July 10, 2017

Della nazione e altre creature mitologiche

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Un mio vecchio articolo ha fatto ripartire la discussione, nel profilo di FB di Alessandro Mongili, sul concetto di letteratura nazionale.

Ovviamente, la discussione si è arenata subito, perché senza una definizione condivisa del concetto di nazione non si va molto lontano.

Io, a questa definizione, ci lavoro da qualche anno (da quando esiste il blog: vedete Nazione? e Partito della nazione?)

Ho trovato sul “New Penguin English Dictionary” alla voce “nation”:
A. “a people with a common origin, tradition and language.
B.: “a community of people possessing a more or less defined territory and government.”
Traduco:
A. “un popolo con un’origine, una tradizione e una lingua comuni.
B.: “una comunità che possiede un territorio e un governo più o meno definiti”.

Queste sono le definizioni date dal senso comune e, come si vede immediatamente, non si possono applicare praticamente ad alcuna delle “nazioni” che conosciamo.

La nazione, definita in termini “naturali” è un essere mitologico, creato dai giacobini francesi, per fornire allo stato una giustificazione della sua esistenza non più basata sul corpo del re..

La nazione, quando esiste, è un’entità politica, basata sulla volontà politica di essere, appunto, nazione, ovvero:  “una comunità di interessi, affetti, pratiche e simboli condivisi”.

Data questa definizione di nazione, ne discende che una letteratura nazionale è tale quando è espressione di questa comunità, ma contemporaneamente la definisce e, spesso, la costruisce, attraverso i suoi simboli ed esprimendo gli affetti condivisi da essa.

Insomma, non si scappa: una letteratura nazionale è una creatura politica, frutto di autori e lettori–ché senza lettori non esiste alcuna letteratura–che hanno la volontà di aderire alla comunità in questione.

Questo in generale.

Per quanto riguarda la Sardegna, quale sistema di simboli è rimasto a dare ai Sardi un’identità differente da quella italiana?

La lingua/le lingue della Sardegna.

Invito chiunque a indicarmi altre pratiche e altri simboli e lo faccio da anni.

Nessuno mi ha mai indicato altro.

Allora, se non basta il certificato di nascita a darti un’identità sarda–cioè a permettere agli altri di identificarti come sardo–tale certificato non basta nemmeno a definire come sarda la letteratura di un autore che sia sardo soltanto per l’anagrafe.

Certamente non “letteratura nazionale sarda”.

Insomma, i tanti che “si sentono sardi” esclusivamente in italiano e che esprimono la propria sardità postando foto di paesaggi–mare di solito–anzichédi gattini, si rassegnino.

A definire la letteratura nazionale sarda, possono essere soltanto i sardi che hanno la volontà di essere  “una comunità di interessi, affetti e simboli condivisi”.

Gli altri si accontentino della loro letteratura italiana regionale.

 

 

 

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July 7, 2017

L’indipendenza e la morte

Avevo detto che l’altro post di oggi sarebbe stato l’ultimo su Doddore, ma la morte è la morte, e quella di Doddore non è una morte come tutte le altre.

La morte, dunque.

La morte non mi piace.

Non tanto la mia, che “quando ci sono io, non c’è lei, e, quando c’è lei, non ci sono io”: perdonatemela, sarò professore di latino ancora per un anno.

La morte degli altri, quella non mi piace: quando c’è lei, noi ci siamo ancora, ma la gente che amiamo non c’è più.

La morte non mi piace e i martiri non mi esaltano.

Sono decenni che–riflettendo sul sionismo e i Palestinesi–ho capito che le vittime col cazzo che si trasformano automaticamente in redentori.

Poi, naturalmente, sono venute le riflessioni sul come i cristiani si sono inventati il Cristo per poter fare, dopo Costantino, i loro porci comodi con la gente che, etichettata come i loro vecchi oppressori, era diventata, finalmente, loro vittima.

Morire non serve a nessuno, tranne che alle potenziali vittime che i sopravvissuti potrebbero fare, o a noi stessi.

