu tocat a bogai dinai po su sardu!

Po totu cussas tontesas su dinai ge dd’agatais!

No, adesso sono sbagliando!

Ero dicendo che lei è come tutti gli altri, soprattutto quelli che dico di essere di sinistra e poi–forroga-forroga–vogliono la cultura continentale e bo’, quella per gente studiata.

Quelli che non vogliono a mettere soldi per il sardo, ma già si fanno pagare bene per i musei del costume, là!

Quelli che dicono che la cosa sarda è tutta cosa vecchia, mì!

Ma, o su Sindigu, lei non è di quelli, annó?

Lei già è giovane e per lei il sardo non est prus sa lingua de su famini.

Sa lingua de su famini est s’italianu. E sa lingua de is imbrollionis puru!

Lei è giovane e già lo sa che uno più lingue parla meglio è.

E che sembra che a parlare più lingue serve anche po non s’arribbambiri!

Beh, o su Sindigu, se queste cose lei le sa, ita est abetendi po ponni su sardu in su programma?

Ah, dice che non tocca a lei a farlo nentrare nelle scuole?

Eja, ma già tocca a lei a fare tutte le altre cose–sportello linguistico, segnaletica in sardo, valorizzazione della lingua–che poi la gente capisce che è bello a parlare in sardo.

E cosa è meglio: a parlare bene in sardo e in italiano o a parlare come parlo io?

September 26, 2011

Scienza e non-scienza


La settimana scorsa siamo stati confrontati con il modo in cui si comportano gli scienzati–anzi gli Scienzati, quelli veri–di fronte a un dato che contraddice le loro teorie. E non è neanche una teoria da poco, quella che è stata messa in discussione.

Si tratta addirittura della Teoria della Relatività, formulata da Albert Einstein, cioè da quello che per il grande pubblico è Il Genio per antonomasia: appena un po’ meno importante della Madonna di Fatima.

Uno degli assunti fontamentali della teoria di Einstein (“La velocità della luce non è superabile”) è stato apparentemente falsificato da una rilevazione effettuata sui neutrini prodotti nell’acceleratore del CERN di Ginevra.

La reazione degli scienziati è stata: “Se le misurazioni verranno confermata da studi indipendenti, bisognerà mettere in discussione tutta la Teoria della Relatività.”

Perché? Come può un dato apparentemente così insignificante–la differenza rilevata corrisponde a una distanza di circa 20 metri di su un totale di oltre 700 chilometri–far trabballare tutta la costruzione teorica del Genio?

Perché così funziona la scienza, quella vera.

La teoria di Einstein è basata su degli assunti chiari e univoci e fa delle previsioni chiare e univoche.

Uno di quegli assomi è che la velocità della luce non sia superabile e questo può essere soltanto vero o falso.

Non esistono vie di mezzo.

La teoria è dunque FALSIFICABILE e risponde ai requisiti di scientificità, così come stabilito da Popper.

Adesso, i dati sulla velocità dei neutrini sembrano falsificare l’assioma di Einstein.

In questi giorni, non ho sentito nessuno scienziato levarsi a difendere a tutti i costi la teoria di Einstein–cosa che costituirebbe di fatto la proposta di un dogma–né ho sentito degli scienziati che mettessero in discussione la grandezza di Einstein.

Del resto, nella scienza, queste cose sono all’ordine del giorno e infatti l’eccitazione più grande è stata quella dei media, che hanno visto il loro beniamino cadere dal piedistallo su cui loro stessi l’avevano posto. La reputazione di Einstein tra i fisici era diversa–Einstein ha preso tutta una serie di cantonate–e del resto si sapeva da sempre che la Teoria della Relatività  è incompatibile con l’altra colonna portante della fisica moderna: la Teoría dei Quanti.

La reazione degli scienziati è stata: “Se i dati sulla velocità dei neutrini vennanno confermati, ci sarà un sacco di lavoro da fare.”

Cosa c’entra tutto questo con gli argomenti soliti di questo blog?

