Inshallah

-Christos! … Christos…
Quella donna vestita di nero-Una suora ortodossa? Una vedova post-sovietica?-era uscita dalla tomba e si era seduta a fianco a me sulla panca di pietra e aveva ripetuto la parola magica-per lei, chiaramente lo era-con un sussurro che le usciva a fatica dalla gola, come in un orgasmo quasi rabbioso.
Guardava fisso davanti a se e io, che già mi sentivo molto a disagio in quel posto, la guardavo abbastanza spaventato.
Qualunque cosa le stesse passando per la mente non mi piaceva per niente.
Eravamo nella Basilica del Santo Sepolcro e non mi piaceva esserci.
In quella città di pazzi, quello era forse il posto più pieno di gente matta.
Karijn era entrata nella tomba di Gesù, ma io mi ero rifiutato.
Essere entrato in una chiesa-e quella chiesa!-già mi creava problemi grandi.
La donna in nero si era quasi sdraiata sulla panca di pietra, esausta-soddisfatta?
Io non vedevo l’ora di andarmene.
Affanculo a Karijn e al suo sentimentalismo.
Cercava sempre di appiccicare un significato a tutto: figuriamoci in quel posto!
L’unico significato che ci vedevo io era il fatto che quella città attira i matti di mezzo mondo.
Io voleva tornare nelle viuzze piene di negozi, nella luce e le ombre che mi facevano pensare al giugno da noi.
Avevo fame e volevo andare al mercato a comprarmi uno showarma.
Gli Ebrei vendevano showarma di tacchino: completamente ridicolo!
E vedere il calcio di un fucile semiautomatico che dalla spalla arrivava fino a un bel culo di donna mi faceva letteralmente schizzare.
E i barbuti che-anche se non lavorano-hanno sempre fretta e senza rallentare il passo sollevavano il braccio per toccare l’arco della Porta del leone.
Il giorno dopo siamo tornati a Be’ersheva.
Alla stazione degli autobus, ho cercato lo sguardo del Palestinese che un quarto d’ora prima era stato “invitato” da uomini in uniforme all’interno di qualche ufficio.
Nei suoi occhi ho visto qualcosa che spiega molto di quello che succede lì: almeno a me.
Quando ho chiesto alla guida che ci accompagnava nella Moschea al-Aqsa: “Will there be Peace?-era il 1997-lui ha risposto: “Inshallah!” e non ci ha restituito il resto.

Oggi, in nome di Cristo Re, il CSM ha licenziato un giudice che non vuole che lo stato italiano privilegi una religione al di sopra delle altre.
Insomma, quando qualcuno comincia a sventolare il cadavere sanguinolento di una vittima, paratevi il culo: in nome della vittima, qualcuno si prepara a diventare carnefice.

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