La morte non mi piace e la mia prima reazione nei confronti della morte di Doddore è stata quello di assimilarla alla sua vita esagerata.

Blasco Rossi ci ha provato a esagerare, ma, appena è finito in galera, è scoppiato in lacrime e ha chiamato la Mamma.

Dopo di che: vita morigerata e piena di quattrini.

L’altro Blasco? Lasciamo perdere. Anche lui l’ha fatto. Lasciar perdere, dico.

Cosa c’entra?

Come sarebbe? La vita è il preludio della morte; l’esistere è una breve pausa tra le due fasi molto più lunghe del non esistere.

I professori di latino sono pallosi, lo so, e io, perito chimico, sono ancora per un anno quello che mai avrei pensato di diventare.

Qualunque scusa è buona per non parlare della morte.

Doddore la galera la conosceva: nove anni ne ha fatto.

Altro che Vasco Rossi.

Ne avrebbe dovuto fare altri cinque.

Adesso Doddore è morto.

Doddore è morto, viva Doddore?

Dipende.

Perché è morto, Doddore?

Perché, a un certo punto, non ha detto: “E immoi bastat! E deu mi nci depu morri po bosatrus? Ma cravai.si.nci in su cunnu!”

Perché?

Sarei diventato un fanatico doddoriano, se l’avesse fatto.

In questi giorni ho pensato che non l’avesse fatto perché aveva rinunciato alla sua vita per vivere quella del personaggio che si era inventato.

Poi, stasera, mi sono fatto due conti: sono perito chimico, eh!

Ho 74 anni e devo scontare quasi cinque anni di galera, non riducibili, in quanto recidivo, e la galera la conosco bene.

Se mi va bene, esco di galera a ottanta anni, se mi va bene, dopo cinque anni di merda.

Ma cravai.si.nci in su cunnu!

Ma deu mi morgiu immoi!

Avrei fatto la stessa cosa.

Mi piace pensare che Doddore non fosse un eroe.

Mi piace pensare che Doddore abbia scelto per la sua dignità di uomo, per la sua indipendenza.

Quel poco che gli era rimasta.

Mi piace molto meno pensare che si sia sacrificato per noi Sardignoli.

E poi, purtroppo, dall’altra parte, c’erano lo stato italiano e i suoi eroi.

Doddore li ha inculati e ha inculato anche noi.

July 7, 2017

Decidetevi, cari riduttivisti: Doddore era un ladro di polli o il più scandaloso degli indipendentisti?

Sono ancora legato da una sincera amicizia a Francesco Giorgioni e proprio per questo voglio rispondergli sulla questione di Doddore.

Giorgioni scrive: “A chi oggi parla di Stato assassino di un indipendentista segregato e ucciso per la sua diversità ideologica, chiederei di uscire dall’astrazione e di fare nomi e cognomi, di dettagliare attraverso quali percorsi e attuatori sia avvenuto questo delitto di Stato. Se si vagheggia di mandanti e esecutori, bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo, di spiegare in quali occulte stanze del potere si sia deciso che la voce di Doddore andasse messa a tacere.
Se queste risposte non arriveranno, dovrò concludere si sia trattato solo di patetica e sconclusionata dietrologia.
Il solito complotto inventato, quando non si hanno argomenti.”

Non so chi abbia parlato di complotti, ma è chiaro come lo stato italiano abbia una grande responsabilità nella morte di Doddore, un detenuto, quindi un uomo (quasi) completamente in balia dello stato.

Il 20 giugno, un giudice ha stabilito che le condizioni di salute di Doddore non erano incompatibili con la carcerazione.

Il 27 giugno Doddore è stato ricoverato in gravissime condizioni in un ospedale.

Il 5 luglio Doddore è morto.

Adesso sarà la magistratura a indagare su se stessa e le proprie responsabilità.

Giorgioni, da quell’amico che è, mi concederà sicuramente il diritto a essere scettico.