Pensate all’atteggiamento dei filologi sassaresi di fronte al dato che io ho presentato sulla distanza tra la LSC e il sardo di Abbasanta.

Il dato è lì da quattro anni, in attesa di essere, eventualmente, falsificato.

Cosa ci sarebbe di più bello per questi nemici viscerali della LSC–ma non solo: io direi nemici del sardo–che poter dire: “Non è vero che il sardo di Abbasanta coincide per oltre il 90% con la LSC.

Invece si limitano a dire: “La LSC è di plastica!”; “La ricerca commissionata dalla Regione è scientificamente trabballante!”

Si noti come nessuna delle due affermazioni sia falsificabile: la prima è una–diciamo così–metafora senza alcun significato reale; la seconda è priva di tutti i correlati che ne permetterebbero la verifica. Mancano infatti il titolo della ricerca, il nome dell’autore, il luogo di pubblicazione. La calunnia di Lupinu è formulata artatamente in modo da non poter essere verificata e/o falsificata.

Il fatto che sia inserita in una pubblicazione “scientifica” dimostra che la linguistica italiana ha poco a che fare con la scienza.

Ma passiamo alla suddivisione del sardo in due varietà: il cosiddetto logudorese e il cosiddetto campidanese.

Fermo restando che il logudorese si parla effettivamente in Logudoro (per esempio a Ozieri) e il campidanese si parla in Campidano (per esempio a Sestu), rimane il fatto che gli studi di Contini (1987) e i miei (2005, 2007) mostrano l’esistenza di altre varietà del sardo e l’impossibilità di tracciare dei confini netti tra tutte queste varietà.

Cosa fanno i nostri filologi per controbattere a questi argomenti?

Li ignorano.

E continuano a dire che la LSC è una specie di Frankenstein, perché mostra elementi “sia del logudorese che del campidanese”, ignorando o facendo finta di ignorare che la maggior parte dei dialetti sardi non si possono definire né “logudoresi”, né “campidanesi”, come affermato dagli stessi parlanti del sardo e come alla fine ammesso anche da chi ha curato la ricerca sociolinguistica, quella sí, commissionata dalla Regione: “Evitando nel rapporto finale la presentazione di questi dati si è voluto procedere con delicatezza – ha fatto capire A. Oppo – nei confronti di queste risposte frammentate e un po’ deludenti, e dunque si è preferito non indicarle per il momento; infatti il rapporto presentato a Paulilàtino costituiva soltanto una prima versione, elaborata in tempi da record, e poteva essere corretta in un secondo tempo.” A Marinella è scappata una verità!

Cosa dice Santu Max–il patrono dei filologi sardi–in proposito?

“Di fronte al logudorese, il quale è spezzettato in tante varietà dialettali, il campidanese ha il vantaggio di una maggiore unità e uniformità” (Wagner, La lingua sarda, 1951:56).

Wagner afferma e nega contemporaneamente la suddivisione del sardo in due varietà. La sua affermazione non è perciò falsificabile e perciò non si può considerare scientifica: insomma, è perfettamente inutile.

Ora, qui vediamo come differisca il comportamento dei filologi sassaresi da quello degli Scienziati.

A voi la non ardua sentenza!

September 12, 2011

Nuovamente sul concetto di letteratura nazionale

Limbara

Scrivo nella lingua degli oppressori, perché altre volte ho visto che anche loro si sono mostrati interessati a quello che dico sulla questione della letteratura nazionale.

Sul sito di ProGReS Massimeddu Cireddu mi chiede perché io escludo dalla definizione politica di “letteratura nazionale” le opere scritte in italiano da autori sardi.

Il discorso da fare è lungo e complesso e il quadratino che il sito di mette a disposizione per replicare è così piccolo che mi fa venire la claustrofobia.

Per capirci, dobbiamo partire dall’unica definizione di “nazione” che io accetto. La definizione l’ha fornita ZF Pintore alla fine della lunga discussione su FB, seguita alla mia nota  Nazione? :

“Siamo nazione, se vogliamo esserlo tutti assieme”.

