La nuova offensiva contro il bilinguismo -nuove facce per idee vecchie-de Mariu Carboni

 

La nuova offensiva contro il bilinguismo -nuove facce per idee vecchie-

 

di Mario Carboni

 

 L’università di Sassari ha fatto in modo che venisse pubblicato un suo documento inviato alla Commissione cultura del Consiglio regionale che illustra le proprie posizioni contrarie all’insegnamento del sardo e delle lingue alloglotte in queste lingue e la sua preferenza per il loro insegnamento in italiano. Le posizioni espresse nel documento dell’Università di Sassari, lo dico con rammarico e sconcerto, è un sintomo della crisi dell’Università, della sua lontananza dagli interessi e aspirazioni del popolo sardo e di una arroganza baronale che valutate politicamente contribuiscono ancora all’assimilazione in italiano dei sardi e a un disegno colonialista che li vorrebbe relegati in una riserva indiana dove la lingua propria della Sardegna sia al massimo un subalterno e folclorico residuo di un passato che va a morire.

 

Nella scelta polemica e che ha pochissimo di scientifico e molto di politico, si usano i metodi della propaganda e disinformazione per nascondere i veri intenti e depistare il dibattito verso mulini a vento appositamente costruiti ad arte. Il documento furbescamente si riferisce al piano triennale 2011-2013, ( in applicazione della legge regionale 26 ) appena approvato e glissa sul precedente 2008-2010 che è invece operativo e finanziato con ben 750.00 euro per l’Università di Sassari. Il fatto è che l’Università di Sassari vuole spendere questi denari per insegnare il sardo e le lingue alloglotte in italiano e non in queste lingue per almeno il 50% come richiesto appunto dal Piano triennale. Comunque anche le affermazioni rispetto al nuovo piano triennale vanno lette successivamente e attentamente per una corretta e completa analisi e valutando i pro e i contro.. Focalizzata la vera questione, o almeno la più attuale e urgente pena la perdita dei finanziamenti e un blocco della formazione degli insegnanti in lingua sarda, vorrei inizialmente far rilevare che l’Università di Sassari ha designato nell’Osservatorio della cultura e lingua sarda come proprio rappresentante il Prof. Angelo Castellaccio.

 

Nell’Osservatorio il Piano triennale è stato approvato all’unanimità. Durante i mesi che hanno preceduto l’approvazione del Piano, oltre alle discussioni interne all’Osservatorio, sono state richieste osservazioni e proposte anche alle Università di Sassari e Cagliari. Quelle di Cagliari sono state tutte accolte così come altre, mentre Sassari non ha inviato nulla. La questione però è anche un altra ( dimenticata ad arte nel documento di UniSS) e di sostanza, ma ben evocata appunto in un ‘intervento precedente della Professoressa Mongiu sul blog Sardegna Democratica, cioè l’applicazione del precedente Piano triennale 2008-2010 e l’uso dei fondi relativi. E’ troppo facile fare il salto della quaglia parlando del domani per far dimenticare i problemi concreti di oggi e passare oltre alla questione. Si tratta in sostanza del rifiuto dell’Università di Sassari ed in particolare del Rettore Prof. Attilio Mastino, del Preside della Facoltà di Lettere Prof. Aldo Maria Morace e dei Professori Giovanni Lupinu, Dino Manca, Carlo Schirru, Fiorenzo Toso per la Commissione di Ateneo sulla Lingua Sarda, di utilizzare il sardo veicolare . Vogliono cioè utilizzare solo l’italiano nei loro insegnamenti. Questa è la sostanza del contendere, posizione contraria a come appunto è previsto per le due Università nel Piano triennale 2008-2010 .

