Il processo

I lettori del mio post sul blog di ZFP (“La tradizione letteraria non basta per una politica linguistica”) sono stati testimoni di un attacco-e intendo dire “attacco” e non “aggressione”-al mio lavoro da parte di un critico che-lo sa lui perché-agiva sotto pseudonimo.
Ora, per me la cosa non può avere nessuna conseguenza: sono ben al di fuori della portata del mio critico-e lui lo sa bene quanto me-e mi sono quindi chiesto a cosa stesse mirando.
Ovviamente, uno che nasconde anche la sua identità, non va a dirti poi quali siano le sue vere intenzioni.
Infatti, la sua identità poteva nasconderla soltanto a voi, visto che io ho capito presto chi era e glielo fatto sapere.
Da chi si nascondeva allora?
Da voi, ovviamente.
E qual’era il suo obiettivo?
Mi sembra ragionevole supporre che il suo vero obbiettivo foste voi, i lettori.
Come alcuni commenti hanno fatto notare, a partire da un certo punto, nessuno ha capito più molto, tranne il fatto che ci menavamo botte da orbi.
Per entrambi la cosa era funzionale: a lui interessava creare confusione e sospetti su di me, non in quanto persona-ovviamente-ma in quanto linguista schierato con la LSC che, oltretutto, ha verificato i rapporti tra LSC e varietà tradizionali del sardo; a me invece interessava metterlo sotto pressione emotiva per fargli rivelare nei momenti di minore controllo cose che altrimenti avrebbe tenuto nascoste.
E così è andata: penso che entrambi abbiamo ottenuto il risultato che ci eravamo prefissati.
Non sono un novellino e non sono un ipocrita, per cui non mi scandalizzo del fatto che ognuno impieghi tutti i mezzi che ha a disposizione per ottenere quello che vuole.
Il mio critico non possiede le risorse intellettuali e culturali per fare una critica professionale alla mia ricerca “La LSC e le varietà tradizionali del sardo” e ha fatto ricorso ad altri mezzi, sapendo bene che in questo contesto di persone appassionate, ma profane, praticamente nessuno è in grado di stabilire se le sue insinuazioni e affermazioni tendenziose siano vere o false.
Infatti, se non è in grado neanche lui di sottoporre a una verifica la mia ricerca, figuriamoci voi!
Allora, visto che la Sardegna linguistica non è uno stato di diritto e “il principio dell’innocenza fino a prova contraria fino a prova contraria” qui non vale, sono io che adesso devo dimostrare la mia innocenza.
La cosa di cui il mio critico non poteva tener conto è che a fare queste cose io mi diverto moltissimo!
Ci ho pensato un paio di giorni e credo di aver trovato il modo di premettervi di verificare da soli se la mia ricerca è affidabile o meno.
Ovviamente, la verifica può essere soltanto approssimativa, visto che la verifica completa può soltanto essere effettuata da colleghi che si occupano di linguistica computazionale (quindi non da filologi romanzi, che rispetto a questo tipo di approccio, ne sanno quanto una persona qualsiasi: anzi, anche meno, visto che molti di voi, persone qualsiasi, hanno letto la mia ricerca e , presumo, loro no).
Diciamo che il grado di approssimazione della verifica che potrete effettuare sarà paragonabile a quella che si può raggiungere in un tribunale in cui una giuria di non esperti deve essere aiutata a capire da degli esperti.
Ma come, direte voi, tu l’esperto? Tu sei l’imputato!
Appunto: questo era l’obiettivo dell’attacco.
Continuate a pensare così e vi divertirete anche voi assieme a me!

L’accusa:
Senza un’accusa non si può fare un processo, per cui adesso viene la parte forse più difficile del gioco: qual’è l’accusa?
Da un’accusa precisa ci si può anche difendere e nel caso anche ricorrere a vie legali, per cui il mio critico, un esperto di questi giochi, si guarda bene dal formularla esplicitamente. Sono quindi costretto a ricostruirla da vari messaggi

messaggio del 12 marzo 2010 14.08 di Hello Bitty: “Bolognesi è uno di quelli che difendono la LSC, probabilmente perché se ne sentono responsabili e ci mettono la faccia. Possiamo attenderci serenità di giudizio? Cosa dovrà accadere per sentire: “Abbiamo sbagliato”? Una rivolta di popolo? O una disaffezione dei parlanti al sardo?

Dunque ho un movente: ma il delitto quale sarebbe?

messaggio del 14 marzo 2010 22.03 di Hello Bitty: “Il mio è un dubbio metodico […] incoraggiato dal fatto che le sue conclusioni non mi convincono manco per niente: continuerò a dubitare dei suoi dati sinché non avrò la possibilità di verificarli uno per uno. Ripeto: è un mio diritto contemplato dal metodo scientifico che lei tanto invoca. Altra cosa sarebbe dire che quei dati sono inventati: io dico invece che non voglio fidarmi, voglio VERIFICARE che non siano inventati. Penso di essere stato chiaro. […il sottoscritto] pensa solo che la sua sia una pessima ricerca e rivendica la libertà di dirlo (ed è questo che le brucia). E’ legittimo? Penso di essere in ottima compagnia, come lei sa bene.”