Essere nazione comporta un atto di volontà.

Non si è nazione per via di un misterioso fenomeno naturale.

Non sono la lingua, né la storia, né il territorio a trasformarci in nazione.

È un insieme di queste cose che, se lo vogliamo, ci porta ad identificarci con gli altri che–almeno in parte–condividono quello che proviamo per la nostra lingua, la nostra storia, il nostro territorio.

Se lo vogliamo e soltanto se lo vogliamo.

Io–ma non sono il solo–non mi posso e non mi voglio identificare con la lingua dei nostri oppressori storici e attuali, con la lingua della dipendenza, con la lingua del colonialismo e del neocolonialismo.

Se vogliamo essere nazione, questa nazione dobbiamo costruirla a partire anche da alcune definizioni negative.

Dobbiamo definire ciò che non vogliamo essere.

Io non voglio appartenere alla nazione che ha espresso Umberto I, Mussolini, Cossiga e perfino Berlusconi.

Per lo stesso motivo non voglio definire la nostra letteratura nazionale anche sulla base della lingua che definisce quell’obbrobrio che chiamano “nazione italiana”.

Posso io porre dei limiti alla letteratura nazionale sarda? No, ovviamente! Ma posso proporli.

Un po’ opportunisticamente posso anche usare l’argomento che è soltanto normale definire le letterature nazionali sulla base della lingua usata.

A questo, Massimeddu mi ha risposto che allora mi ritrovo a definire come lettaratura sarda anche le opere in algherese, tabarchino e sardo-corso, le quali usando il criterio linguistico, si possono anche definire come catalane, liguri e corse.

Verissimo, ma soltanto da un punto di vista scientifico-classificatorio, punto di vista che lo stesso Massimeddu rifiuta.

Io propongo un criterio politico.

Ripeto per l’ennesima volta di non essere un indipendentista: sono perfettamente agnostico rispetto alla questione dell’indipendenza politica della Sardegna.

L’unica cosa che mi interessa è l’indipendenza culturale, intesa soprattutto come capacità di rielaborare autonomamente la cultura altrui.

Quando arriveremo a questo, arriverà l’indipendenza economica e l’indipendenza politica sarà un dato di fatto, qualunque forma le si voglia dare.

Ma passiamo a questioni più strettamente letterarie: perché la letteratura in italiano non è letteratura sarda.

Perché chi scrive in italiano si sta rivolgendo agli italiani (e ai Sardi italianizzati: come faccio io adesso) e non ai sardi.

Quindi chi lo fa, adatta automaticamente non solo la lingua, ma anche i contenuti di quello che scrive.

Per esempio, nel suo ultimo romanzo, Niffoi dice esplicitamente di dover tradurre quello che scrive in sardo perché i suoi lettori altrimenti non lo capirebbero.

Ora, a parte il fatto che il libro mi è piaciuto perché Niffoi si è liberato dai soliti temi turistico-deleddiani e ha scritto di una Sardegna che potrebbe essere anche l’Arizona, Niffoi qui dice onestamente che lui sta scrivendo per gli Italiani.

Niffoi vuole scrivere per loro? Benissimo!

La sua allora è letteratura italiana regionale e siamo tutti contenti!

Quello che bisogna evitare sono le operazioni ambigue, come quelle che Kelledda Murgia ha condotto con Accabadora.

Anche quella è letteratura italiana regionale ma, quanto a contenuti, turistico-deleddiana.

Dio mi guardi dal voler imporre a Kelledda quello che deve scrivere!

La letteratura deve essere frutto della libera elaborazione dell’autore: ci mancherebbe altro!

E se poi vince premi, diventa un tecnico e gira il mondo, sono contento come adesso che il Cagliari ha di nuovo sconfitto la Roma.

Ma la sua non è letteratura sarda. Non lo è per via della lingua e non lo è per via dei contenuti turistico-deleddiani.

E il mio non è purismo: traccio soltanto dei confini politici a quel progetto che condivido anche con Massimeddu e che porta all’indipendenza culturale della Sardegna.