E da amico, io gli chiedo di riflettere su quanto ha scritto nel suo articolo: “Fino a prova contraria, non esiste alcuna relazione tra la sua vicenda giudiziaria e il modo in cui ha condotto le sue azioni politiche.”

Giorgioni, ti sembra normale il modo in cui la magistratura ha trattato questo “ladro di polli” di 74 anni?

Ti sembra normale e slegato dalla figura scandalosa di Doddore il suo arresto da parte di cinque gazzelle a sirene spiegate, mentre lui si recava in carcere a costituirsi?

Doddore ha fatto politica in modo scandaloso, è stato arrestato in modo scandaloso  ed è stato lasciato morire in modo scandaloso.

C’è un rapporto tra queste cose?

Lo stabilirà la stessa magistratura.

Eja, credici.

Provo una grande tristezza: la morte di Doddore, se servirà a qualcosa, servirà soltanto a rendere i Sardi ancora più timorosi nei confronti dello stato italiano.

Da parte mia, quello che pensavo di Doddore l’ho scritto in tempi non sospetti: https://bolognesu.wordpress.com/2012/08/21/doddore-o-non-doddore-e-questo-il-problema/

July 6, 2017

Doddore e i Sardi che si odiano

Quanto deve essere brutto per certi Sardi essere quello che sono.

Non deve essere facile vivere disprezzando tutto quello che, normalmente,  dovrebbe darti un’identità e quindi renderti possibile trovare il tuo posto nella società, nel mondo.

Su Sardiniapost, qualcuno che si firma Al. Car. scrive un articolo/coccodrillo su Doddore Meloni.

Il tono vorrebbe essere distaccato, obiettivo, ma leggendo scopriamo che si tratta di qualcos’altro.

Al. Car., a un certo punto, si lascia scappare un pesante giudizio di valore, su Doddore, ma anche sulla Sardegna: ” Sempre sopra le righe, aiutato da quel tono esagerato e spiritoso insieme, anche per via della parlata che sembrava la caricatura di una voce dialettale.”

Cassada!

Doddore aveva un accento sardo.

Chissà che cazzo vorrà mai dire “caricatura di una voce dialettale”, ma Al. Car. sta già chiaramente effettuando la caricatura di un cadavere ancora caldo.

Non è distacco, è cinismo.

Dopo aver riassunto le avventure e disavventure politico-insurrezionali di Doddore, Al. Car. conclude: “Sempre fuori dalla militanza, due processi con altrettante sentenze passate in giudicato e che lo scorso 28 aprile lo hanno fatto finire in carcere per somma di condanne: una a tre anni per evasione fiscale, l’altra a un anno e sei mesi per falso nella richiesta del gratuito patrocinio legale. Nulla a che vedere con l’indipendentismo. Doddore è stato punito come cittadino. Ma lui si era dichiarato “un prigioniero politico“, spiegò tre giorni prima in una conferenza stampa scegliendo il giorno di Sa Die de Sa Sardigna per presentarsi davanti al penitenziario oristanese di Massama.

Lì lo sciopero della fame e della sete, cominciato quello stesso 28 aprile. Quindi la richiesta di arresti domiciliari, da parte del suo avvocato Cristina Puddurespinta il 20 giugno dal magistrato di sorveglianza del Tribunale di Cagliari. Nove giorni dopo le condizioni di salute peggiorate. Per Doddore scattò il ricovero. Da allora una lenta agonia fino alla morte di oggi.”

Non una parola sull’americanata dell’arresto di Doddore con cinque auto dei carabinieri che lo bloccano in modo spettacolare, mentre … andava a costituirsi in carcere.

Non una domanda sul perché lo stato italiano abbia scelto di trasformare l’arresto di un uomo che andava a costituirsi in una scena da film di serie B.

Un arresto esemplare.

Non una domanda sul rifiuto degli arresti domiciliari a un vecchio di 74 anni, gravemente indebolito, rifiuto che oggi risulta scandalosamente immotivato.

Una morte esemplare.

Non un segno di empatia verso un morto–e morto male–condannato per reati minori e morto mentre si trovava nelle grinfie dello stato italiano, quello stato che aveva il dovere di proteggerlo, anche da se stesso.