 

Basta leggerlo e non citarlo per sentito dire : “ -22.3 Progetto obiettivo 3.3- Finanziamento all’Università di Sassari e Cagliari per l’espletamento dei corsi universitari “ dotato di ben 500.000 euro regionali per ogni anno di applicazione, che pure è abbondantemente scaduto nei termini utili per la proposta tanto che è stato recentemente approvato il successivo. In particolare nella bozza di progetto dell’Università di Sassari e in vari documenti ufficiali e esternazioni pubbliche, si contesta il Piano triennale 2008-2010 quando indica: ” E’ auspicabile che gli insegnanti vengano formati all’utilizzo di metodologie didattiche innovative e non ancora sperimentate per l’apprendimento della lingua sarda, ma già consolidare per l’apprendimento delle lingue locali tout-court delle lingue minoritarie in particolare; ad esempio il CLIL-Content and language Integrated Learning, una metodologia didattica che prevede l’insegnamento di una disciplina in lingua veicolare: i contenuti e gli argomenti sono trattati esclusivamente nella lingua da apprendere, un metodo che implica la costruzione di competenza linguistica e comunicativa contestualmente allo sviluppo ed acquisizione di conoscenze ed abilità disciplinari. Il 50% almeno delle ore d’insegnamento dovrà essere impartito con l’uso esclusivo della lingua a livello veicolare. Gli insegnanti potranno essere affiancati nelle scuole individuate come pilota con lo strumento operativo del laboratorio didattico in orario curricolare .” e ancora di seguito : ” A tal fine le due Università sarde, o gli organismi alle quali si appoggiano, presenteranno all’Assessorato entro il 30.11.2008 ed entro il 31 gennaio per i due anni successivi un programma di formazione e aggiornamento per insegnanti, in cui almeno il 50% degli insegnamenti siano impartiti in lingua sarda veicolare…”

 

Questo piano triennale è stato approvato nel Luglio 2008 e anche allora con l’assenso del rappresentante dell’Università di Sassari Prof. Angelo Castellaccio. Divenne operativo nel novembre 2008 e presentato a dicembre alla Conferenza annuale sulla Lingua sarda prevista dalla legge 26, alla quale non partecipò l’Università di Sassari né dette segnali di dissenso alcuno. Pur conoscendo il Piano triennale le università di Sassari e Cagliari non presentarono nessun progetto e solo successivamente alle sollecitazione dell’Assessorato, intorno alle fine del 2009- inizio 2010, presentarono una loro bozza di progetto. E’ da notare una differenza inquietante fra il progetto sassarese e quello cagliaritano. Nel progetto dell’Università di Cagliari , chiaro nelle linee guida e nell’articolazione progettuale, si afferma: “ I corsi prevedono lezioni frontali e laboratori pratici nelle scuole, da tenersi nella sede universitaria di Cagliari e in sedi locali delle Province di Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Oristano. Gli insegnamenti verranno tenuti da docenti universitari e da docenti esterni di elevata professionalità metodologica, didattica e disciplinare relativamente ai campi di interesse per la trasmissione di competenze linguistiche in lingua sarda, compreso l’uso veicolare della stessa. In particolare almeno il 50% delle ore di insegnamento verrà impartito in lingua sarda. Per questo motivo il reclutamento dei docenti esterni avverrà attraverso appositi bandi di selezione…”

 