Che non sono un purista, lo dimostra il fatto che secondo me è letteratura sarda anche Tzacca Stradoni, dove il sardo si alterna all’italiano regionale.

Ma Tzacca Stradoni è un libro scritto per i sardi, sia per quanto riguarda la lingua che per i contenuti.

E la lingua è due volte sarda: perché il sardo è molto presente e perché l’italiano non è ITALIANO, ma italiano regionale di Sardegna, lingua dei sardi, non degli Italiani.

Per concludere, trovo nell’intervento di Massimeddu ancora molta dell’ambiguità di fondo che un anno fa ho rimproverato all’IRS, rispetto al problema della lingua.

Il diritto alla lingua è un diritto collettivo e in quanto tale impone dei limiti ai diritti individuali.

Questo punto non mi sembra sia ancora penetrato nella cultura degli indipendentisti.

A loro probabilmente sembrerà una bestemmia, ma io ritengo che Murgia leda i miei diritti linguistici, rifiutandosi di scrivere in sardo.

Scrivendo in italiano contribuisce–e data la sua bravura e notorietà–in modo pesante a relegare il sardo nel ghetto della diglossia.

Ovviamente, da un punto di vista legale lei ha tutto il diritto di fare quello che vuole e io sarei il primo a opporsi se qualcuno volesse costringerla a scrivere in sardo.

Ma da un punto di vista morale e politico, non posso fare a meno di constatare che lei è soltanto un’italiana.

Io e lei non faremo mai parte della stessa nazione.

August 9, 2011

Risposta dell’On. Dedoni al Rettore Magnifico Mastino

Apo stentadu unu pagu…

Lettera

August 6, 2011

A ita serbit su sardu scritu


A ita serbit su sardu scritu? A scrier? Ma non podimus scrier in italianu?

Candu su sardu ddu faeddaíant ancora in donni logu e in casi donni situatzione, is sardos scriíant in italianu. Pagu gente scriíat in sardu e oe-in-die puru is ki scrient in sardu sunt sceti su 16% de sa populatzione sarda.

Tando, totu cust’avolotu ki semus fatende dae annos est malu a cumprender.

Ma est malu a cumprender sceti si non cumprendes a ita serbit su sardu scritu.

Su sardu est ancora una limba in perigulu proita ca non tenet prus unu status de limba “normale”, una limba innue faxet a narrer cale-ki-siat cosa.

Comente at mostradu bene sa chirca coordinada dae sa Prof.ssa Oppo, e comente nosi ammentat donni borta Lupinu, Prof. Giuanne, si a un’ala est berus ca una majoría manna de sardos faeddat ancora sa limba, est berus puru ca dda faeddat in tzertas situatziones ebbía.

Su sardu est sa limba de sa cunfiantzia, de s’amigantzia, de s’umorismu e—ma semper prus pagu—de sa famillia, ma in sardu “non faxet a faeddare de scientzia o a arrangiare una machina”.

Est craru ca non est berus ca custas cosas non faxent in sardu, ma est berus ca casi nemos ddu faxet.

Comente apo scritu in  sa vindita de Tziu Paddori su probblema de su sardu est cussu ca casi nemos l’imperat in una situatzione formale. Sa prus parte de is Sardos non connoschet prus is registros formales, “educados” de sa limba. Donni borta ca unu sardu s’agatat in una situatzione ki cumportat una relata prus o mancu “gerarchica”, aplicat su code switching e passat a s’italianu.

A nde bessire dae custa sitzuatzione, dae custu “circolo vizioso” est cosa mala meda.

Deo puru b’apo postu annos a arribbare a tenner sa cunfiantzia bastante pro faeddare in pubblicu e in manera tecnicu-formale in sardu e mi ddu potzo creer ca pro un’átera persone sa cosa est prus mala puru a faxer.

Sa prus parte de is sardos non est prus acostumada—pro narrer—a faeddare in sardu a una persone disconnota, mancari sceti pro ddi domandare sa strada.