Lo stato ha voluto la morte esemplare di Doddore e Al. Car. trova tutto questo normale, giustificato dall’evasione fiscale.

Almeno così vuole farci credere.

L’odio di certi Sardi verso tutto ciò che è sardo, che “puzza di pecora”, che ha “una voce dialettale”, è in fondo soltanto self-hatred, odio per se stessi.

I Sardignoli si odiano e proiettano il loro self-hatred sui Sardi.

Tristi figuri.

E sono tanti, troppi.

 

 

July 5, 2017

Doddore e gli eroi italiani

Eroi.

Eroi italiani quei giudici e medici che con poche asciutte parole sono riusciti a rendere finalmente inoffensivo un vecchio strampalato di 74 anni.

“Secondo quanto si apprende, tra le motivazioni del rifiuto del magistrato a concedere i domiciliari c’è anche la relazione fatta dai medici che esclude incompatibilità tra il regime carcerario e l’effettivo stato di salute di Meloni, che è giunto al 50esimo giorno di sciopero della fame.”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/06/20/doddore_meloni_il_magistrato_respinge_la_richiesta_no_ai_domicili-68-614323.html

“L’effettivo stato di salute”, ecco.

Insomma, non era ancora morto.

Mengele non avrebbe saputo formularlo meglio.

Povero scemo, non sapeva che ne ammazza più la tastiera della spada.

Con queste poche parole loro hanno salvato l’unità della Patria Italiana dal gravissimo pericolo costituito da Doddore Meloni, condannato con sentenza definitiva per … evasione fiscale.

Ma soprattutto hanno lanciato un messaggio ai giovani sardi: “Se abbiamo fatto questo a un vecchio, figuratevi cosa siamo disposti a fare a voi!”

Scomodiamo Sciascia ancora una volta: “Lo stato italiano è forte con i deboli e deboli con i forti”.

E questi sono i suoi eroi.

July 3, 2017

Brigare con Brigaglia

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Manlio Brigaglia mi ha subito colpito per l’espressione intelligente e ironica.

Mi è stato immediatamente simpatico.

Ci siamo incontrati dodici anni fa alle primissime riunioni della commissione linguistica voluta da Renato Soru.

Quella insomma da cui è scaturita la LSC e di cui faceva parte anche Michel Contini, ma la commissione si è presto divisa in due subcommissioni: io sono finito con i linguisti e Brigaglia con i sociologi, storici, sociolinguisti, così la nostra breve storia d’amore non ha avuto seguito.

Scopro adesso che si è dato per malato, per non sentire le urla di noi “linguisti”.

A dir la verità, i linguisti lì, eravamo soltanto io, Contini e Paulis.

A urlare era soprattutto il famoso wannabe della linguistica sarda.

Manlio Brigaglia è intelligente, ma questo non gli impedisce di sparare fesserie infernali.

Saprà lui perché lo fa.

Michel Contini non è “sassarese della più bella acqua”, ma arborense, come i produttori dell’ottima vernaccia che porta quel nome.

Un errore ascrivere Michel alla schiatta degli impiccabbabbu?

Certo che non sembra un errore attribuirgli la scoperta di 63 (sessantatre) varietà del sardo “ognuna con il diritto di chiamarsi Lingua Sarda”.

Chissà da dove viene quel numero che fa pensare alla quantità di vergini che aspettano i terroristi nel paradiso dell’Islam suicida.

Contini, nel suo monumentale lavoro del 1987 (“Etude de géographie phonétique et de phonétique instrumentale du sarde, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2 vol.”) ha preso in esame la variazione fonetica di due terzi dei dialetti del sardo. Mancano dal suo studio la maggior parte dei dialetti meridionali.

Contini mostra quello che tutti sapevano già: una lingua naturale come il sardo possiede tante varianti quante sono le località in cui la lingua viene parlata e le differenze sono “piccole, ma sentite”.