Nel progetto, o meglio bozza di progetto incompleta, di Sassari non c’è nessun accenno all’uso veicolare della lingua sarda e tanto meno all’uso della lingua sarda almeno nel 50% delle lezioni frontali per insegnare le materie previste nei corsi, come indicato nel piano triennale 2008-2010 e accettato tranquillamente e programmato dall’Università di Cagliari. Ad una osservazione in merito dell’Assessorato, l’Università di Sassari ha prodotto documenti nei quali contesta tardivamente il Piano triennale in varie maniere e sopratutto in linea di principio la giustezza e la necessità dell’insegnamento del sardo in sardo e non solo nel 50% delle lezioni frontali In sostanza l’Università di Sassari vuole insegnare il sardo in italiano. Ciò è profondamente sbagliato ed è questo l’argomento del contendere. Per chiarire meglio, quando si parla di sardo, come ben si può verificare sia nella legge 26 che nel piano triennale, s’intende la Lingua sarda nella maggior parte delle comunità e il Gallurese, Catalano, Sassarese e Tabarchino nelle aree nelle quali sono radicati questi dialetti come appunto definiti e tutelati nella legge 26. E’ evidente che se l’Università di Cagliari e anche quella di Sassari, come è giusto e doveroso che sia, nella loro programmazione prevederanno dei corsi ad esempio a Carloforte o a Tempio ( o con insegnanti che ivi operano ) dovranno utilizzare il 50% del Tabarchino veicolare e del Gallurese veicolare oppure del Sassarese veicolare a Sassari o Catalano veicolare ad Alghero e in forma mista in casi particolari. Per essere più chiari dovranno insegnare in Sardo, Gallurese, Sassarese , Tabarchino e Catalano per almeno il 50% delle ore programmate frontalmente e in tutte le materie previste, culturali, economiche e altro e non in italiano, compresi i sussidi didattici da produrre. Per confondere le idee, questi pochi professori sassaresi, chiamiamoli così, per non confonderli con tutti i cittadini di Sassari e con l’intero corpo docente dell’Università di Sassari ai quali va tutto il rispetto e la stima, hanno innescato una polemica pretestuosa che va dalla LSC ( non richiesta a loro da nessuno e in nessuna maniera per programmare i corsi) al tentativo di contrapporre le lingue alloglotte alla lingua sarda, tentando di dividere il movimento linguistico e le comunità innescando fenomeni di reazione subnazionalistiche, quasi evocando l’oppressione del sardo verso gli altri dialetti o lingue alloglotte. Questo atteggiamento e veramente censurabile e teso a promuovere solo la lingua italiana ( già ben promossa e utilizzata da tutti ), il suo standard unico e cercare di affossare ogni tentativo di usi pubblico, scolastico e ufficiale del sardo e delle lingue alloglotte. Certe affermazioni, certificate dai documenti e anche dal dibattito dei fautori del centralismo linguistico anti sardo sono certo legittime in democrazia ma appaiono francamente insostenibili e replay di quelle che negli anni ’70 venivano espresse, ma in seguito sconfitte dal movimento per l’identità linguistica, contro la lingua sarda, negandone fin l’esistenza stessa e il diritto al bilinguismo sardo italiano e all’analoga tutela delle alloglotte. Quelle posizioni ben ascrivibili a una precisa e variegata area politica anti sarda e anti autonomista, risvegliatasi da un sonno decennale ma sempre centralista, vennero appunto allora sconfitte, fu approvata la legge regionale 26 a tutela del sardo e delle alloglotte e in seguito su impulso della legge d’iniziativa popolare anche nel Parlamento fu varata la 482 del ’99 ( positiva per il riconoscimento costituzionale della lingua sarda ma incompleta e contestata già allora per l’esclusione delle alloglotte dal movimento linguistico nel silenzio tombale dell’Università di Sassari.)

 

Oggi la stessa area politica e culturale anti sardo, in nuove vesti ha innescato una nuova campagna contro il bilinguismo che inizia contestando e opponendosi all’uso veicolare del sardo e delle lingue alloglotte nella formazione degli insegnanti che dovranno insegnare il sardo e le alloglotte nella scuola. In ciò non c’è nulla di nuovo, scientifico e nobile, ma è chiaramente una vecchia posizione politica mascherata con un latinorum pseudoscientifico e di retroguardia centralista. In sostanza vorrebbero spendere i soldi pubblici come meglio credono e senza insegnare il sardo e le alloglotte in queste lingue ma in italiano, perseverando col vecchio metodo delle lingue tagliate, evidenziando una linea in contraddizione con le migliori pratiche europee che non fa certo onore all’Università di Sassari. Il fatto è che il piano 2008-2010 opportunamente ha cercato di correggere la maniera, che è solo un eufemistico definire discutibile, con la quale i fondi della legge 26 sono stati spesi precedentemente al primo Piano triennale e che forse si dovrebbe opportunamente mettere di nuovo a fuoco. E’ chiaro che ciò è ingiustificabile ed inaccettabile. Se accadesse che il sardo venisse insegnato oggi con fondi pubblici frontalmente in italiano tutta l’Europa ne riderebbe. Vorrei osservare per concludere, che le mie riflessioni sono solo politiche e di politica linguistica, lasciando agli scienziati nell’Università, meritori ma pochi in verità, a difesa della nostra lingua madre e propria della Nazione sarda e delle alloglotte e ai cultori di linguistica che nei decenni hanno supplito all’assenza e all’ostilità di buona parte delle Università sarde verso il sardo e le alloglotte, il campo che è tutto loro. Vorrei anche sottolineare che il movimento linguistico sardo, che iniziò con la proposta di legge sul bilinguismo nel 1978, è sempre stato bipartisan, cioè trasversale agli schieramenti politici e di stimolo a questi in quanto la lingua sarda interessa tutto il popolo sardo e matrice non esclusivamente d’identità nazionale ma base per ogni progetto politico in avanti di superamento dell’Autonomia vigente, per un nuovo Statuto di sovranità, il rinnovamento della classe dirigente e per il rilancio dell’economia e dei diritti civili e per emanciparci tutti dal colonialismo economico e culturale. Ne è dimostrazione il fatto che il piano Triennale 2008-2010 che l”Università di Sassari non vuole pervicacemente applicare è stato approvato dalla Giunta Soru, mentre l’attuale è stato approvato dalla Giunta Cappellacci in perfetta continuità e coerenza con gli obiettivi del movimento linguistico sardo e sopratutto del buon senso. Questa sottolineatura non vuol certo fare di tutta l’erba un fascio, dato che ogni schieramento che aspira a governare o governa sarà giudicato dagli elettori da come i principi generali anche nel campo linguistico sono particolarmente, diversamente e incisivamente rivendicati e applicati. In fondo la questione linguistica sarda è un fattore determinante di concorrenzialità fra le parti politiche e lo sarà sempre più in futuro nel caratterizzare i programmi, la comunicazione e la prassi nazionalista sarda, riformista, socialista come liberale e liberista.