Su sardu est una limba in perigulu poita ca non esist prus—a parrer miu—unu giovunu ki tengiat s’atza de fastigiare a una pitzoca in sardu: sitzuatzione gerarchica estrema!

E si puru unu giovanu iat a tenner cuss’atza, sa pitzoca dd’iat a giudicare “grezu”.

Totu su “immaginario collettivo” a giru de s’amore (cantzones, films, romanzos, telenovelas) faeddat in italianu pro is sardos puru.

Su linguagiu de s’amore in sardu s’est firmadu a is mutos e a is mutetus e pagas áteras cosas.

Est pro custu ca unu giovunu, mancari bolessit, non podet fastigiare a una femina in sardu.

E pro custu issos non ant a tenner mai una relata in sardu e non ant mai a faeddare in sardu cun figios issoro.

Sa limba scrita—cale-ki-siat limba—serbit a svilupare is registros adatos a is situatziones diferentes de sa bida.

Su linguagiu de s’amore ki intendimus—e forsis imitamus—dae is mesos de comunicatzione est totu scritu, innanti de ddu cantare o retzitare.

Totu su linguagiu prestigiosu de una limba passat a primu dae su paperi o dae sa tastiera de su computer. Sceti pagos professionistas sunt bonos a improvvisare unu discursu formale e/o elegante.

Insomma, su sardu est in perigulu proita ca is itelletuales sardos ant furriadu is palas a sa limba.

Lupinu non scriet de filologia in sardu e Kelledda Murgia non scriet de amore in sardu e sa curpa est de issos e de issos sceti si non ddu faxent e e nois in sardu, insaras, non tenimus registros adeguados pro custos argumentos.

E sa gente custu dd’at cumpresu bene e narat ca su sardu depet intrare in sa scola. Is sardos bolent ca is pipios su sardu dd’imparent bene, bene ke s’italianu ki ddos imparat sa scola.

Lupinu, Prof. Giovanni, invetzis non dd’at cumpresu e narat ca sunt is famillias ki depent imparare su sardu a is pipios. Si biet ca non s’est firmadu mai unu momentu a resonare a subra de sa relata “causa-efetu” in custa kistione. Una mamma ki non est segura de su sardu ki faeddat—segura ca est imperende sa limba in manera curreta in cale-ki-siat situatzione—at a imperare s’italianu, reprodusende—prus o mancu–formas ki at imparadu a scola o ca intendet dae sa televisione.

Non bivimus prus in una sotziedade prealfabetica innue a sa gente ddi bastaíat sa retentiva e is versos de is cantadores pro ischire faeddare in manera curreta e elegante e mancari arrimende puru.

Bivimus in una sotziedade cumplessa ki abbisongiat de un’imperu adeguadu de sa limba.

Sa gente custu dd’at cumpresu bene e bolet modellos de cumportamentu linguisticu ki sceti sa scola e is intelletuales podent dare.

Duncas, sa kistione de sa limba scrita est forsis sa kistione de importu prus mannu pro su benidore de su sardu.

E comente depimus scrier? Mah! Deo so scriende in su sardu de Iglesias, foras de sa morfología verbale.

July 29, 2011

Comunicato Stampa a favore del Piano Triennale Regionale per la Lingua Sarda

Comunicato Stampa a favore del Piano Triennale Regionale per la Lingua Sarda

July 29, 2011

Egemonia

Anni fa, prima che scoppiasse la “Guerra delle patate” e che Giorgio Melis mi bandisse dal suo sito, ho pubblicato su L’Altra Voce un articolo in cui sostenevo che in Sardegna era in corso una lotta per il potere culturale  tra la vecchia élite intellettuale coloniale e la nuova élite sardofona. E in effetti, anche l’attacco condotto tre anni fa dalla Banda Agnelli contro di me era un episodio di quella guerra.