Una babele? Pensate all’italiano di Brigaglia, che lo qualifica immediatamente come gallurese e a quello di Berlusconi, che lo qualifica immediatamente come milanese.

Giusto è dire che ciascuna di queste varianti si possono definire come facenti parte della “Lingua Sarda”. Giustissimo!

Così come ogni lingua naturale, il sardo ha le sue varietà locali o dialetti.

Quello di assolutamente nuovo nel suo lavoro è la dimostrazione dell’assenza totale di un confine tra le varietà del sardo inventate da Wagner e sostenute tetragonamente dai suoi nipotini: il cosiddetto logudorese e il cosiddetto campidanese: https://bolognesu.wordpress.com/cosas-de-limba/simbentu-de-su-campidanesu-e-de-su-logudoresu/

Oltretutto, Contini è un sostenitore dell’adozione di un sardo unitario. In origine propendeva per il nuorese, ma poi è rimasto uno dei pochissimi membri della commissione che non ha rinnegato la LSC.

E poi quella LSC che sarebbe la piu’ vicina al sardo di Neoneli…

Creativo, il nostro Brigaglia: non ha creduto necessario informarsi sul mio libro: http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-225-2&ver=sa

Troppo banale per la sua creativita’ basarsi su misurazioni computazionali delle distanze tra dialetti del sardo?

Ma Brigaglia, che è intelligente, è anche gallurese, ma soprattutto scrive per l’organo del nazionalismo italiano in Sardegna, quel giornaletto sempre pronto a gettare merda sulla nostra lingua.

May 10, 2017

L’Isola del Cavolo, a Sud-est della Sardignolia

Quisquilie!

Pinzellacchere!

Anche a certi indipendentisti non è piaciuto il nostro accanimento sulla questione del cavolo/cavuru.

Vero che i Sardi si indignano un po’ a catzu de cane, ma questa non era una questione da poco: si trattava di stabilire se la narrazione (uff: dd’apu imperau deu puru custu fueddu) che gli Italiani (dico, era la RAI, eh!) fanno di noi si deve continuare a inghiottire senza reagire, come sempre i Sardi hanno fatto.

Dietro il nostro compiacimento nell’averli beccati, c’era la rabbia per la narrazione della Sardegna come terra di violenti e di banditi e di gente che sparge puntine sulle strade del (presa in) Giro.

La narrazione razzista, eternamente funzionale al colonialismo e complementare alla censura illegale dei Sardi che protestavano contro l’occupazione militare.

Non c’è bisogno di pensare al Grande Gombloddo RAI, ma basta la cultura che impregna questa fondamentale istituzione italiana a spiegare la coerenza dei commenti dei giornalisti a due ruote e quella delle forze di repressione.

Solo loro sono autorizzati a raccontare la Sardegna al mondo esterno.

Loro e solo loro.

E così l'”Isola dei Cavoli” ci ha dato l’occasione per ridicolizzare, almeno al nostro interno, la RAI e gli Italiani e lo specchio attraverso il quale noi dovremmo sempre rifletterci.

Non era un’operazione filologica, era un episodio della nostra guerra di liberazione dal colonialismo, che è sempre e soprattutto colonialismo culturale.

Se elimini lo specchio italiano, il Sardignolo si rivela nudo come un verme e vergognosamente ignorante di se stesso.

Nicolinu Migheli, e questo gli fa onore, davanti al documento prodotto qui sopra, si è perfino messo in discussione e ha fatto autocritica (“Contrordine compagni, abbiamo preso un granchio!”: letteralmente in questo caso), ma affrettatamente: “Delli Cavoli vulgo dicta ” riporta il Fara.

Il nome italiano dell’isola sarebbe attestato già nei testi sacri del XVI secolo.

Ma immediatamente, io linguista, e perciò empirista, colgo il quel “Vulgo dicta” una contraddizione insanabile.

Il popolo sardo non avrebbe mai potuto chiamarla così.

La mia reazione immediata è: serve un parlante nativo della zona.