 

Le posizioni espresse nel documento dell’Università di Sassari, valutate politicamente contribuiscono invece all’assimilazione in italiano dei sardi e a un disegno colonialista che li vorrebbe relegati in una riserva indiana dove la lingua propria della Sardegna sia al massimo un subalterno e folclorico residuo di un passato che va a morire, appunto ad iniziare nella scuola. Da ciò un invito per oggi e domani all’insieme del Consiglio regionale ad opporsi a queste manovre reazionarie, conservatrici che vorrebbero far fare passi indietro piuttosto che in avanti al movimento linguistico sardo proprio oggi che è più viva la spinta affinché la lingua sarda e le alloglotte vengano introdotta nelle scuole a partire dalle scuole materne e nelle particolarità di ogni comunità approdando a sintesi standard quando sarà possibile, utile e condiviso. Sopratutto, va un sollecito affinché il Consiglio e le forze politiche operino senza farsi trascinare in polemiche e risse, come vorrebbe chi, forse non sapendolo fare, non vuole insegnare il sardo in sardo, e impedire che il sardo curricolare entri nelle nostre scuole. Infine un invito ai militanti e ai Consiglieri regionali che credono nel bilinguismo affinché spingano le forze politiche e i gruppi consiliari in modo che siano poste nei bilanci regionali a partire dal prossimo bilancio le risorse necessarie perchè il piano triennale 2010-2011 sia veramente operativo e valutato come uno dei principali fattori di sviluppo e occupazione perchè, come ben si sa, con i fichi secchi non si canta Messa.

 

Mario Carboni luglio 2011

carboni.mario@gmail.com 

 

3 Comments to “La nuova offensiva contro il bilinguismo -nuove facce per idee vecchie-de Mariu Carboni”

  1. custa est sa beridade, comente t’apo iscritu s’atera borta (t’arregodas de su sennore “A.M. Morace?”… e torrat… su calabresu de literadura…in s’universitade de Tattari… cessu… cessu) soe istada innia in s’universitade (pro istrangios) de Tattari e Alghero… tenint pessamentos fascistas pro sa limba e pro sa leteradura sarda! apo allegau prus de 1 ora cun custu Morace…lah chi est meda ma meda afora de sa relaidadi e puru unu pagu becciu! Comente apo za iscritu s’atera borta… non andat bene chi is italianos detzidint in sas universitades sardas ita faxer cun su dinare! eja… e tando, narrademi-ddu chi soe una natzionalista di merda… soe tedesca, tando est chi totu sa gente cherret pessare de nois🙂 soe brullende, peroe non andat bene su matessi!

  2. Lassa istare Morace tue, cuddu bravomine…

  3. A me piace tanto Fiorenzo Toso quando sostiene che il tabarchino è una lingua africana mica ligure. Veramente un rigore scientifico invidiabile.

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