E anche quella che si sta svolgendo in questi mesi tra l’ università di Sassari e la Regione Sardegna è una battaglia per l’egemonia culturale. I Sassaresi pretendono di essere remunerati dalla RAS per il solo fatto di esistere e di aver ricevuto direttamente dal potere coloniale l’investitura di Vicari della Cultura in Terra Sarda. I Sassaresi non intendono adeguarsi alle direttive del Piano Triennale per la lingua sarda 2008-2010, approvato dal Consiglio Regionale e accusano il Direttore dell’Ufficio di frustrare le loro “sacrosante” pretese di non impiegare il sardo come lingua veicolare nella metà dei corsi programmati.

Insomma, i Sassaresi pretendono di sostituirsi al Consiglio Regionale e di disporre a proprio piacimento dei nostri soldi.

Nei verbali delle riunioni della COMMISSIONE DI ATENEO PER LE LINGUE E LE CULTURE DELLA SARDEGNA, DESIGNATA DAL SENATO ACCADEMICO (ADUNANZA DEL 17 MARZO 2010) pubblicati sul sito dell’università, possiamo leggere: “L’obiettivo ultimo, infatti, nell’opera di ridefinizione di un automodello forte, non potrà che essere quello di costruire una immagine dell’identità aperta e dinamica, dalla quale derivi l’energia vitale e morale di un nuovo modello di sviluppo economico e civile, in grado di rappresentare quella Sardegna che vive nell’intelligenza e nella creatività della sua gente e dei suoi artisti.”

C’è qualcuno che capisce cosa vuol dire questa sequenza di parole tanto tronfie quanto vuote?

Ecco la Cultura che ci vogliono rifilare.

A me viene subito da pensare alla creatività a suo tempo dimostrata dai Sassaresi nell’aggiungere il sintagma “della Sardegna” al titolo di corsi che con la Sardegna non avevano nulla da spartire e appropriarsi di buona parte delle scarse risorse destinate al sardo per fare tutto meno che insegnare lingua e cultura sarda.

Comunque, come risulta dai verbali, intendono anche riservarsi 10.000 (diecimila) euro per le pause caffé. Troppi, direi, visto che il caffé innervosice e poi durante gli incontri con i nostri interlocutori ci fa tremare visibilmente le mani.

Vogliono vivere di rendita vendendo aria fritta e bevendo caffé e poi si arrabbiano con chi non glielo permette.

Andate pure a leggervi i verbali che hanno pubblicato (http://www.lefweb.uniss.it/download/public/news/files/742_verbali_16_commissione_cultura_sarda.pdf). Scoprirete che l’unica linguistica che propongono è quella che io da sempre definisco “linguistica delle caverne”: la linguistica storico-comparativa dell’Ottocento.

Neanche un corso di linguistica sincronica, cioè sulle strutture sintattiche, morfologiche e fonologiche, che poi sono quelle che devi conoscere se vuoi avere una competenza del sardo.

No, solo storia delle parole,  cioè quella roba che non serve a conoscere la lingua, ma solo a stupire gli astanti con la tua erudizione.

Ma non accaniamoci: l’università di Sassari con ha nemmeno un linguista in scuderia.

Facciano quello che possono, ma almeno lo facciano in sardo. I loro corsi, se il sardo verrà usato come lingua veicolare serviranno almeno a sviluppare i registri alti e tecnici della lingua.

Ma loro, questo non lo vogliono fare: “Evitare improvvisazioni e dilettantismi, potendo contare su uno staff di studiosi competenti e di formatori preparati, è dunque uno degli obiettivi principali del progetto, che vede anche nella collaterale attività di master un’occasione eccezionale per elaborare una “via sarda” al recupero dei patrimoni linguistici tradizionali, facendo tesoro di esperienze pregresse per approdare quanto più possibile a proposte realmente innovative, valide per il territorio ma potenzialmente aperte al confronto con le altre esigenze di tutela e rivitalizzazione di patrimoni linguistici in sofferenza.”

Hanno avuto a disposizione anni per prepararsi, ma non l’hanno fatto.

Già nel 2008 l’Assessore Mongiu aveva messo in chiaro che gli anni dei soldi facili, ingozzati ai danni del sardo erano finiti.

