Gli ignoranti alla riscossa

Poche settimane fa, Philippe Daverio indicava i “pastori galluresi” come esempio di arretratezza barbara, equivalenti agli islamisti dell’IS e oppressori di donne.

È di ieri la notizia che un pastore sardo, anzi, un pastoresardo,  Luciano Cadeddu,è stato eletto alla Camera con i Cinque Stelle.

I commenti non si sono fatti attendere.

Ovviamente sono in linea con il sarcasmo sui congiuntivi di Di Battista   e sul curriculum di Di Maio.

Un pastoresardo, quindi, il non plus ultra dell’ignoranza, poserà le sue chiappe odoranti di pecora su uno dei sacri scranni del Parlamento.

Mi chiedo cosa dirà Philippe Daverio.

Mi chiedo cosa scriveranno i giornali italiani quando arriveranno le sue inevitabili gaffe di principiante.

Quello che queste merde umane non hanno capito è che queste elezioni hanno dimostrato che la gente normale non crede più alle fandonie che le “élite qualificate” raccontano per giustificare la loro permanenza al potere.

È vero, le élite sono qualificate, ma è anche vero che le élite fanno esclusivamente i propri interessi: non occorre la laurea per capirlo, basta guardarsi attorno.

Le élite si arricchiscono alle spalle degli altri (vedere qui, per esempio) e giustificano i propri privilegi, in genere ereditari, con il fatto di essere qualificate.

Il populismo è una reazione alla sfacciataggine oscena delle élite.

Il qualificatissimo Daverio, per esempio, non sa che il cosiddetto “delitto d’onore” in Sardegna era sconosciuto, quando in Italia imperversava ed era riconosciuto come attenuante nei casi di uxoricidio.

Daverio è qualificatissimo a riprodurre le conoscenze e i pregiudizi delle élite.

Il fenomeno, ovviamente, non è limitato all’Italia.

In Olanda, a partire dagli anni Novanta, il termine “lavoratore” è stato sostituito dall’aggettivo complesso “laagopgeleid” (con un basso livello di istruzione).

Voila! La posizione sociale di una persona spiegata e giustificata da un eufemismo che significa semplicemente “ignorante”.

Inutile aggiungere che anche il PvdA (Partito del Lavoro) ha adottato il termine politicamente corretto e sprezzante nei confronti di coloro che avrebbe dovuto rappresentare.

Quell’operazione linguistica era, ovviamente, parte del processo generale di adesione al liberismo, in corso in quegli anni.

Altrettanto ovviamente, il PvdA è stato spazzato via alle elezioni dell’anno scorso, che vedono il partito populista di estrema destra di Geert Wilders diventare il secondo partito.

Insomma il re è nudo anche lì e abili demagoghi ne approfittano almeno temporaneamente.

Il prossimo parlamento italiano sarà composto per metà da populisti “ignoranti”.

La vaselina delle élite qualificate non funziona più.

Finito bobbó!

Adesso saranno cazzi amari per tutti, ma non è che finora siano stati dolcissimi.

È primavera…

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