Come liberare la LSC da Diego Corraine e vivere felici

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Alcuni amici (pochissimi) mi hanno scritto, scontenti della mia dichiarazione di “non riuscita” della LSC, altri (pochissimi e alcuni indesiderati) mi hanno scritto per congratularsi.

Tutti erano un po’ stupiti.

E questo è strano, perché io dico dal 2006, a Paulitatino, che la LSC così com’è non va bene abbastanza e per questo motivo mi sono sempre rifiutato di utilizzarla.

Da anni ho proposto i miei emendamenti e io infatti scrivo in quella che chiamo Grafía Sarda Comuna.

E questo, perfettamente in linea con la delibera regionale di istituzione della LSC: “Fermo restando che intende valorizzare, valorizza e sostiene tutte le varietà linguistiche parlate e scritte in uso nel territorio regionale, la Regione ha ravvisato la necessità, dopo discussioni e confronti sulla lingua sarda durati molti anni, di sperimentare l’uso del sardo per la pubblicazione di atti e documenti dell’Amministrazione regionale.L’oralità nel contatto con gli uffici è fatta salva in ogni varietà della lingua. Altri Enti o Amministrazioni pubbliche della Sardegna saranno liberi di utilizzare le presenti norme di riferimento oppure di fare in piena autonomia le scelte che riterranno opportune. Il carattere sperimentale delle norme proposte e l’opportunità di approfondire con ulteriori studi il lessico, la morfologia e un’ortografia comune a più varietà, lascia, inoltre, i più ampi margini a modifiche, integrazioni che potranno essere con il tempo elaborate e adottate.

La finalità che la Regione intende perseguire con la predisposizione delle norme linguististiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale è quella di avviare un processo graduale mirante all’elaborazione di una Limba Sarda Comuna, con le caratteristiche di una varietà linguistica naturale che costituisca un punto di mediazione tra le parlate più comuni e diffuse e aperta ad alcune integrazioni volte a valorizzare la distintività del sardo e ad assicurare un carattere di sovramunicipalità e la semplicità del codice linguistico.

La Limba Sarda Comuna intende rappresentare una “lingua bandiera”, uno strumento per potenziare la nostra identità collettiva, nel rispetto della multiforme ricchezza delle varietà locali.

La Regione, preso atto del confronto di idee e di proposte dei membri della Commissione istituita con deliberazione della Giunta regionale n. 20/15 del 9 maggio 2005, compie ora il primo passo sperimentale di questo percorso verso la Limba Sarda Comuna, iniziando a contemperare in una proposta unitaria i modelli distandard scritto che hanno animato il dibattito negli ultimi tempi.

La Regione intende intraprendere questa strada verso la Limba Sarda Comuna con il più ampio concorso democratico di contributi, opinioni, riscontri e verifiche adottando una soluzione iniziale, come è la Limba Sarda Comuna, in cui, insieme a una larga maggioranza di opzioni comuni a tutte le varietà, convivono, in alcuni casi, opzioni aperte e flessibili e che, proprio per la gradualià e la sperimentalità del processo, a distanza di tempo e sulla base delle risultanze e delle necessarie esperienze, potrà essere integrata, modificata ed arricchita con gli opportuni aggiustamenti.

Perciò nell’individuazione di una Limba Sarda Comuna, ci si riferisce solo a questa lingua “sarda” unica anche se composta da tante varietà.” (http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_25_20060427093224.pdf)

Dalla delibera regionale emergono chiarissime due cose:

1) la LSC è un’esperimento, una “soluzione iniziale”;

2) la LSC non è la lingua sarda standard, infatti “Altri Enti o Amministrazioni pubbliche della Sardegna saranno liberi di utilizzare le presenti norme di riferimento oppure di fare in piena autonomia le scelte che riterranno opportune.”

Visto che si tratta di un esperimento, la LSC, come soluzione iniziale, va sottoposta a verifica.

Chi frequenta internet sa che la LSC viene usata da pochissima gente. Io, dal mio “osservatorio privilegiato” di Facebook, come ho detto diverse volte, vedo che l’uso del sardo nei messaggi usati dai sardi è scarsissimo e quello in LSC estremamente raro.

