LIMBA

Innoghe faghet a agatare articulos chi apo scritu a subra de kistiones de limba

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3 Responses to “LIMBA”

  1. Il mio invito a passare sulla terra, sui quotidiani e sui
    blog più leggeri non ha sortito alcun effetto. I toni si sono
    addirittura inaspriti e il vocabolario si è involuto. Il testo che le spedisco è stato pubblicato domenica sulla
    Nuova Sardegna. Non essendo un inedito mi sembrava scorretto
    inserirlo nel suo blog senza che lei ne prendesse visione. Ci ho provato due volte a spedirlo a due indirizzi mail che portavano il suo nome ma non ci sono riuscito.
    Se ritiene che possa essere utile può lasciarlo. Se invece lo ritiene superfluo può toglierlo tranquillamente.

    Un saluto
    augusto secchi
    ………………

    Ho provato a spiegare ai miei alunni il dibattito promosso dall’articolo di Diego Corraine pubblicato su questo giornale. Partendo, ovviamente, dall’aulica terminologia adoperata dai vari contendenti in più sedi: sardignolo, serva, talebano, handiccapato, parasardo, mandrone, ignorante… Non avevo ancora terminato l’elenco che sono stato interrotto da Giacomo, ragazzino di undici anni, che mi ha chiesto: “professo’, ma questo vuol dire che gli adulti si comportano come i bambini?” Dalla mia cattedra in formica di pessima qualità ho dato la parola a Giuseppe che, girando il coltello sulla piaga, ha sentenziato: “ha ragione Giacomo. Certe volte gli adulti siete come noi che per difenderci diciamo le parolacce”.
    A quel punto, come un pugile all’angolo, ero in affanno. Sentivo che l’autorevolezza conquistata con le mie arringhe pronunciate a colpi di Voltaire stava scivolando sotto i tacchi: “ragazzi, si possono avere delle opinioni diverse su qualsiasi argomento ma, mi raccomando, il rispetto per tutti. Anche per quelli che la pensano diversamente da voi. Anzi, soprattutto per quelli. Perché una persona che la pensa diversamente potete portarla a condividere le vostre ragioni solo, appunto, con il ragionamento, non certo con gli insulti che non fanno che allontanare le persone”. Mentre mi perdevo in queste elucubrazioni ho sentito la voce di Stefano che mi riportava alla dura realtà: “allora professò! Ce lo dice come è andata a finire tutta quella discussione sulla lingua? Chi ha vinto?” Stavo per dire: “non ha vinto nessuno, caro Stefano, abbiamo perso tutti”. Ma, meschinamente, ho detto: “sentite ragazzi, era uno scherzo! Ma avete davvero creduto che insegnanti, scrittori, giornalisti, professori e insomma tutte queste persone che hanno studiato e che insegnano la tolleranza possano davvero parlare così?”. Ho tirato un sospiro di sollievo e, con rinnovato slancio, ho cominciato la mia lezione. Appena è suonata la campanella si è avvicinato Giacomo che mi ha sussurrato: “professo’, io lo sapevo che era uno scherzo. Lo dice sempre anche mio nonno Paolino che la differenza fra i bambini e gli adulti sta proprio nel fatto che noi bisticciamo per cose di poco conto e invece voi ragionate”. A quel punto stavo per confessargli la mia penosa panzana, ma non c’era tempo. Mi sono limitato a un: “ne parliamo la prossima settimana. Intanto salutami tuo nonno e digli che continui a parlarti con la lingua di questa terra. Stai certo che questo ti servirà più di tutti gli insulti che vomitiamo ogni volta che cerchiamo di discuterne. Fra qualche anno, vedrai, ti accorgerai che il vero vincente sei proprio tu”.

    Augusto Secchi

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