Il premio Oscar, il pastore imbroglione e l’assessora addormentata nel bosco del cinema

firino

Un’amico sardo che vive a Roma mi ha mandato questo link: http://www.italianfilmcommissions.it/wp-content/uploads/sviluppoprogettitrattidasceneggiatureoriginali2015delibera21gennaio2016.pdf

Aveva letto il mio articolo sulla scrocorigatura di Iskida e del premio Oscar La Molinara e quando è venuto a sapere che la sceneggiatura prima classificata per il bando in Sardegna (Il sogno del pastore) era anche presentata a Roma mi ha informato.

Ci sono diverse cose interessanti nella graduatoria romana.

La sceneggiatura, in quella graduatoria, arriva soltanto al 65mo posto.

De gustibus non disputandum est?

Oddío, dei gusti di una commissione che scrocoriga un premio Oscar, relegandolo al fondo della classifica, ma assegna il primo premio una sceneggiatura che altrove arriva sessantacinquesima penso sia lecito dubitare.

Di cosa parla Il sogno del pastore?

Il mio amico me l’ha raccontato.

È una sorta di commedia all’italiana (da un soggetto di Tomaso Mannoni) e la trama si svolge tra la Costa Smeralda e l’entroterra pastorale. Un pastore poco coscienzioso disperde il suo gregge e rimane spiantato. Per sopravvivere si inventa il prodotto “Adotta una pecora!”, che ha un immediato successo su Internet. Gli affari vanno a gonfie vele, poche spese e molti guadagni, anche perché la pecora adottata è sempre la stessa. L’impresa vacilla quando una milionaria eccentrica, che di pecore ne ha adottate più di una, decide di vederle di persona. Finale a sorpresa.

Certo che questa sceneggiatura da un grande contributo all’identità sarda, balla!

Il pastore sardo non tromba più la pecora–come con i fratelli Taviani– ma, tramite la pecora, fotte il prossimo appartenente al genere umano.

Siamo comunque di fronte a un’evoluzione della concezione del pastore sardo da parte del cinema italiano: la dimostrazione che perfino gli italiani sono in grado di evolversi.

Sarà per questo che l’hanno premiato?

Certo, se mai il film verrà realizzato, darà ai sardi un argomento molto importante su cui riflettere e discutere apertamente: “Ti da più identità trombarti le pecore o fottere il prossimo?”

Io stesso penso che stanotte non dormirò, in preda a questo dubbio.

Sarebbe bello che i vincitori proponessero allora la loro sceneggiatura agli stessi fratelli Taviani.

Ma ho paura che loro proporrebbero di farne un reality porno, con Rocco Sifferdi come protagonista che si fa pagare dagli italiani per lasciargli trombare la pecora adottata.

Chissà come reagirebbero i vegani?

È veganamente corretto adottare una pecora, anziché mangiarsela, ma è anche corretto trombarsela?

Chissà cosa ne pensano le pecore.

Ma davvero la sceneggiatura che ha vinto il bando regionale è la stessa che è stata scrocorigata malamente a Roma?

Si direbbe di si: il soggetto cinematografico è di Tomaso Mannoni e uno degli  autori è Andrea Garello.

Ma allora c’é un problema: a Roma il film è stato presentato dalla Revolver Srl, nel giugno del 2015, mentre la graduatoria è del gennaio 2016.

Invece a Cagliari è stato presentato da Ombre Rosse Srl, nel settembre 2015 e questa commissione ha chiuso la graduatoria nel dicembre 2015.

Hmmm, come nella sceneggiatura stessa: la stessa pecora che viene data in adozione a personaggi diversi, da aziende diverse?,

E di chi sarebbero allora i diritti per la trasposizione cinematografica, quelli che vanno dichiarati quando si innoltra la domanda di finanziamento?

I diritti devono essere esclusivi: sono di Ombre Rosse o sono di Revolver?

Il gioco dell’unica pecora da far adottare a un numero illimitato di persone, messo in pratica con la sceneggiatura da far adottare da un numero illimitato di aziende cinematografiche?

A Roma il gioco della pecora non è riuscito, in Sardegna è riuscito benissimo.

Tanto mica paga Firino: pagano i sardi.

Firino–forse non ve ne siete accorti–ha una concezione della cultura di un livello talmente rarefatto che solo poche–pochissime!–persone sono in grado di apprezzarlo.

Perfino quegli ingrati di immigrati non hanno apprezzato il fatto che lei abbia voluto dedicare a loro la festa nazionale dei sardi.

Solo Franciscu Sedda ha apprezzato.

Appunto.

Ah, questi intellettuali sardignoli, quanto sono creativi!

Soprattutto con i compari.

Insomma, i sardi, o si fanno le pecore o si fanno fare.

 

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