Maurizio Virdis conferma la scorrettezza della denominazione: “Questa è l’edizione di V. Angius (1838). In quella del Cibrario (1835), vien detto “a Plinio et Mariano Capella, Insula delli Cavoli dicta”. Va controllata quella moderna di E. Cadoni.”

Quindi, quel “Vulgo dicta” è un’aggiunta arbitraria.

Tutta l’affidabilità del testo sacro evapora.

Nel mentre arrivano le conferme da due amici che hanno appreso la denominazione sarda dai pescatori del luogo.

E l’isola risulta essere vulgo dicta “de is cavurus”: ringrazio le fonti Antonio e Gian Piero.

Il granchio di Nicolinu era un’aragosta.

Col cavolo, insomma, che la denominazione italiana ci appiccica.

Assolviamo, allora, ma solo per questo dettaglio, il giornalismo ciclabile: le colpe dei padri sono ricadute sui figli.

E ribadiamo la condanna dell’incultura sardignola, quello specchio che vorrebbe farci credere che noi siamo quello che raccontano gli Italiani.

December 21, 2016

L’assessora al nulla virgola poco poco

3232.75862069 euro a ogni scuola che abbia presentato un progetto di insegnamento del sardo.

Questo è il regalo di Natale che l’assessora al nulla–massì: nulla virgola poco poco–ha fatto alla lingua: http://www.sardiniapost.it/cronaca/lingua-sarda-bando-750mila-euro-linsegnamento-nelle-scuole/

Come ha commentato Giuanna su FB: “3milla euros a iscola. in pratica cun cussu dinare podent pagare sa bidella pro frastimare in sardu.”

Perché non scrivo quasi mai più nel blog?

Perché scrivere sempre le stesse cose è noioso e frustrante.

Firino non si smentisce mai: passerà, ma non alla storia.

Un nulla che produce nulla virgola poco poco, quando va bene.

Assessora in una giunta di troddius petonaus, con un assessore “indipendentista” all’umorismo involontario.

Tutte cose già dette.

No, stavolta me la prendo con i nazionalisti sardi.

I cavalieri inesistenti del nazionalismo e del sedicente indipendentismo.

Altri nulla virgola poco poco.

Spacciatori di aria fritta al pari di Sedda e Maninchedda.

Illusi che un giorno i sardi–eja, quelli con un’identità e una coscienza nazionale sempre più spappolata e indistinguibile da quella italiana–li seguiranno.

Amigos stimados, sa natzione est unu fraigu, una tecnologia sotziale, ma bosáteros ancora non dd’ais cumpresu.

Est a trabballare pro s’identidade e, tando, pro sa lingua: sinono sardos in pagos annos non bi nd’at aer prus.

Inue sunt is atziones contras a custu impiastru de assessora, qui est acabbende de ochire su sardu?

Nudda seis e nudda faeis.

In bonora!

 

November 17, 2016

In un modo o nell’altro, i sardi sono tonti

Per l’ennesima volta i ragazzi sardi si confermano i più asini della stalla italiana, che pure a somari non scherza:  http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/16/scuola_nell_isola_dispersione_record_studenti_sardi_bocciati_in_i-68-547921.html


Cose che ho già scritto mille volte, ottenendo come risultato il calo drammatico dei lettori.

Una quarto dei ragazzi sardi non arriva al diploma.

Un quarto dei ragazzi sardi “zoppica vistosamente in italiano”.

Delle due una: i sardi sono geneticamente più stupidi degli italiani, oppure in Sardegna esiste una questione linguistica irrisolta.

Esiste un rapporto tra il conoscere in modo approssimativo la lingua che si pretende sia la tua e la dispersione scolastica?

Intuitivamente, viene da dire immediatamente che quel rapporto non può che esistere: se non capisci a sufficienza la lingua in cui sono scritti i testi scolastici, hai davvero poche probabilità di imparare quello che questi contengono.

Eppure questo rapporto non è mai stato investigato.

Che io sappia, non esiste una ricerca mirata a stabilire in che modo la questione linguistica, in Sardegna, ma anche in Italia, influenzi il rendimento scolastico dei ragazzi.