Ma oltre a queste conclusioni impressionistiche, esiste anche una ricerca vera e propria, anche se molto limitata, effettuata da Matthea Wilsch e Monika Westhoff. dell’università di Stoccarda: La standardizzazione del sardo – Universität Stuttgart:

“In conclusione: Quante lingue standard per il sardo? E quali?

Con soli 12 questionari analizzabili la nostra ricerca non è sicuramente rappresentativa, ma arriva comunque a  conclusioni molto interessanti:

  • I non-linguisti intervistati non si sono, in genere, mostrati sensibilizzati sul tema della standardizzazione. Spesso avevano pregiudizi – soprattutto nei confronti della LSC – che si potrebbero evitare con una campagna di informazione intensa condotta dai politici sardi. Però anche i linguisti e politici si sono mostrati essere coinvolti emotivamente e hanno in parte criticato la concezione del questionario. Inoltre hanno discusso molto la questione se la LSC sia veramente una varietà della lingua sarda o meno.
  • Riguardo alla sensibilizzazione, ci sono grandi differenze tra le città dove hanno avuto luogo le interviste: a Nuoro la gente si è mostrata poco sensibilizzata, a Loceri invece la popolazione era molto coinvolta.
  •  Per quanto riguarda la questione di quante e quali lingue standard vorrebbero i non-linguisti e linguisti sardi, possiamo riassumere dicendo che i sardi vorrebbero solo una oppure nessuna lingua standard e che comunque mettono in dubbio il senso e l’utilità di una lingua standard unitaria.
  • La proposta concreta della Regione Autonoma della Sardegna, cioè la LSC, viene contestata, ma nessuno degli intervistati ha avanzato proposte alternative per una lingua standard che possa essere accettata da tutti.
  • Si può dire che c’è una certa disponibilità di adattarsi a una varietà standard ma solamente per quanto riguarda lo scritto, ma nessuno accetterebbe uno standard unitario per la lingua parlata.
  •  Inoltre, consideriamo la nostra ipotesi – cioè quella che i parlanti del sardo avrebbero scelto il proprio dialetto come nuova lingua standard – come non valida perché solo il 21% conferma di preferire  il proprio dialetto.
  • Questo risultato,che è positivo dal punto di vista dell’introduzione di una lingua standard qualsiasi, viene sminuito dal fatto che durante lo studio non si è emersa nessuna soluzione chiara: La popolazione, ma soprattutto linguisti e i politici sardi, hanno opinioni troppo differenti spesso motivate politicamente.”

Il terzultimo punto delle conclusioni di Matthea Wilsch e Monika Westhoff concide esattamente con quello che io ripeto dal 1997 e che ho concretizzato in diverse proposte, la migliore delle quali rimane la prima: vedetevi il mio lungo articolo in La lingua sarda (atti del II convengno del GLS, Quartu 1997)

In altri termini, la Limba Sarda Comuna va trasformata in una Grafia Sarda Comuna, progettata appositamente con lo scopo di permettere diverse pronunce.

Altro punto fondamentale è che la LSC, in quanto “soluzione iniziale” e sperimentale, non è lo standard del sardo. Chiunque affermi il contrario è un bugiardo o non si è letto la delibera regionale (http://limbas.tempusnostru.it/parrere-1.page?docId=2070#.UCOK3jup7tk.facebook).

Solo il governo regionale può instituire uno standard linguistico, non basta certo un autoproclamatosi “carabiniere della limba”.

In un’altra occasione mostrerò in dettaglio come, nella pratica, lo spirito della delibera regionale venga sistematicamente violato per favorire soluzioni grafiche settentrionali a scapito di quelle più fedeli all’etimologia delle parole, e quindi più neutre e centrali.

One Comment to “Come liberare la LSC da Diego Corraine e vivere felici”

  1. as a tènnere mancari arrexone po medas cosas, peroe no si podet èssere ‘disfatistas’ gosi, sa LSC fortzis no est perfeta ma comente si podet cumentzari chi de donnia cumentzu ndi naraus mali, cumenti fait unu maistu a imparai cosa a is pipius chi no tenit unu minimu de istandard de umperai, d’acabaus tipu iscolas de su terzu mundu chena librus e chena nudda de iscritu abetendi unu istandard perfetu chi no at a arribai mai. tzertu in classi si podit fueddai ma no fait a imperai feti s’oralidadi cun is istudentis. is cosas si podint mudai caminu caminu

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