E adesso cercano di personalizzare, attaccando il direttore dell’ufficio per la lingua, la loro lotta contro il parlamento sardo che esige che i soldi che vengono loro elargiti se li guadagnino eseguendo il lavoro che quei soldi devono ricompensare.

Adesso dicono che in sardo non si può parlare di scienza, solo perché loro non lo sanno fare e non si sono mai degnati di imparare a farlo.

A proposito, sabato scorso ho tenuto un seminario di fonologia interamente in sardo. Ovviamente mi ci sono voluti anni per arrivarci.

Ecco allora lo scontro tra culture: la cultura della rendita parassitaria (“Mi devi pagare perché occupo questa posizione”) contro la cultura dei Sardi che vogliono emanciparsi dalla loro subordinazione politica, economica e, appunto, culturale.

July 20, 2011

Comunicadu de “Sa bertula antiga”

Con la presente informiamo che l’Associazione culturale “Sa bèrtula antiga” con sede in Vallermosa lavora, con successo ed entusiasmo, da diversi anni nel settore della lingua e della cultura sarda, svolgendo attività di ricerca, approfondimento e studio riguardante tale argomento. Lavoriamo soprattutto attraverso le leggi di settore, quindi la Legge 482/99 e la L.R. 26/97 ed ultimamente abbiamo sperimentato alcuni progetti di recupero della lingua sarda con il circolo degli emigrati di Amburgo (Germania)
Nel giro di alcuni anni siamo arrivati a gestire più di ottanta comuni, ubicati esclusivamente sulla provincia di Cagliari, provincia di Villacidro – Sanluri e provincia di Carbonia – Iglesias, sintomo che il lavoro che facciamo e la strada intrapresa è precisa, competente e non tralascia nessun aspetto: attività questa che ci ha permesso di occupare oltre 30 professionisti del settore che hanno gestito a vario titolo i progetti di cui sopra.
In questi anni, lavorando con tante realtà, siamo venuti a contatto sia con gli Uffici della Regione che con tanti Enti Locali.
Abbiamo collaborato, ci siamo confrontati, abbiamo voluto trovare un punto di accordo comune, con il rispetto reciproco per i ruoli svolti e soprattutto senza che ci fosse una interferenza da parte della RAS sulla variante linguistica utilizzata per sviluppare i progetti: ad oggi, per una nostra convinzione, vogliamo che le persone riconoscano la scrittura di un’eventuale comunicazione da parte delle amministrazioni locali, ragion per cui noi utilizziamo la lingua sarda nella variante campidanese, varietà locale: uno standard linguistico che non è nostro, di quello o di quell’altro, ma che è il risultato di anni di incontri e scontri fra i nostri operatori e la gente comune, che per noi rappresenta un importante punto di riferimento. Questo standard non lo riteniamo alternativo ai progetti della RAS o di altri Enti, pur essendoci differenze e mai ci siamo sentiti messi da parte, o addirittura censurati per il nostro modo d’agire. In una collaborazione attiva e fattiva, abbiamo agito nel modo che ci sembrava sempre più adatto, in piena libertà.
La realtà quotidiana ci vede impegnati in continui confronti con i sardi e a questi, alla “gente comune” più che mai, oggi viene spiegato cosa sia e quale sia una politica linguistica. Ogni volta facciamo in modo che la gente conosca la LSC od altri progetti linguistici esistenti nel panorama linguistico odierno. Mai abbiamo insegnato o detto, né mai pensato, che la Limba Sarda Comuna, esperimento che tutti conosciamo, sia stata una imposizione calata dall’alto, anche perché corrisponderebbe ad una falsità.
Partendo dal presupposto che afferma
“Altri Enti o Amministrazioni pubbliche della Sardegna saranno liberi di utilizzare le presenti norme di riferimento oppure di fare in piena autonomia le scelte che riterranno opportune “ abbiamo spiegato, con calma, pazienza e senza pregiudizi alla gente cosa sia la LSC e quali siano gli obiettivi che si prefigge.
Tanti affermano, come se fosse un dato acquisito, che la LSC sia rifiutata concretamente dalla popolazione, invece questa situazione merita molta più attenzione, perché la gente, una volta che conosce, una volta che è correttamente informata, non accetta più acriticamente le cose, ma ci ragiona, ci discute e non rifiuta a priori.
Sono anni di forte e rinnovato interesse culturale, come tanti ci impegniamo ad accrescere la conoscenza e l’amore verso la nostra lingua e pensiamo che l’ultima cosa da fare sia quella di inventarci nuovi problemi o crearci dei nemici con lotte fratricide.
Il piano triennale è un libro aperto, pieno di elementi molto interessanti e di nuovi spunti di riflessione: per questo sicuramente alla RAS chiediamo che intervenga anche con maggiori risorse per non fare in modo che il lavoro che tutti stiamo facendo vada vanificato e si perdano quelle preziose professionalità esistente sulla nostra splendida isola. Pensiamo che l’assessorato competente , a partire dalla conferenza di Fonni tenutasi recentemente per arrivare ad altri frequenti interventi, sta dimostrando interesse alla molteplici difficoltà del settore, e speriamo, come tutti quelli che ci lavorano da tempo, che i semi che quotidianamente gettiamo diano i frutti in un prossimo futuro.