Nudda.

La questione è il tabù più rispettato della porcilaia linguistica italiana.

È chiaro che la desardizzazione linguistica non ha portato alla magnifiche sorti e progressive che gli italiani e i loro servi sardignoli ci avevano promesso.

È chiaro che perdere il sardo, per i giovani, non ha comportato l’acquisizione dell’italiano standard, quella di un ibrido, una non lingua che la scuola italiana non accetta e che, come dimostrato da ricerche che ho citato varie volte, impedisce al 36% dei ragazzi “isolani” di comprendere un testo semplice in italiano standard.

Eppure, tutti continuano a parlare della lingua parlata dai sardi–giovani o meno–come di “italiano”.

E oggi i giovani sono praticamente monolingui in quella lingua bastarda–non italiano e non sardo–che, in un quarto dei casi, li condanna al fallimento scolastico e sociale.

Strano vedere come nessuno protesti per questa situazione, che dura da decenni e che condanna un quarto dei sardi all’emarginazione.

Dico: un quarto…

Tutte cose già scritte decine di volte in questi anni.

Dove sono adesso i difensori della diversità linguistica in Sardegna, quella che sarebbe stata minacciata dalla LSC, per intenderci.

Gli Angioni, le Marinelle LÖrenczi, i partigiani campadani, i linguisti impiccabbabbu, i rettori che si arrettavano contro qualsiasi forma di unificazione del sardo?

Il sardo e il futuro di un quarto dei sardi vengono spazzati via dal cosiddetto “italiano regionale” e loro tacciono, evidentemente soddisfatti. Oggi possiamo dire in tutta serenità che l’unica cosa che muoveva questi “difensori della diversità linguistica” era nella più pulita delle ipotesi, l’odio per il sardo.

Ma più probabilmente il movente era ancora meno nobile e molto più concreto.

Per fortuna che adesso ci pensa la RAS, nella fattispecie dell’assessora al culturismo: “E quest’anno si raddoppia: oltre 20 milioni di finanziamenti, nuovi laboratori didattici (dall’arte all’identità territoriale) e cinque scuole polo individuate per portare avanti il programma.”

Quale programma?

Quello di finanziamento dei programmi che si inventano le scuole: dall’arte all’identità territoriale.

Appunto.

La RAS non ha nessun programma per combattare la dispersione scolastica e non ha mai fatto svolgere alcuna ricerca sulle sue cause.

Con la metà di 20 milioni ha finanziato  466 progetti: 21.459 euro a progetto.

In base a quale strategia regionale sono stati finanziati i progetti?

Quale nucleo del problema–ma direi tragedia–della dispersione si vuolde aggredire con questi quattro soldi?

L’assessora al culturismo e alla sportizia non ce lo dice.

Tanto quel 24% di ragazzi condannati al fallimento sono figli di altri.

E sicuramente sono anche tonti.

C’è poco da fare, sono sardi.

October 2, 2016

I sardignoli che a Lanusei diventano sardi

sardegna

Basta così poco.

Basta essere democratici e basta essere sardi.

E i Savoia, caricati sull’asino comunale, partono verso l’oblio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/10/01/lanusei_la_giunta_cancella_i_savoia_piazza_vittorio_ora_diventa_p-68-537935.html

Non ci sono grandi discorsi da fare.

Il buon senso, per raro che sia in Sardegna, rimane solo buon senso e non ha bisogno di molti commenti.

Le strade di Lanusei, prima dedicate a vergognosi protagonisti dell’imperialismo italiano, farabutti e parassiti, vengono oggi dedicate a sardi degni di essere ricordati.

Una cosa che dovrebbe essere normale, routine, ma che invece merita di finire sul giornale per via della sua eccezionalità.

Sarebbe dovuta essere normale già nel 1946.

Ma la Sardignolia è dura a morire.

Lanusei ha creato un precedente importante di democrazia e sardità.

Vedremo cosa farà Chjagliari, con il suo sindigo sardignolo che si spacca.