Qui il mio critico non dice che i dati siano inventati, ma che vuole verificare che i dati non siano inventati.
Allora, ammetto che il mio critico non è penalmente perseguibile per il fatto di aver affermato, in un modo non penalmente perseguibile, che i miei dati siano inventati, ma è innegabile che stia mettendo in discussione, non le mie capacità professionali (anche quelle, è chiaro!), ma la mia integrità.
Quindi, oltre ad affermare che io avrei un movente, qui il mio critico dice chiaramente qual’è l’accusa da cui mi devo difendere: l’essermi inventati i dati della mia ricerca.

La difesa
Fermo restando che il mio critico ha avuto due anni di tempo, dalla pubblicazione della mia ricerca, per chiedermi in modo civile i dati (o procurarseli da solo dal sito dell’università di Groninga, oppure ancora ripetendo la ricerca su un campione sufficiente di dati), c’è solo da constare il fatto semplicissimo che i risultati della mia ricerca non corrispondono al movente che mi si attribuisce.

Se io avessi falsificato i dati, con il movente attribuitomi, i risultati non potrenbbero mai essere quelli che presento nel paragrafo della ricerca (“La LSC e le varietà …., pag. 63:) dedicato alla rappresentatività:

Tabella 7 : Rappresentatività inclusa la LSC (le percentuali rappresentano la distanza media di una varietà dal resto dei 77 dialetti presi in considerazione)

1 Atzara 19,24%
2 Gesturi 19,64%
3 Teulada 19,68%
4 Escolca 19,73%
5 Samassi 19,77%
6 Burcei 19,83%
7 Furtei 19,99%
8 Quartu Sant’Elena 20,03%
9 LSC 20,09%

Dai miei dati non analizzati, risulta il fatto che la LSC raggiunge soltanto il nono posto nella graduatoria dei dialetti più rappresentativi. Vero è che io, dopo aver analizzato i dati, affermo che la rappresentatività elevata dei dialetti meridionali va attribuita alla vicinanza reciproca di questi dialetti, la quale non può essere estesa nei confronti dialetti settentrionali, ma questa è un’interpretazione dei dati, tanto legittima quanto contestabile, che non sarebbe stata necessaria, se io i dati li avessi manipolati o addirittura inventati (“I dialetti meridionali che seguono immediatamente quello di Atzara e precedono la LSC non vengono presi in considerazione per i motivi indicati al paragrafo precedente.”).
Insomma, non occorre essere dei linguisti per capire che se qui ci fosse stata una manipolazione dei dati, questa sarebbe stata ai danni della LSC.
In termini terra terra: è come mi si accusasse di tentato omicidio per essermi sparato da solo sul piede, dato che avevo un movente per sparare a qualcun altro che non era nei paraggi!

Passiamo ad un altro tipo di evidenza, che sempre risulta dall’analisi computazionale dei dati che io mi sarei inventato: la cartina 19 a pag. 58, che rappresenta la “scalatura multidimensionale” delle distanze reciproche dei dialetti sardi, rappresentate come posizioni in uno spazio bidimensionale (insomma, nella cartina non viene rappresentata la loro posizione geografica, ma la loro posizione rispetto all’insieme dei 77 dialetti: più sono vicini tra di loro sulla cartina, più si assomigliano). La cartina non si può pubblicare in questo post, per cui se non mi credete, cercatevela nel sito http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070518130841.pdf

Dalla cartina si può vedere che una varietà del sardo occupa una posizione perfettamente intermedia tra il “logudorese” e il “campidanese” tanto cari al mio critico.
Putroppo per il mio movente però, questa non è la LSC, ma il sardo di Seneghe!
Poi, in una posizione meno centrale, in quanto più vicina alle varietà meridionali, viene il sardo di Laconi.
La LSC fa parte del gruppo dei dialetti di Mesania (ma che strano, lo ammette anche il mio critico che si tratta di dialetti internedi!), ma è chiaramente situata nella porzione settentrionale del diagramma ed è preceduta, in ordine, dai dialetti di Atzara, Ghilarza e Abbasanta!

Insomma, se qui avessi falsificato i dati, l’avrei fatto per ricompensare il mio amico e informatore sul seneghese, Boricheddu Trogu (po prexeri!), del suo bottiglione di vino strepitoso che mi ha regalatato dopo l’intervista.

Insomma, per chiuderla qui, almeno provvisoriamente, solo un imbecille, un bugiardo spudorato o uno che non abbia mai letto la ricerca-oppure uno che possieda tutte queste caratteristiche contemporaneamente-può pensare che io abbia potuto falsificare i dati, semplicemente, per darmi torto.
E non occorre essere linguisti per capirlo.
La discussione-ci auguriamo seria-adesso è aperta davvero.
Nei prossimi giorni vi mostrerò quanto è semplice verificare i dati “grezzi” (le trascrizioni).

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