Questo progetto di collaborazione va avanti in tutti i comuni nei quali esistono i nostri servizi linguistici, fra i quali, ne citiamo alcuni, in rappresentanza degli circa ottanta attualmente gestiti:
VALLEMOSA, SILIQUA, DECIMOPUTZU, DOMUSNOVAS, MUSEI, UTA, SARROCH, VILLA SAN PIETRO, PULA, DOMUS DE MARIA, TEULADA, ELMAS, ASSEMINI, DECIMOMANNU, ORROLI, NURRI, ESCOLCA, GERGEI, SIURGUS DONIGALA, SUELLI, SELEGAS, GUAMAGGIORE, GUASILA, GESICO, ORTACESUS, PIMENTEL, SANT’ANDREA FRIUS, BALLAO, ARMUNGIA, PAULI ARBAREI, LUNAMATRONA, VILLANOVAFORRU, USSARAMANNA, TURRI, SIDDI, TUILI, BARUMINI, GESTURI, LAS PLASSAS, SETZU, SERRAMANNA, SAMASSI, VILLASOR, SANLURI, FURTEI, SEGARIU, VILLANOVAFRANCA, SAN GAVINO MONREALE, VILLACIDRO, ARBUS, GONNOSFANADIGA, SARDARA, GUSPINI, GENURI, GIBA, S. GIOVANNI SUERGIU, GONNESA, SANT’ANNA ARRESI, SANT’ANTIOCO, PORTOSCUSO, SANTADI, VILLAPERUCCIO, PERDAXIUS, PISCINAS, NARCAO.

Questi gli operatori che hanno collaborato e collaborano con noi e che ogni giorno lavorano per dare il loro apporto alla “questione della lingua sarda”

Dott. Sarigu Salvatore
Dott. Spiga Rinaldo
Signor. Spiga Pietro
Dott. Orrù Giuseppe
Dott. Biolla Alessandro
Dott.ssa Matta Sonia
Dott.ssa Collu Marcella
Dott.ssa Atzei Veronica
Dott. Pintus Alessandro
Dott. Spiga Valentino
Dott. Silenu Michele
Dott. Stefano Dessi
Dott. Pinna Roberto
Dott.ssa Lecca Elisabetta
Dott.ssa Serra Veronica
Dott.ssa Cuncu Roberta
Dott.ssa Mameli Giorgia
Dott.ssa Piras Silvia
Dott. Ssa Serra Daniela
Dott.ssa Pittau Maria NUNZIA
Dott.ssa Marcialis Franca
Dott. Molinu Giuseppe
Dott.ssa Spano Michela
Dott.ssa Lecca Valeria