Michela Murgia si è scoperta intelligente!

Michela Murgia è sbarcata in Olanda!

Il libro dell’acabbadora della limba è stato tradotto in Neerlandese e viene pubblicizzato nel modo seguente: “Fino agli anni ’50 del secolo scorso, ogni villaggio della Sardegna aveva la sua “accabadora”, una “ultima madre” che aiutava i malati e i vecchi a morire. […] Michela Murgia racconta la storia coinvolgente di un mondo lontano, ma assolutamente non ancora scomparso. Il racconto di due generazioni, di due vite di donna,  il racconto di una antica e a lungo nascosta professione.”

http://www.nnbh.com/basis-words-Michela%2BMurgia-header–sbo-10.htm

“Tot in de jaren vijftig van de twintigste eeuw had ieder dorp op Sardinië een accabadora, een ‘laatste moeder’: een vrouw die zieken en ouderen hielp met sterven, zoals een vroedvrouw helpt bij de geboorte. Bonaria Urrai is zo’n accabadora. Als zij met haar zesjarige, geadopteerde dochter Maria over straat loopt, kijken de dorpsbewoners hen fluisterend na.
De oude naaister Bonaria Urrai heeft Maria in huis genomen en voedt haar op, in de verwachting dat Maria later voor haar zal zorgen. Als vierde dochter van een straatarme weduwe was Maria eraan gewend op de laatste plaats te komen, te veel te zijn. Bij Bonaria heeft ze een eigen kamer in een groot huis, waar alle deuren openstaan en ze iedere kamer mag binnengaan. Maar een geheim omringt de altijd de in het zwart geklede, zwijgzame vrouw, die ’s nachts vaak bezoek krijgt en dan het huis verlaat. Het meisje durft er niet naar te vragen.
Wanneer Maria jaren later de waarheid ontdekt, keert ze de oude Bonaria de rug toe. Totdat Bonaria niet meer voor zichzelf kan zorgen en Maria vraagt haar te helpen.

Michela Murgia vertelt het aangrijpende verhaal van een verre maar nog lang niet voorbije wereld. Het verhaal van twee generaties, twee vrouwenlevens. Het verhaal van een oud en lang verzwegen beroep.”

Vi ricorda qualcosa, questa sfilza di perle?

Eccola lì, la Sardegna eternamente esotica e arcaica da far scoprire ai turisti stranieri. L’operazione commerciale ideata dalla Einaudi di Torino per vendere il sanguinaccio dolce di Chelledda funziona anche all’estero.

Tra l’altro, mi è stato confermato dalle solite malelingue ben addentrate nel mondo dell’editoria che l’idea di aggiungere l’acabbadora alla storia delle due donne è stata imposta alla scrittrice sardignola dai suoi committenti Sabaudi.

È chiaro che alla Einaudi sanno come si fa a vendere libri e, dal loro punto di vista, fanno benissimo a condire di ketchup, come in un film di Tarantino, la storia poetica delle due donne sarde.

Ma nei confronti dei Sardi stessi, come si può definire quest’operazione commerciale?

“E’ un inganno mirabile spingerci a vedere un riconoscimento di quello che siamo in quella che è invece la rappresentazione di come ci vedono, e in questo quel [libro] non ha niente di diverso dalla vituperata letteratura folklorica, quella che usa vocaboli locali non come veicoli di senso ma come arredo etnico, perché ha l’intento di suscitare nell’interlocutore sardo una familiarità artefatta e in quello non sardo il senso arcaico di un esotismo altrettanto fittizio. Dietro il linguaggio mimetico c’è uno che vuole che tu abbassi le difese, e quindi è altamente probabile che ti voglia anche fottere.”

Chi ha scritto queste parole assolutamente condivisibili?

Ma come, non l’avete ancora capito? Ma è lei stessa, la Michela!

www.michelamurgia.com

Ma le ha scritte–IL CLASSICO BUE CHE DA DEL CORNUTO AL CLASSICO ASINO– riferendosi al simpaticissimo manifesto che gli astuti pubblicitari della Volkswagen hanno realizzato in sardo, strizzando l’occhio alla clientela isolana. Ajò, quel manifesto è come la vittoria del Cagliari sulla Roma: ambiguo quanto vuoi, ma ci piace!

Ma la cosa proprio alla Michela la Cabrarissa non va giù!

Mi azzardo a dire che questa foga–espressa in diversi interventi–tradisce la sua paura di venire spiazzata dall’uso del sardo come lingua normale: la vera lingua dei Sardi, nella quale diversi autori sardi–e non sardignoli–scrivono una letteratura eccellente.

Cosa succederebbe se anche gli Italiani–il suo pubblico più numeroso, anche nella sua figura di maîtresse (á penser, naturellement!) dei talk-show televisivi–scoprissero che lei non è una scrittrice “sarda”, ma “sardignola”, cioè una confezionatrice di souvenirs letterari per turisti in cerca di emozioni esotiche abbordabili culturalmente perfino da un Torinese?

Cosa succederebbe se gli Italiani–e ormai anche gli Olandesi–scoprissero che la Michela spaccia come “tradizioni sarde” le invenzioni delle menti ammalate di esotismo e razzismo dei colonizzatori italiani, come ha abbondantemente dimostrato il libretto di Toni Soggiu?

La paura di Michela: “Qualcuno [nel manifesto] ci ha visto  per il sardo il riconoscimento implicito di lingua “normale”, cioè soggetta all’uso comunicativo comune – e quello pubblicitario sembra loro esserlo – piuttosto che al solo ambito familiar-popolare in cui altri vorrebbero relegarlo. Come a dire: il sardo è una lingua normale, se ne sono accorti anche i tedeschi. Altri si sono spinti più in là e ci hanno visto il riconoscimento di sé stessi come soggetto sociale distinguibile dagli italiani, e dunque raggiungibile con codici distinti. Sarebbe a dire: siamo diversi dagli italiani, se ne sono accorti anche i tedeschi.”

Non fia mai! Infatti ad abbellire il suo articolo ci ha messo una foto di Roberto Benigni, che non c’entra una mazza, ma almeno è Toscano e il toscano è la lingua di Dante: messaggio subliminale?

Michela si è adesso scoperta semiologa e intelligente: la paura fa novanta!

E non si limita a mettere una parola dietro l’altra, ma cerca perfino di farci credere che l’uso del sardo sia dannoso per la nostra salute mentale.

A proposito di Benigni: quando è venuto a Iglesias–correvano gli anni ’70–a presentare il suo “Cioni Mario, di Gaspare fu Giulia”, il Cioni Mario chiedeva alla barista se il pelo pubico che aveva visto tra le paste fosse un “pelo di fiha”. E la barista–sempre lui, Benigni–gli ha risposto: “E se fosse un  pelo di hazzo?”

3 Comments to “Michela Murgia si è scoperta intelligente!”

  1. E se quella pubblicità olandese rispondesse semplicemente, e diabolicamente, alla legge del contrappasso?

  2. Nara, su baterista. La legge del contrappasso (dal latino contra e patior, “soffrire il contrario”) è un principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia ad essa

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